Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a oltre mille metri di quota, una campanella scolastica continua a suonare sfidando numeri e statistiche. Nel borgo medievale di Castel del Monte, in provincia dell'Aquila, la scuola primaria ha riaperto i battenti accogliendo una pluriclasse composta da sette alunni. Una vicenda di tenacia e attaccamento alle proprie radici che dimostra come l'istruzione resti il primo e più autentico presidio contro lo spopolamento delle aree interne montane.
Una pluriclasse che unisce generazioni
A raccontare la ripartenza dell'attività didattica nel comune abruzzese è il quotidiano Il Centro, che ha messo in luce il valore simbolico e pratico della presenza dell'istituto per l'intera collettività. Sette bambini di età diverse condividono la stessa aula, gli stessi banchi e la medesima guida didattica: una maestra che ha scelto di restare nel borgo montano, affrontando le difficoltà logistiche quotidiane pur di garantire il diritto allo studio a chi vive lontano dai grandi centri urbani.
Nel modello della pluriclasse, la didattica assume una forma cooperativa naturale. Gli studenti più grandi affiancano i più piccoli nei primi passi di lettura e scrittura, mentre i più giovani imparano ad ascoltare spiegazioni complesse stimolando curiosità e capacità di concentrazione. Non si tratta di una scelta di ripiego, ma di una metodologia che trasforma il vincolo numerico in un'opportunità educativa fondata su ritmi personalizzati e un rapporto educativo diretto e continuo.
Per supportare la continuità didattica in contesti come quello di Castel del Monte, il Ministero dell'Istruzione e del Merito conferma l'attenzione verso le piccole scuole di montagna, garantendo deroghe ai parametri numerici standard per la formazione delle classi nei comuni montani e nelle aree interne. Tali disposizioni permettono di preservare le autonomie scolastiche e il diritto all'istruzione anche laddove il calo demografico renderebbe altrimenti impossibile il mantenimento di un plesso attivo.
La scuola come argine allo spopolamento
Per i piccoli centri dell'Appennino, la chiusura di un plesso scolastico rappresenta spesso il punto di non ritorno. Senza una scuola attiva sul territorio, le giovani famiglie sono costrette a spostarsi verso la costa o i centri di fondovalle, accelerando il declino demografico ed economico dei paesi montani.
A Castel del Monte la permanenza della scuola è il frutto della stretta collaborazione tra la comunità locale, le famiglie e il personale scolastico, determinati a non disperdere un patrimonio identitario che passa anzitutto attraverso i banchi di scuola. Mantenere accesa la luce di un'aula a oltre mille metri di altitudine significa ribadire che la montagna non è soltanto meta turistica stagionale, ma un territorio vivo dove crescere, studiare e costruire il proprio futuro.