Arrivare in Italia a quattordici anni, soli, dopo un viaggio che nessuno a quell’età dovrebbe affrontare. È l’inizio della storia di Lel, un giovane di origine egiziana la cui vicenda è diventata un simbolo delle difficoltà, ma anche delle straordinarie possibilità di riscatto, che il sistema di accoglienza e l'istruzione italiana possono offrire ai minori stranieri non accompagnati (MSNA). Oggi, in questa domenica di fine agosto, mentre il mondo della scuola si prepara a riaprire i battenti per un nuovo anno scolastico, la sua storia ci ricorda che dietro ogni numero delle statistiche sull'immigrazione c'è un percorso umano che attende una direzione.
Il percorso di Lel non è stato lineare. Prima di trovare la sua strada a Milano, il ragazzo ha cambiato quasi cinquanta comunità educative. Un numero impressionante che fotografa non solo l’inquietudine di un adolescente sradicato, ma anche le crepe di un sistema che spesso fatica a creare legami stabili con i ragazzi più "difficili" o semplicemente più sofferenti. Ogni trasferimento rappresentava un nuovo inizio, ma anche una nuova interruzione del percorso scolastico e relazionale, alimentando un senso di precarietà che sembrava insuperabile.
Il nomadismo educativo e la ricerca di un'identità
Per anni, Lel è stato quello che nel gergo dei servizi sociali viene definito un "soggetto instabile". Passare da una struttura all'altra significa non avere il tempo di disfare i bagagli, né quello di affezionarsi a un insegnante o a un educatore. Per un minore straniero, la scuola è spesso l'unico luogo di vera integrazione, ma se la frequenza viene spezzata da continui spostamenti, il rischio di abbandono diventa quasi una certezza.
Lel fuggiva, si scontrava con le regole, cercava un posto che non riusciva a trovare. La svolta è arrivata quando la rete territoriale di Milano, fatta di comunità educative e centri di formazione professionale, ha deciso di scommettere su di lui non come "problema da gestire", ma come individuo con un potenziale da esprimere. Il passaggio cruciale è stato l'inserimento in un contesto dove l'apprendimento pratico e la vicinanza umana hanno prevalso sulla rigidità burocratica.
La formazione professionale come chiave del riscatto
La storia di Lel dimostra quanto sia vitale il sistema della Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) per i giovani che arrivano in Italia senza una rete familiare. Per molti di questi ragazzi, il modello scolastico tradizionale, puramente teorico, può risultare distante o troppo lento rispetto al bisogno urgente di acquisire competenze spendibili e una propria autonomia.
A Milano, Lel ha trovato una comunità — legata all'esperienza di don Claudio Burgio e della realtà di Kayros — che ha saputo guardare oltre il suo curriculum di "ragazzo difficile". Attraverso la formazione, ha iniziato a intravedere un futuro possibile. Non si è trattato solo di imparare un mestiere, ma di riacquistare fiducia nelle istituzioni. La scuola, in questo senso, ha smesso di essere un obbligo per diventare il luogo del riscatto.
"Ho cambiato tante case, ma non trovavo mai me stesso. Poi ho capito che dovevo fermarmi e studiare, perché solo così potevo diventare qualcuno in Italia", ha raccontato il giovane ripercorrendo i suoi anni più bui.
L'importanza dell'alleanza tra scuola e territorio
Il successo del percorso di Lel non è un caso isolato nato dal nulla, ma il frutto di un'alleanza educativa che le linee guida del Ministero dell'Istruzione indicano come la via maestra per l'integrazione. Quando i servizi sociali, le comunità di accoglienza e le scuole lavorano in sinergia, anche i percorsi più frammentati possono essere ricuciti.
Per i minori stranieri non accompagnati, il diritto all'istruzione è garantito dalla legge, ma la sfida resta quella di trasformare questo diritto in un'opportunità reale. La vicenda di Lel mette in luce alcuni punti fondamentali per il mondo della scuola:
- La continuità didattica: ridurre al minimo i trasferimenti per permettere ai ragazzi di concludere i cicli di studio.
- La personalizzazione dei percorsi: valorizzare le attitudini pratiche attraverso la formazione professionale.
- Il supporto psicologico: affiancare all'istruzione un percorso di elaborazione dei traumi legati alla migrazione.
Verso un futuro di stabilità
Oggi Lel non è più il quattordicenne smarrito appena sbarcato in Italia. È un giovane uomo che ha compreso il valore della stabilità. Il suo sogno, espresso più volte, è quello di poter un giorno restituire alla società quanto ricevuto, magari entrando nelle forze dell'ordine, un desiderio che si scontra con le attuali normative sulla cittadinanza ma che dice molto sulla sua volontà di appartenenza allo Stato italiano.
Mentre i docenti italiani si apprestano a tornare in classe per l'anno scolastico 2026/2027, la storia di Lel funge da monito e da ispirazione. Ricorda che ogni alunno, anche quello con il passato più complesso, può trovare la propria "svolta" se inserito in una rete che non si limita ad accogliere, ma che educa con pazienza e lungimiranza. Il riscatto di un singolo ragazzo è, in fondo, il successo di tutto il sistema scolastico nazionale.