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Iscrizioni agevolate cinesi revisore afferma non truffa ma cattiva gestione

03 ottobre 2026 di Vincenzo Schirripa

Il tribunale di Perugia ha appena chiuso l’udienza che ha esposto un caso di presunta truffa ai danni dello Stato, legata alle iscrizioni degli studenti cinesi nei programmi Marco Polo e Turandot dell’Università per Stranieri di Perugia.

In sintesi, l’Ateneo avrebbe offerto un’iscrizione agevolata a studenti cinesi, con uno sconto sulle tasse universitarie non approvato dal consiglio di amministrazione. Secondo la Procura di Perugia, tali sconti sarebbero stati concessi tramite una “agenzia”, forse governativa cinese, senza l’approvazione del consiglio di ateneo. Il revisore dei conti, magistrato contabile, ha invece affermato che non si trattava di truffa ma di cattiva gestione amministrativa.

Il caso in breve

L’Università per Stranieri di Perugia, che gestisce i corsi Marco Polo (per studenti stranieri) e Turandot (per studenti italiani in lingua straniera), è stata accusata di aver creato un “buco di bilancio” nel 2018, quando la domanda di studenti cinesi è aumentata. Secondo la Procura, la scuola avrebbe offerto uno sconto sulle tasse universitarie a questi studenti, gestito da un’agenzia estera, e rilasciato certificati di preiscrizione senza la dovuta approvazione.

Il revisore dei conti ha ricostruito la situazione finanziaria dell’ateneo e ha rilevato che, sebbene gli sconti fossero stati applicati, non vi fossero prove di un reato di truffa. “La configurabilità della truffa non avrebbe molti appigli e, semmai, si tratterebbe di una cattiva gestione amministrativa delle iscrizioni”, ha dichiarato.

Il ruolo del revisore

Il magistrato contabile ha analizzato i registri contabili dell’università e ha evidenziato che la pratica di sconto, sebbene non approvata, non è stata accompagnata da una sottrazione di fondi da parte dello Stato. Secondo la sua testimonianza, l’ateneo avrebbe potuto risolvere la questione comunicando agli studenti presenti e chiedendo loro di coprire la quota mancante.

Il revisore ha anche sottolineato che la pratica di offrire sconti per attrarre studenti cinesi era un tentativo di competere con altri atenei, in particolare l’Università per Stranieri di Siena, che aveva già una forte presenza di studenti cinesi.

Le accuse della Procura di Perugia

La Procura sostiene che l’ateneo abbia adottato una prassi differenziale rispetto a quella applicata a tutti gli altri corsi. In particolare, i certificati di preiscrizione necessari per il visto di ingresso sarebbero stati rilasciati “dietro semplice presentazione da parte delle agenzie cinesi di una lista di studenti”, con una quietanza di pagamento che sarebbe stata effettuata solo in parte.

Le imputazioni si concentrano su quattro individui: Zeng Delong e Liu Yin, difesi dall’avvocato Leonardo Orioli; Cristiano Nicoletti e Fabrizio Focolari, difesi dall’avvocato Vittorio Manes. La Procura ha presentato l’accusa di truffa “perché, in concorso tra loro e con altri soggetti non identificati, avrebbero imposto agli uffici dell’Ateneo una prassi per le iscrizioni, differenziale rispetto a quella relativa a tutti gli altri corsi”.

Altri coinvolti

Nel processo è stato anche chiamato l’ex rettore Paciullo, che ha ricordato che la sua carica non comprendeva il controllo delle modalità di iscrizione. L’ex direttore generale della Stranieri, Simone Olivieri, difeso dall’avvocato Francesco Falcinelli, è stato imputato per violenza o minaccia, accusato di aver costretto una dipendente a “prendersi la colpa” chiudendola in uno stanzino.

La dipendente, ora parte civile, ha denunciato Olivieri. Olivieri, a sua volta, ha denunciato gli altri imputati. L’Università per Stranieri di Perugia, rappresentata dall’Avvocatura dello Stato, si è costituita parte civile contro tutti, chiedendo 5 milioni di euro di danni per i mancati incassi delle tasse di iscrizione. Anche l’ex rettrice Grego Bolli, assistita dallo studio legale Brunelli, è stata parte civile per ottenere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali. Fabrizio Focolari si è costituito parte civile contro Olivieri.

La risposta dell’università

L’ateneo si è costituito parte civile contro tutti gli imputati, chiedendo un risarcimento di 5 milioni di euro. Il suo reclamo si basa sulla presunta perdita di incassi derivanti dalle tasse di iscrizione, che, secondo la scuola, non sono state percepite a causa delle pratiche di sconto non autorizzate.

Il caso è ancora in corso di esame. La decisione finale del tribunale non è ancora stata comunicata, ma le parti coinvolte hanno già presentato le proprie istanze e le difese.

Implicazioni per le istituzioni

Il procedimento evidenzia l’importanza di una gestione trasparente delle iscrizioni e della corretta applicazione delle norme finanziarie. Se la Procura dovesse provvedere a una condanna, l’ateneo potrebbe dover affrontare sanzioni amministrative e penali, oltre alla restituzione di eventuali fondi ricevuti in modo illecito.

Per gli studenti cinesi, la situazione potrebbe comportare una revisione delle procedure di iscrizione e di visto, con l’obbligo di rispettare le regole di pagamento delle tasse universitarie. Gli interessati sono invitati a monitorare i comunicati ufficiali dell’università e della Procura di Perugia per eventuali aggiornamenti.

Nel frattempo, il revisore dei conti ha sottolineato che la questione è più una “cattiva gestione amministrativa” che una vera e propria truffa. Se si dimostrerà che la scuola non ha agito con dolo, la causa potrebbe concludersi con una sentenza di non colpevolezza per gli imputati. Tuttavia, la procedura è ancora in corso e la decisione finale rimane incerta.

Fonte: PerugiaToday

Tags: cronaca revisore studenti cinesi
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