L'Università di Pisa ha denunciato 2.300 commenti offensivi sui social contro la studentessa palestinese Engy Abdelal, arrivata il 15 settembre con una borsa di studio completa per studiare Scienze della pace, e ha promesso solidarietà e valutazioni legali.

Engy Abdelal, 28 anni, proviene dalla Striscia di Gaza e ha completato un percorso di undici mesi che l'ha portata dalla Cisgiordania a Amman, in Giordania, prima di prendere un volo per l'Italia. L’ateneo le ha assegnato una borsa di studio intera per frequentare la magistrale in Peace Studies (Conflict Transformation and Development Cooperation). Il suo arrivo è stato facilitato da una rete di persone impegnate nel trasferimento.

Nei tre giorni successivi alla pubblicazione della notizia dell’arrivo, la pagina Facebook dell’Università di Pisa ha ricevuto 2.300 commenti, molti dei quali offensivi e discriminatori. Frasi come “chi le paga la retta e l’alloggio”, “vestita in quel modo deve tornare indietro” (riferimento al velo), “prima gli italiani”, “magari tocca anche a uno dei nostri tutto a gratis” e “poteva proseguire anche per il Nord Europa” hanno infiammato il dibattito, mescolandosi a messaggi di benvenuto.

L’ateneo ha subito rimosso i commenti lesivi e ha dichiarato che valuterà il ricorso alle vie legali per tutelare Abdelal e la comunità universitaria. Ha inoltre ribadito che, sebbene il dibattito e la critica siano parte della vita accademica, non possono tradursi in attacchi alla dignità delle persone.

Il corso di laurea magistrale in Scienze per la Pace, attivo dal 2001, fa parte della Rete delle Università per la Pace e del dottorato nazionale in Peace Studies. A gennaio 2025 lo Statuto dell’ateneo è stato modificato per inserire la pace come «principio fondamentale», impegno che l’università si pregia di promuovere nelle proprie attività istituzionali.

Il caso mette in luce la tensione tra libertà di espressione e tutela della dignità in ambito accademico. L’Università sottolinea che il diritto di discutere è garantito, ma che ogni forma di harassing o di incitamento all’odio non è compatibile con i valori di un ambiente di apprendimento sicuro.

Per chi desidera seguire l’evoluzione della vicenda o segnalare ulteriori commenti, è possibile fare riferimento alla nota ufficiale e ai comunicati diffusi dall’Università di Pisa. L’ateneo invita studenti, docenti e cittadini a segnalare eventuali contenuti offensivi e a sostenere la studentessa attraverso i canali istituzionali.

Fonte: La Nazione