La FLC CGIL ha espresso ferma solidarietà al personale scolastico, ai docenti e agli studenti francesi che nel dicembre 2018 hanno affrontato duri scontri e tensioni nelle piazze d'Oltralpe. Il sindacato italiano ha condannato fermamente l'uso della forza da parte delle autorità di Parigi, sottolineando come la gestione dell'ordine pubblico non possa e non debba tradursi in una repressione violenta del dissenso democratico all'interno della comunità educante.
La presa di posizione è arrivata in seguito all'appello unitario lanciato venerdì 7 dicembre 2018 dalle principali sigle sindacali del comparto istruzione in Francia, tra cui FSU, UNSA Éducation, FNEC FP FO, CFDT Éducation, CGT Éduc'action e SUD Éducation, come riportato nel comunicato ufficiale della FLC CGIL del 10 dicembre 2018. Le organizzazioni francesi hanno chiesto con forza al proprio governo l'immediato stop alle violenze e l'apertura di un canale di dialogo sociale per dare risposte concrete alle rivendicazioni della scuola.
La condanna della repressione: "I manganelli non sono la risposta"
La federazione italiana dei lavoratori della conoscenza ha espresso profonda apprensione per le notizie e le immagini che giungevano dalla Francia, che mostravano cariche della polizia e studenti feriti durante le mobilitazioni. Nella nota ufficiale rilasciata dalla FLC CGIL, l'organizzazione ha ribadito che in un contesto democratico la richiesta di confronto non può essere affrontata con la forza pubblica.
"Di fronte alle immagini di scontri e alla dura repressione da parte delle forze dell’ordine ribadiamo che la violenza non può mai essere una risposta accettabile in una democrazia", dichiara il sindacato italiano. "È inaccettabile che la richiesta di dialogo sociale si trasformi in guerriglia e che le legittime proteste dei giovani ricevano come unica replica da parte del governo transalpino l'uso dei manganelli e della forza. Le testimonianze di studentesse e studenti feriti e le crescenti tensioni nelle piazze rappresentano una ferita che va sanata immediatamente attraverso lo stop alla repressione".
La solidarietà della FLC CGIL si estende a tutto il personale della scuola, ai docenti e ai lavoratori della conoscenza francesi che si sono trovati a operare in un clima di forte tensione e precarietà, rischiando in prima persona durante i disordini che hanno interessato diversi istituti scolastici del Paese.
Le ragioni della protesta: edilizia, organici e disuguaglianze
Le mobilitazioni in Francia non nascono dal nulla, ma affondano le radici in una crisi strutturale del sistema scolastico che presenta forti analogie con le problematiche vissute dai lavoratori della scuola in Italia. Secondo quanto evidenziato dalle sigle sindacali francesi e rilanciato dalla FLC CGIL.
- Degrado degli edifici scolastici: la carenza di manutenzione e la necessità di interventi urgenti sulla sicurezza delle strutture.
- Carenza di docenti: una forte criticità negli organici che compromette la continuità didattica e sovraccarica il personale in servizio.
- Orari di lavoro insostenibili: carichi professionali crescenti sia per i docenti sia per il personale di supporto.
- Disuguaglianze nell'accesso all'istruzione: barriere economiche e sociali che limitano il diritto allo studio e l'accesso ai percorsi universitari e dell'alta formazione.
Per il sindacato italiano, queste problematiche sono il risultato diretto di politiche di stampo neoliberista che, attraverso tagli e riforme orientate al risparmio, stanno logorando la qualità della scuola pubblica e i diritti di chi ci lavora e ci studia, tanto in Francia quanto in Italia.
Verso lo sciopero di martedì 11 dicembre
Il clima di scontro sociale in Francia si è avviato verso un momento cruciale. Le sigle sindacali francesi hanno infatti indetto una giornata di mobilitazione generale e di sciopero per martedì 11 dicembre 2018.
La FLC CGIL ha confermato la propria attenzione e il proprio appoggio politico alla protesta dei colleghi francesi, ribandendo che la via d'uscita dalle crisi dei sistemi scolastici europei risiede esclusivamente negli investimenti economici strutturali e nella capacità di ascolto da parte dei governi, e mai nell'uso della forza o nella chiusura al dialogo con le parti sociali.