L'inchiesta aperta dalla Procura di Napoli sul gruppo Multiversity, che ipotizza reati di corruzione tra privati, accende i riflettori sul sistema delle università telematiche in Italia. A intervenire sulla vicenda è Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, che chiede di interrompere quello che definisce un "silenzio prolungato" sulle forzature normative che caratterizzano il settore degli atenei privati a scopo di lucro. Il sindacato ha espresso la propria posizione ufficiale attraverso un comunicato stampa disponibile sul sito della FLC CGIL.

Le critiche del sindacato al modello telematico

Secondo la leader del sindacato della conoscenza, le indiscrezioni emerse dall'indagine della magistratura — che vedrebbe coinvolti i vertici del gruppo, tra cui il presidente Fabio Vaccarono e l'amministratore delegato Francesco Durante — confermerebbero le denunce portate avanti da tempo dalla FLC CGIL. Il sindacato punta il dito contro diverse pratiche che, a suo dire, avrebbero minato la qualità e il profilo dei titoli accademici rilasciati, in contrasto con i rigorosi standard di accreditamento definiti dal DM 1154/2021, che stabilisce i criteri di qualità per le attività di didattica e ricerca delle università.

  • Requisiti di docenza ritenuti non verificati per anni e successivamente ridimensionati.
  • La gestione degli esami online, definiti "illegittimi ma tollerati", contrapposti a verifiche finali in presenza giudicate puramente formali.
  • Un rapporto numerico tra studenti e docenti considerato sproporzionato.
  • Forzature riguardanti i regimi di impegno, la libertà di docenza sulla bibliografia e gli scatti stipendiali.

"Definanziamento dell'università pubblica"

Oltre alle questioni sollevate dall'inchiesta giudiziaria, Gianna Fracassi analizza il contesto in cui gli atenei telematici hanno potuto espandersi. Per la segretaria, la crescita di questi soggetti "profit" non sarebbe frutto di una naturale evoluzione, ma la conseguenza diretta del radicale definanziamento degli atenei statali, della chiusura delle sedi distaccate e della carenza di un’offerta formativa a distanza pubblica.

Il rischio, avverte la FLC CGIL, è che l'attuale modello di gestione possa "segmentare e dequalificare" l'intero sistema della formazione post-diploma in Italia. Il sindacato esprime l'auspicio che la magistratura possa proseguire ed estendere gli accertamenti, invitando al contempo le istituzioni universitarie e il mondo accademico a rompere il muro di silenzio che circonda le modalità operative di tali atenei.

Le indagini, secondo quanto riportato dal sindacato, si concentrano sull'assetto organizzativo e gestionale del gruppo, con particolare attenzione alle dinamiche che hanno interessato le procedure di proroga degli esami in modalità a distanza.

La posizione della FLC CGIL resta dunque ferma: la necessità di una revisione profonda delle regole che governano le università telematiche per tutelare il valore legale dei titoli di studio e garantire standard qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale. Per approfondimenti sul reclutamento e la normativa scolastica, è possibile consultare.