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Scuola

Integrazione scolastica: il limite del 30% non sostituisce i docenti

28 settembre 2026 di Vincenzo Schirripa

Il governo ha approvato un nuovo decreto che, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, introduce un limite massimo del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime. Una misura che mira a evitare la concentrazione di difficoltà linguistiche all'interno delle singole aule, ma che solleva interrogativi profondi sulla qualità dell'integrazione reale nelle scuole italiane. Per approfondire il quadro normativo di riferimento, è possibile consultare il portale Normattiva o il sito ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito mim.gov.it.

Il provvedimento, varato lo scorso 24 settembre, non si applica indistintamente a tutti gli studenti stranieri. Nella scuola primaria, infatti, il conteggio terrà conto della nascita in Italia e della frequenza pregressa della scuola dell’infanzia. Per la secondaria, invece, si valuterà il percorso scolastico già compiuto con successo all'interno del sistema nazionale.

Oltre la percentuale: i bisogni reali degli studenti

Sebbene il numero del 30% sia un riferimento già noto — richiamato in passato dalla Circolare Ministeriale n. 2 del 2010, che funge da atto di indirizzo in materia — il nuovo decreto introduce criteri più stringenti. Tuttavia, la comunità scolastica e le sigle sindacali, tra cui la FLC CGIL, pongono l'accento su un punto critico: una soglia numerica non è sufficiente a garantire il successo formativo di un ragazzo che arriva da un altro Paese.

Uno studente appena arrivato in Italia ha bisogno di molto più di una classe "equilibrata". Necessita di percorsi strutturati di italiano come seconda lingua (L2) durante l’orario scolastico, di mediatori culturali e di docenti che abbiano il tempo di ascoltare e supportare le difficoltà quotidiane, non solo quelle legate alla comprensione della lingua. Il decreto prevede finanziamenti per attività extracurricolari, ma il rischio è che questi interventi arrivino troppo tardi rispetto ai bisogni che emergono durante le lezioni curricolari.

La sfida della continuità e delle risorse

La qualità dell'integrazione dipende in gran parte dalla stabilità del personale scolastico. Il ricambio continuo di docenti precari, che ogni anno devono ricominciare a costruire un rapporto di fiducia con studenti fragili, rappresenta un ostacolo significativo. Senza una politica che preveda retribuzioni adeguate, un reclutamento meno tortuoso e percorsi di abilitazione accessibili, la scuola fatica a mantenere i professionisti preparati di cui avrebbe bisogno. Per chi necessita di supporto specifico nella gestione dei percorsi di inserimento.

Inoltre, il principio di "prossimità" introdotto dal governo richiede una verifica pragmatica. È necessario garantire che le scuole riceventi dispongano di spazi adeguati, collegamenti efficienti e, soprattutto, di un organico rafforzato. Aumentare il numero di docenti e potenziare il personale ATA sono le uniche risposte concrete per evitare che la soglia del 30% diventi solo una soluzione burocratica di facciata.

Una valutazione complessa

Il dibattito sollevato dal decreto mette in luce una distinzione fondamentale: la cittadinanza non coincide automaticamente con la padronanza della lingua italiana. Esistono studenti stranieri perfettamente integrati e, al contrario, ragazzi che, pur non rientrando nel computo della soglia, presentano fragilità che richiedono attenzione personalizzata.

La scuola rimane, oggi più che mai, il presidio principale contro l'emarginazione. Trasformare il futuro di un giovane, indipendentemente dal suo passaporto, richiede investimenti in strumenti, tempo e relazioni umane. Il governo, su questo fronte, dovrà rispondere a domande precise: quante ore di italiano L2 saranno effettivamente garantite durante l'orario scolastico? Quali risorse saranno destinate alla riduzione delle classi sovraffollate? La sfida dell'integrazione non si vince con le percentuali, ma con il lavoro quotidiano degli insegnanti, che attendono risposte tangibili per poter svolgere al meglio la propria professione.

Tags: scuola docenti integrazione
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