La Corte suprema degli Stati Uniti ha bocciato le restrizioni sul voto per corrispondenza che l'amministrazione Trump intendeva imporre agli Stati, mentre un giudice federale di Boston ha bloccato a sua volta la nuova norma che avrebbe limitato la durata dei visti per studenti e giornalisti stranieri. Due colpi inferti in rapida successione alla presidenza americana, entrambi su provvedimenti che secondo i tribunali eccedono i poteri dell'esecutivo.

Voto per posta: la sentenza della Corte suprema

Il massimo tribunale americano ha confermato il blocco già disposto da due tribunali inferiori contro una procedura con cui l'amministrazione voleva obbligare gli Stati a compilare un elenco di tutti gli elettori destinatari della scheda postale. Nella sua sentenza, la Corte ha affermato che è «improbabile che l'amministrazione abbia successo nel merito della sua contestazione».

Solo due giudici conservatori, Samuel Alito e Clarence Thomas, hanno espresso parere contrario. La maggioranza della Corte ha quindi respinto l'impugnazione dell'esecutivo, che aveva presentato la proposta come una modifica «minore» ai regolamenti postali, finalizzata a prevenire le presunte frodi elettorali.

I due tribunali che avevano bocciato l'iniziativa in prima battuta avevano motivato il proprio provvedimento definendola un'acquisizione di potere incostituzionale, per giunta su un sistema — quello del Servizio postale — non pienamente in grado di attuarla.

Stop anche ai nuovi limiti sui visti per studenti e giornalisti

Lo stesso giorno, un secondo provvedimento dell'amministrazione Trump è stato fermato da un giudice federale. Il giudice distrettuale F. Dennis Saylor, di Boston, ha bloccato la norma che avrebbe limitato la durata della permanenza negli Stati Uniti per studenti e giornalisti stranieri, pronunciandosi a favore di una coalizione di sindacati e gruppi a sostegno dei college. La decisione è arrivata un solo giorno prima che la misura entrasse in vigore.

Nella sentenza, il giudice Saylor ha spiegato che il dipartimento per la Sicurezza interna ha adottato la misura basandosi su motivazioni «incredibilmente deboli», stravolgendo un sistema che per quasi cinquant'anni ha permesso a decine di milioni di studenti e ricercatori stranieri di recarsi negli Stati Uniti. Un sistema, ha osservato il giudice, che ha favorito «ricerche pionieristiche in campo scientifico, medico e tecnologico, una crescita economica significativa e numerosi altri vantaggi, spesso su vasta scala».

Cosa prevedeva la norma sui visti

  • Visti F (studenti internazionali): durata massima di quattro anni;
  • Visti J (programmi di scambio culturale, che consentono anche di lavorare negli Stati Uniti): durata massima di quattro anni;
  • Visti I (giornalisti stranieri): limitati a 240 giorni.

Attualmente, secondo i dati citati nella sentenza, circa 1,6 milioni di persone detengono un visto F e altre 500.000 un visto J. Università di primo piano come il Massachusetts Institute of Technology e Harvard contano su un'alta percentuale di studenti stranieri, in particolare nei corsi post-laurea. Per questi atenei, la nuova norma avrebbe rappresentato un potenziale freno alla capacità di attrarre talenti internazionali.

La reazione di Trump

Donald Trump ha reagito con durezza alla decisione della Corte suprema, scrivendo su Truth Social: «La Corte Suprema ha davvero deluso il nostro Paese! Alcuni giudici sono terrorizzati da questi democratici folli e depravati e sono totalmente incapaci di dimostrare il coraggio necessario per salvare la nostra America».

Nel lungo post, il presidente ha ricordato anche altre due recenti sconfitte giudiziarie: «l'orribile decisione sui dazi» e quella sullo ius soli, definita «un disastro totale». «L'incapacità e la riluttanza della Corte a fare la cosa giusta per il nostro Paese passeranno alla storia», ha concluso.

Perché conta, anche per l'istruzione

Il blocco dei nuovi limiti sui visti F e J riguarda direttamente il sistema universitario americano e, per riflesso, la mobilità internazionale di studenti e ricercatori — un tema che interessa anche gli atenei italiani e europei che intrattengono scambi con gli Stati Uniti. La sentenza del giudice Saylor, confermando il quadro vigente degli ultimi cinquant'anni, mantiene aperto l'accesso per gli studenti stranieri senza le restrizioni temporali previste dalla norma ora sospesa.

Resta da vedere se l'amministrazione presenterà ricorso o modificherà il provvedimento. Per il momento, entrambe le restrizioni — quella sul voto per posta e quella sui visti — restano ferme.

Foto di copertina: Daniel Torok — Public domain, via Wikimedia Commons