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Scuola

Caro vita Bologna: cibo, benzina e ristoranti, stangata per insegnanti e ceto medio

07 ottobre 2026 di Vincenzo Schirripa

L'inflazione morde di più a Bologna che nel resto d'Italia e la "fascia debole" della popolazione coincide ormai con il ceto medio lavoratore: insegnanti, forze dell'ordine, autisti. È la fotografia scattata dall'Ufficio statistica del Comune nell'ultimo report annuale relativo al 2025, come racconta Il Resto del Carlino: l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell'1,7% contro l'1,5% nazionale, confermando un divario che si ripete dal 2023. Per chi vive di stipendio fisso, il conto si traduce in un potere d'acquisto che si assottiglia mese dopo mese.

I numeri: Bologna corre più della media

Lo studio dell'Ufficio statistica comunale — che monitora l'andamento dei prezzi dal 2009 — certifica un 2025 in accelerazione rispetto all'anno precedente. Nel 2024 l'inflazione bolognese si era fermata al +1,2% (contro l'1% italiano), mentre nel 2025 il salto è stato più netto: +1,7% a Bologna contro +1,5% in Italia.

Guardando il trend mensile dei primi otto mesi del 2025, la curva è stata costantemente in salita: dallo 0,8% di gennaio al 3,1% di agosto, con uno scatto deciso tra marzo (1,6%) e aprile (2,6%). Ad agosto il tasso bolognese (3,1%) si è allineato alla media nazionale (3,3%), ma la media annua resta più alta per il capoluogo emiliano.

Dove si spende di più: cibo, ristoranti, servizi

L'unica contrazione significativa riguarda le comunicazioni (-6,1%), effetto della dinamica concorrenziale su telefonia e connettività. Per il resto, il carrello della spesa, il conto al ristorante e i servizi alla persona hanno viaggiato ben sopra l'indice generale.

"Fascia debole vuol dire insegnante": l'allarme di Paglia

Il dato che interessa direttamente il mondo della scuola arriva dalle parole dell'assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia. Commentando i numeri, Paglia sposta l'attenzione sulla composizione sociale della povertà relativa: "La fascia più debole ormai in Italia significa persone che lavorano. In una città come Bologna ormai fascia debole vuol dire un insegnante, vuol dire chi è appartenente alle forze dell'ordine, vuol dire un autista, vuol dire quasi chiunque abbia un reddito da lavoro dipendente".

Una constatazione che rende plastica la distanza tra l'andamento dei prezzi e la dinamica degli stipendi pubblici, ferma da anni. Per docenti e personale ATA bolognesi — ma il discorso vale per tutto il comparto pubblico — l'inflazione reale subita è superiore alla media nazionale, mentre il rinnovo contrattuale fatica a recuperare il terreno perso.

Imprese e cooperative sotto pressione: energia e carburanti

Il caro-vita non risparmia il tessuto produttivo. Secondo Michele Filippini, vicepresidente di Confcooperative Terre d'Emilia, il 52,8% delle cooperative bolognesi subisce i rincari. Sono 136 le cooperative (22,6% del totale associato) esposte direttamente al caro-energia nei settori agroalimentare e trasporti/mobilità (incidenza 17,6%). A queste si aggiungono 182 cooperative sociali (30,4% del totale, incidenza territoriale 35,2%), definite "più fragili finanziariamente".

Sul fronte carburanti, i numeri sono drastici: il gasolio agricolo ha quasi raddoppiato il prezzo (+100% in un anno) arrivando a 1,54 euro/litro; il gasolio industriale supera il +40%; il metano, usato dai caseifici come alternativa, segna +68%. A completare il quadro, il costo degli affitti che continua a salire, erodendo ulteriormente i margini di famiglie e imprese.

Cosa cambia per chi lavora nella scuola

Non ci sono scadenze immediate né moduli da compilare: la notizia è un segnale di contesto. Ma per un docente o un ATA che valuta un trasferimento, un incarico o semplicemente la tenuta del bilancio familiare a Bologna, il dato dice una cosa chiara: il costo della vita in città cresce più della media italiana e gli stipendi della PA non stanno al passo. La definizione di "fascia debole" data dall'assessore Paglia include esplicitamente chi indossa il badge della scuola pubblica. È un elemento in più da considerare nelle scelte di mobilità, nelle richieste di part-time o nella valutazione reale del potere d'acquisto della propria busta paga.

Tags: docenti inflazione scuola bologna
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