L'applicazione del tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi delle scuole italiane vede un consistente ridimensionamento nella sua portata pratica. Le norme attuative inseriscono infatti criteri escludenti e deroghe mirate che reducono in modo significativo la platea di studenti interessati dai trasferimenti o dalla ricomposizione delle sezioni.
Il provvedimento, fortemente voluto dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e sostenuto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, punta a distribuire in modo più omogeneo gli studenti che necessitano di un effettivo supporto linguistico. Tuttavia, la presenza di eccezioni mirate evita lo spostamento di migliaia di alunni già integrati nel sistema scolastico italiano.
Chi resta escluso dal conteggio del 30%
La novità principale risiede nelle condizioni che permettono di non conteggiare un alunno straniero ai fini del raggiungimento della soglia del 30% per classe. Il limite non si applica indistintamente a tutti i cittadini privi di cittadinanza italiana, ma riguarda esclusivamente chi non è nato in Italia ed è privo dei requisiti di pregressa frequenza scolastica.
- Alunni della scuola primaria: coloro che hanno già frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia in Italia;
- Alunni della scuola secondaria di primo grado: coloro che hanno completato almeno tre anni di scuola primaria nel nostro Paese;
- Studenti nati in Italia: la norma si applica solo a chi è arrivato successivamente nel territorio nazionale.
Inoltre, l'applicazione del tetto riguarda soltanto le prime classi dei diversi cicli di studio e non incide sulle classi già formate negli anni precedenti.
Deroghe per prossimità e motivi familiari
Oltre alle esclusioni legate al percorso di studi, le disposizioni stabiliscono che qualsiasi eventuale redistribuzione degli studenti tra istituti diversi debba avvenire nel rispetto rigido del principio di prossimità territoriale. Verranno tenuti in considerazione il domicilio dell'alunno e le comprovate esigenze familiari, con particolare attenzione alle situazioni che vedono la presenza di figli con disabilità.
Le opzioni di trasferimento verso altri istituti o comuni limitrofi saranno dunque subordinate alla presenza di soluzioni idonee che non penalizzino la logistica familiare e il diritto allo studio.
I numeri e l'impatto effettivo sulle classi
In Italia, nell'anno scolastico 2024/2025 gli studenti senza cittadinanza italiana risultavano poco più di 911mila, pari all'11,8% della popolazione scolastica complessiva (oltre 7,7 milioni di iscritti). Sebbene le classi con una presenza di stranieri superiore al 30% siano inizialmente stimate in circa 34mila, l'effetto combinato delle deroghe riduce drasticamente il numero di sezioni concretamente interessate.
Secondo uno studio del Laboratorio di Politica Sociale del Politecnico di Milano, l'applicazione stringente dei soli criteri che richiedono la riorganizzazione porterebbe le classi effettivamente oltre la soglia a circa 155 in tutto il Paese (lo 0,5% del totale). Di conseguenza, gli studenti per cui si renderebbe necessario un effettivo spostamento tra plessi o scuole sarebbero nell'ordine di poche centinaia.
Cosa cambia per le scuole e i dirigenti
I dirigenti scolastici, in fase di formazione delle prime classi, dovranno verificare i requisiti pregressi degli iscritti non italiani prima di applicare il calcolo percentuale. L'obiettivo dichiarato resta quello di favorire l'integrazione linguistica, coordinando l'eventuale reindirizzamento degli iscritti in contatto con gli Uffici scolastici territoriali e le autonomie locali, sempre salvaguardando il principio della scuola di vicinato.