La struttura di settore della dirigenza scolastica della FLC CGIL respinge con forza la proposta di fissare un tetto massimo agli alunni stranieri per classe, definendola una “mossa elettorale pericolosa”. Il sindacato avverte che una simile misura sarebbe ideologica, discriminatoria e incompatibile con i principi costituzionali.
Il contesto delle dichiarazioni
Le parole sono state pronunciate a margine di un’iniziativa della CGIL tenutasi nei Cantieri Culturali della Zisa a Palermo. Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha commentato la proposta avanzata dall’esecutivo di introdurre un “tetto” al numero di alunni stranieri nelle classi, definendola una risposta elettorale più che una reale esigenza di politica educativa.
Il punto di vista della dirigenza scolastica
Secondo la struttura nazionale di settore della dirigenza scolastica della FLC CGIL, la limitazione agli alunni stranieri è già presente da più di dieci anni.
- Un tentativo di trasformare la scuola pubblica in un “campo di scontro ideologico”.
- Una violazione dei valori fondativi della Costituzione, che garantiscono il diritto allo studio a tutti gli alunni, indipendentemente dalla nazionalità.
- Un’azione che ignora la realtà quotidiana degli istituti e le dinamiche demografiche dei territori.
La dirigenza sottolinea che le “comunità educanti” hanno il compito quotidiano di assicurare il diritto allo studio e il successo formativo di tutti gli alunni, nel rispetto dei principi costituzionali, organizzando un’offerta formativa basata sui reali bisogni educativi e sull’inclusione.
Le richieste concrete della CGIL
Il comunicato della FLC CGIL ribadisce che le scuole devono restare presidi democratici di uguaglianza e che ogni logica di discriminazione etnica deve essere respinta. Per garantire una vera inclusione.
- Investimenti concreti per migliorare le condizioni di lavoro del personale scolastico, con salari dignitosi.
- Risanamento degli edifici scolastici, rendendoli più sicuri e vivibili.
- Riduzione del numero di alunni per classe, non tramite quote di nazionalità, ma attraverso un adeguato dimensionamento delle classi.
- Stabilizzazione degli organici e ampliamento del tempo pieno per garantire continuità didattica.
Secondo la CGIL, le misure proposte, se tradotte in provvedimenti vincolanti, finirebbero per scaricare sulle spalle di dirigenti, personale e famiglie le conseguenze organizzative e sociali di una scelta poco applicabile.
Cosa significa per docenti, dirigenti e famiglie?
Al momento non è previsto alcun cambiamento immediato nella composizione delle classi: la proposta è ancora in fase di discussione e non è stata formalizzata in un atto normativo. Tuttavia, se dovesse evolvere in legge.
- Possibili riorganizzazioni di classi con una maggiore attenzione al numero complessivo di alunni, ma non a criteri etnici.
- Un aumento della pressione amministrativa sui dirigenti per rispettare eventuali limiti numerici.
- Richieste di risorse aggiuntive da parte dei sindacati per garantire la qualità dell’insegnamento.
Per ora, la posizione della CGIL è chiara: la scuola deve rimanere un luogo di inclusione e uguaglianza, non un “campo di battaglia” politico.
Cosa fare adesso?
- Seguire gli aggiornamenti sul sito della FLC CGIL, nella sezione dedicata alla dirigenza scolastica.
- Partecipare a incontri e assemblee sindacali locali, dove vengono discussi i possibili impatti delle proposte legislative.
- Rivolgersi ai rappresentanti di classe o ai dirigenti per segnalare eventuali difficoltà organizzative legate a cambiamenti normativi.
Nel frattempo, la CGIL invita a concentrarsi su investimenti concreti – salari, infrastrutture, organici – piuttosto che su misure simboliche che rischiano di creare divisioni.
Link alla fonte
Il comunicato completo della struttura di settore della dirigenza scolastica della FLC CGIL è disponibile al seguente indirizzo: flcgil.it – Dirigenti – Tetto agli alunni stranieri in classe: no.
Foto di copertina: S.Ioffredo — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons