I docenti italiani continuano a percepire stipendi significativamente inferiori rispetto agli altri lavoratori con istruzione universitaria, registrabile con uno scarto che arriva fino al 36%. È il quadro delineato dal recente rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), Education at a Glance 2026, che analizza lo stato dei sistemi educativi nei Paesi membri, evidenziando luci e ombre del personale docente e degli investimenti pubblici nella scuola italiana.
Nonostante gli interventi recenti volti ad incrementare le retribuzioni del comparto scuola, il divario economico e la spesa complessiva in rapporto al Prodotto Interno Lordo (Pil) confermano l'Italia al di sotto delle medie internazionali.
I dati sul divario salariale dei docenti
L'analisi dell'Ocse mette a confronto i guadagni degli insegnanti con quelli degli altri lavoratori in possesso di un titolo di studio terziario (laurea o specializzazione post-laurea). In Italia, la penalizzazione stipendiale colpisce l'intero corpo docente.
- Scuola dell'infanzia: gli insegnanti guadagnano in media il 36% in meno rispetto ad altri occupati con istruzione terziaria.
- Scuola secondaria di primo grado: le retribuzioni risultano inferiori del 33% rispetto ai colleghi laureati impiegati in altri settori.
A questo si aggiunge un minor "vantaggio salariale" generale per chi consegue un titolo universitario nel nostro Paese. In Italia, un lavoratore laureato a tempo pieno guadagna in media il 35% in più rispetto a chi possiede soltanto un diploma di scuola secondaria superiore o un titolo post-secondario non universitario. Nei Paesi Ocse, invece, questo premio salariale raggiunge mediamente il 54%.
Il documento evidenzia comunque che l'Italia ha recentemente introdotto misure mirate ad aumentare gli stipendi del personale scolastico per riallineare gradualmente i trattamenti economici.
Investimenti e spesa pubblica per la scuola
Un altro capitolo centrale del report riguarda le risorse finanziarie destinate all'istruzione. Dai dati relativi al 2023, la spesa pubblica italiana resta al di sotto dei parametri medi dell'area Ocse sia per la scuola primaria e secondaria, sia per l'università.
| Ambito di spesa (dati 2023) | Italia (% Pil) | Media Ocse (% Pil) |
|---|---|---|
| Spesa pubblica per istruzione primaria e post-secondaria non terziaria | 2,7% | 3,0% |
| Spesa pubblica per istruzione terziaria (Università) | 0,7% | 1,0% |
| Spesa privata per istruzione primaria e post-secondaria | 0,1% | 0,3% |
| Spesa privata per istruzione terziaria | 0,2% | 0,4% |
Età anagrafica: corpo docente anziano ma in lieve ringiovanimento
Il rapporto si sofferma anche sulla struttura anagrafica degli insegnanti. L'Italia si conferma uno dei Paesi con la classe docente più anziana, sebbene si registri un progressivo miglioramento nell'ultimo decennio.
Nel 2024, il 36% degli insegnanti delle scuole secondarie italiane aveva 55 anni o più. Nel 2015 la percentuale era pari al 46%, evidenziando quindi un calo di 10 punti percentuali. Nonostante la diminuzione, il dato italiano rimane sensibilmente più alto della media dei Paesi Ocse (dove gli over 55 tra i docenti della secondaria sono il 25%) e superiore rispetto al resto dell'occupazione nazionale (il 23% tra i laureati magistrali e il 23% nella popolazione occupata totale).
Cosa significa per il personale della scuola
I dati offerti dall'Ocse confermano le criticità strutturali del sistema scolastico italiano: da un lato la necessità di continuare a valorizzare la professione docente sul piano retributivo e reputazionale, dall'altro l'esigenza di incrementare gli investimenti complessivi per adeguare la spesa pubblica per l'istruzione ai livelli standard europei e internazionali. Maggiori informazioni e aggiornamenti sulle politiche retributive e sui contratti del comparto sono disponibili sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Fonte: ANSA