«Oggi più che mai l’istruzione italiana si regge su docenti che investono per riuscire a rimanere precari». È questo il ritratto amaro tracciato da Carlotta Lattanzi, insegnante di Lucca, che a 36 anni si trova a fare i conti con una realtà scolastica che sembra aver smarrito la stabilità. Con otto anni di insegnamento alle spalle e due concorsi superati, la docente si è vista assegnare per quest’anno scolastico appena iniziato un incarico di sole nove ore settimanali, una condizione che ha stravolto radicalmente i suoi progetti di vita.
La storia della docente lucchese è emblematica di una condizione diffusa. Non si tratta solo di una questione di cattedre, ma di un effetto domino che colpisce la sfera privata: la pianificazione familiare, l’indipendenza economica e persino l’accesso a un mutuo diventano obiettivi irraggiungibili quando il reddito subisce un dimezzamento improvviso a causa di un sistema di assegnazione delle supplenze che molti descrivono come opaco e imprevedibile.
Il paradosso della formazione continua
Al centro della denuncia di Lattanzi c’è il peso economico della formazione. Per restare competitivi nelle graduatorie, i docenti sono spesso spinti ad acquisire titoli e certificazioni, che incidono pesantemente su bilanci familiari già precari. «Paghiamo corsi per continuare ad avere una supplenza, per non perdere troppe posizioni o per sperare di ottenere qualche ora in più», spiega la docente, sottolineando come la necessità di accumulare punteggio si trasformi spesso in un onere finanziario.
Un esempio critico citato dalla docente riguarda il percorso di specializzazione sul sostegno. A fronte di una richiesta elevata e di un numero limitato di posti nei bandi pubblici, molti insegnanti si rivolgono a percorsi alternativi. Un iter che, oltre ai costi vivi del corso, comporta la necessità di attivare procedure di riconoscimento del titolo in Italia per poter accedere agli elenchi regionali dedicati al sostegno.
Una vita in attesa dell'algoritmo
La precarietà, come racconta Lattanzi, non è una categoria astratta del mercato del lavoro, ma una presenza costante che condiziona le scelte quotidiane. La docente, che ha dovuto rinunciare temporaneamente al progetto di avere un figlio, evidenzia come la gestione delle supplenze tramite il sistema informatizzato, regolato dall'Ordinanza Ministeriale n. 88 del 16 maggio 2024 sulle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), renda impossibile qualsiasi forma di stabilità a lungo termine.
Per gestire le procedure e le istanze di nomina, i docenti devono fare riferimento alla Piattaforma Concorsi e Procedure Abilitative, canale unico e ufficiale per la gestione delle domande di supplenza.
«La mia vita è diventata una serie di decisioni subordinate al prossimo algoritmo», confessa. Mentre il dibattito politico si concentra spesso sui numeri dei docenti in cattedra, la voce di chi vive questa situazione dall'interno ricorda che dietro ogni statistica ministeriale si nascondono storie di professionisti che, nonostante l'impegno profuso negli anni, si ritrovano a dover ricalibrare i propri bisogni primari in base a un monte ore che, come nel suo caso, può ridursi drasticamente da un anno all'altro.
La testimonianza di Carlotta Lattanzi solleva un interrogativo profondo sul futuro di migliaia di insegnanti che, pur avendo superato le selezioni concorsuali, rimangono sospesi in un limbo lavorativo, in attesa di una stabilità che appare sempre più lontana. Per approfondire le modalità di aggiornamento e gestione della propria posizione, è possibile consultare le risorse dedicate su .




