La presenza e la distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana nelle aule scolastiche tornano al centro del dibattito sull'istruzione. Al centro del confronto c'è il limite massimo del 30% di studenti stranieri per singola classe, una soglia pensata per favorire l'inclusione e contrastare la formazione di sezioni o istituti con forti squilibri linguistici e sociali, ma la cui effettiva applicazione continua a sollevare discussioni tra maggioranza e opposizioni.
Il quadro della discussione e le posizioni politiche
Il tema è stato rilanciato dagli interventi del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha sottolineato la necessità di rafforzare gli strumenti normativi per garantire un'equa distribuzione degli studenti e prevenire la nascita di «scuole ghetto». Secondo l'impostazione ministeriale, concentrazioni elevate di ragazzi che non padroneggiano la lingua italiana rischiano di moltiplicare i tassi di dispersione e insuccesso formativo, penalizzando l'intero gruppo classe.
Sul fronte opposto e nel dibattito parlamentare, forze politiche e osservatori – tra cui Carlo Calenda, leader di Azione – hanno fatto notare che l'indicazione di un tetto del 30% non rappresenta una novità assoluta nell'ordinamento scolastico, essendo già stata introdotta da indicazioni ministeriali risalenti al 2010. La critica sollevata riguarda le ragioni per cui tali disposizioni non siano mai state pienamente applicate o rese vincolanti nel corso degli anni, evidenziando le difficoltà pratiche che molte scuole affrontano sui territori.
Cosa prevede l'impostazione ministeriale
L'obiettivo dichiarato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito è quello di superare i limiti delle semplici circolari attraverso un intervento di rango legislativo che fornisca criteri chiari e strumenti operativi agli Uffici Scolastici Regionali.
- Coordinamento territoriale: affidare agli Uffici Scolastici Regionali il compito di raccordare i diversi istituti di uno stesso bacino per distribuire gli iscritti in modo omogeneo, evitando concentrazioni eccessive in singoli plessi.
- Criterio di vicinanza: applicare la ridistribuzione secondo principi di ragionevolezza e buonsenso, senza costringere le famiglie a spostamenti eccessivi verso scuole distanti.
- Potenziamento linguistico: investire prioritariamente sulla conoscenza dell'italiano, considerata il vero perno dell'integrazione, attraverso l'impiego di docenti dedicati al recupero e all'alfabetizzazione degli studenti neoarrivati.
Le sfide organizzative per gli istituti
La gestione delle iscrizioni e della composizione delle classi si scontra spesso con la realtà demografica e urbanistica delle grandi città e delle periferie, dove la concentrazione residenziale di famiglie di origine straniera rende complesso rispettare quote rigide senza un piano coordinato di trasporti e risorse.
Per i dirigenti scolastici e i collegi dei docenti, il nodo principale resta la disponibilità effettiva di organico specializzato per l'insegnamento dell'italiano come seconda lingua e la flessibilità nell'adattare i percorsi formativi alle reali competenze di partenza degli allievi.