Dallo spazio ai laboratori di restauro: una nuova tecnologia "green" sta rivoluzionando la conservazione dei beni culturali. Il progetto europeo MOXY, giunto a conclusione dopo quattro anni di ricerca, ha introdotto l'uso dell'ossigeno atomico per la pulitura di opere d'arte fragili, eliminando la necessità di utilizzare solventi o strumenti a contatto. Per approfondire i dettagli tecnici del progetto e consultare la lista completa dei partner coinvolti, è possibile visitare la pagina ufficiale dedicata sul portale CORDIS.
Il progetto, finanziato dal programma Horizon Europe (grant 101061336), ha permesso la realizzazione di tre prototipi, uno dei quali è attualmente operativo presso l'Università di Pisa. Gli altri due esemplari si trovano presso le sedi di Gand e Eindhoven.
Come funziona la tecnologia MOXY
L'ossigeno atomico è un gas presente negli strati più alti dell'atmosfera, noto in ambito aerospaziale per la sua capacità di corrodere i materiali delle navicelle. La sfida del progetto è stata quella di adattare questa proprietà per scopi conservativi. Come spiegato da Ilaria Bonaduce, docente del Dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell'Università di Pisa e responsabile del progetto per l'ateneo pisano, la nuova tecnica supera i limiti dei metodi sperimentati in passato.
“Negli anni Ottanta, la NASA utilizzava l'ossigeno atomico per pulire opere d'arte, ma la procedura richiedeva camere sottovuoto e strumentazioni estremamente complesse”, chiarisce la docente. “Grazie a MOXY, siamo riusciti a rendere questa tecnologia utilizzabile a pressione ambiente in un normale laboratorio di restauro. Il prototipo permette di indirizzare un flusso di ossigeno atomico direttamente sull'opera, garantendo una pulitura senza contatto, senza strofinare e senza bagnare la superficie”.
I vantaggi per il patrimonio culturale
Il processo si distingue per la sua sostenibilità: non lascia residui e non richiede lo smaltimento di materiali contaminati, come accade invece con l'uso tradizionale di solventi. I test condotti durante il quadriennio di ricerca hanno riguardato diverse tipologie di materiali.
- Dipinti a olio e a tempera
- Gesso e pietra
- Tessuti e carta
- Rivestimenti e plastiche
Particolarmente efficaci sono i risultati ottenuti nella rimozione di depositi neri, fuliggine e sostanze derivanti dall'inquinamento, dal fumo o dagli incendi, che risultano spesso difficili da trattare con spugne o detergenti chimici. L'ossigeno atomico agisce trasformando il deposito carbonioso in anidride carbonica, che svanisce senza lasciare tracce. Inoltre, il sistema può essere impiegato in sinergia con i metodi di restauro tradizionali, ad esempio per ammorbidire patine su oggetti in argento, rendendole più semplici da rimuovere con acqua.
Il team di ricerca dell'Università di Pisa, che collabora attivamente al consorzio, è composto da Ilaria Bonaduce, Celia Duce, Ilaria Degano, Alessia Andreotti, Silvia Pizzimenti, Erika Ribechini e Jacopo La Nasa. I risultati ufficiali del progetto saranno presentati oggi, 6 ottobre 2026, a Pisa, in occasione del simposio internazionale intitolato 'Science as a Driver of Green Innovation: Advancing Materials Research and Practice in Cultural Heritage Conservation'.
Fonte: PisaToday




