«I ragazzi non sono stupidi e tantomeno sdraiati. Bisogna interessarli». A quasi 108 anni, con quarant'anni di carriera alle spalle trascorsi dietro la cattedra, Virginia Veronesi rifiuta senza esitazioni le solite lamentazioni nostalgiche sui giovani d'oggi. Il suo sguardo sulla scuola resta lucido e diretto: per farsi ascoltare dagli studenti, sostiene la docente milanese, l'unica strada percorribile è offrire loro concetti che abbiano un senso concreto e mettersi in gioco in prima persona con argomenti capaci di toccare la loro sensibilità.
Nel suo racconto non c'è spazio per la retorica del "ai miei tempi era diverso". La professoressa Veronesi argomenta con precisione, guardando all'insegnamento non come a un ricordo del passato, ma come a una missione educativa immutata nelle sue dinamiche fondamentali: le classi si governano attraverso l'autorevolezza e l'interesse, non con il semplice autoritarismo.
Insegnare sotto le bombe: i primi passi nel 1942
La storia professionale e umana di Virginia Veronesi comincia in uno dei periodi più bui della storia d'Italia. È il 1942 e il Paese è in piena Seconda guerra mondiale quando lei si laurea in Lettere, nello stesso periodo in cui la sorella si laurea in Matematica. Con la maggior parte dei professori uomini richiamati al fronte, le due giovani neolaureate vengono chiamate a coprire le cattedre rimaste scoperte presso il Collegio Arcivescovile di Saronno.
Garantire il diritto allo studio in quegli anni significa affrontare rischi quotidiani. Con l'avanzare del conflitto, i trasporti pubblici diventano un bersaglio: un treno viene bombardato e una ragazza della loro stessa età perde la vita durante il tragitto. Quando il collegio viene trasferito in emergenza in due località sopra il Lago Maggiore e i carburanti scarseggiano al punto da fermare le corriere, le due sorelle non si arrendono. Il lunedì mattina si mettono in cammino a piedi per raggiungere la sede scolastica, per poi rientrare a casa soltanto il sabato dopo una settimana di lezioni.
I giovani di ieri e di oggi: dalla ricostruzione al '68
Nel 1945, a guerra finita, Virginia torna a Milano e ritrova intatta la casa di famiglia in via Vincenzo Monti. Continua a pendolare verso Saronno e poi approda nelle scuole del capoluogo lombardo, tra cui la scuola Mameli di via Melzi d’Eril, accompagnando nella crescita intere generazioni di studenti milanesi.
Attraverso i decenni, la professoressa ha visto la scuola e la società cambiare radicalmente. Ricorda gli anni accesi delle contestazioni giovanili, quando il lunedì, rientrando in classe dopo il giorno libero, trovava gli studenti agitati e in fermento. Ma anche di fronte alle tensioni di quelle stagioni, la sua lettura dei fatti è sempre rimasta la stessa: le sanzioni o i richiami della presidenza servono a poco se la didattica non riesce a stimolare la mente degli alunni.
Secondo il suo pensiero, un docente che sa comunicare qualcosa di significativo trova sempre una classe disposta ad ascoltarlo. La responsabilità dell'attenzione in aula, dunque, fa capo in larga misura alla capacità del docente di incuriosire e di proporre contenuti vividi.
Una vita piena tra affetti, lettura e attualità
A cinquant'anni la vita di Virginia Veronesi riserva un altro grande cambiamento sul piano personale. Senza essersi mai sposata prima, conosce un uomo vedovo, padre di tre figli di 15, 13 e 10 anni. Decide di prendere l'iniziativa e va a trovarlo a casa, trovando la famiglia riunita attorno al camino. Da quell'incontro nasce un unione e, in breve tempo, una nuova vita familiare. Il marito la incoraggia fermamente a non abbandonare l'insegnamento e l'indipendenza lavorativa, e per anni la professoressa continua a spostarsi ogni mattina sulla sua vettura per raggiungere le aule scolastiche.
Oggi, trascorrendo le giornate nella sua Milano, Virginia mantiene una mente vigile ed esercitata. Legge quotidiani e saggi fino a quando la vista lo consente, segue i quiz televisivi per tenersi allenata, scrive messaggi tramite smartphone e accoglie le visite di conoscenti e del parroco del quartiere, don Serafino, per il quale la docente rappresenta un vero punto di riferimento per la comunità locale.
A chi le domanda quale sia il segreto di una longevità così straordinaria, la professoressa Veronesi risponde continuando a parlare del mondo dell'istruzione e del legame con le nuove generazioni. La sua testimonianza dimostra come la passione per la conoscenza e il rispetto per i giovani siano strumenti capaci di attraversare un secolo di storia rimanendo incredibilmente attuali.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito milano.corriere.it.