Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha lanciato un forte appello per chiedere una revisione delle regole sul congedo straordinario legato alla Legge 104 nel comparto scuola. L'obiettivo è superare quei cavilli burocratici che impediscono ai docenti assunti lontano da casa di assistere i propri familiari con gravi disabilità.
La richiesta nasce da un paradosso normativo che colpisce da vicino molti lavoratori della scuola, spesso costretti a prestare servizio a centinaia di chilometri di distanza dalla propria famiglia d'origine. Il rigido ordine di priorità previsto dalla legge per l'accesso al congedo biennale retribuito rischia infatti di escludere situazioni di oggettiva gravità, lasciando i soggetti fragili privi del supporto necessario.
Il caso limite del docente a mille chilometri da casa
A sollevare il problema è il caso emblematico di un docente di ruolo che si trova a prestare servizio a circa mille chilometri di distanza dalla propria residenza. La madre è riconosciuta in condizione di disabilità grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992. Tuttavia, l'altro genitore – il padre del docente – ha raggiunto i cento anni di età.
Pur trattandosi di una persona ultracentenaria, il padre non presenta una condizione di salute formalmente certificata come "patologia invalidante" ai sensi delle circolari vigenti. Di conseguenza, secondo l'attuale disciplina, il figlio non può subentrare nell'ordine di priorità per usufruire del congedo straordinario, poiché spetterebbe teoricamente al coniuge (il padre centenario) l'onere dell'assistenza. Questo cortocircuito burocratico costringe il docente a rimanere in servizio lontano, lasciando una persona con disabilità grave affidata alle sole cure di un coniuge di cento anni.
Come funziona l'ordine di priorità per il congedo straordinario
Il congedo straordinario biennale, disciplinato dall'articolo 42, comma 5, del Decreto Legislativo 151/2001, prevede una precisa scala gerarchica per l'assistenza al familiare con disabilità grave:
- Coniuge convivente o parte dell'unione civile convivente;
- Padre e madre (anche adottivi o affidatari), in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge;
- Figli conviventi, in caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti dei genitori;
- Fratelli o sorelle conviventi, qualora i soggetti precedenti siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
- Parenti o affini entro il terzo grado conviventi, alle medesime condizioni di impossibilità dei precedenti aventi diritto.
Il nodo cruciale risiede nella definizione di "mancanza" o "patologia invalidante". L'età estremamente avanzata (come nel caso del genitore centenario) non equivale automaticamente a un'invalidità riconosciuta ai fini del subentro del figlio. Questo rigido formalismo impedisce una valutazione reale delle dinamiche familiari.
L'impatto sul personale della scuola
Nel comparto scolastico, questa problematica assume una rilevanza ancora più marcata. La mobilità dei docenti e del personale ATA è spesso vincolata a graduatorie nazionali o regionali che costringono a trasferimenti massicci, in particolare dal Sud al Nord Italia. Quando la distanza geografica si somma a carichi di cura non delegabili, il lavoratore si trova di fronte a una scelta drammatica tra il posto di lavoro e il dovere morale e affettivo di assistenza.
Il CNDDU sottolinea come non si tratti di voler scardinare o indebolire i requisiti di accesso al congedo straordinario, quanto piuttosto di introdurre strumenti di flessibilità e di valutazione individuale. Un accertamento rigoroso ma aderente alla realtà eviterebbe l'applicazione di automatismi puramente anagrafici, garantendo al contempo la tutela del disabile e la sostenibilità lavorativa per il dipendente pubblico.
Le richieste del CNDDU alle istituzioni
L'associazione ha formalmente invitato il Ministero dell'Istruzione e del Merito, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'INPS e il Parlamento ad avviare un tavolo di confronto e un approfondimento normativo. Le richieste principali vertono su:
- Valutazione multidimensionale: superare la rigida applicazione formale nei casi in cui l'unico familiare idoneo all'assistenza sia un grande anziano;
- Riconoscimento della distanza geografica: considerare la reale possibilità di prestare assistenza continuativa quando la sede di servizio dista centinaia di chilometri;
- Integrazione delle tutele: coordinare le regole del congedo con le esigenze di mobilità straordinaria e assegnazione provvisoria per i lavoratori della scuola con carichi di cura complessi.
La tutela della disabilità e della dignità della persona rappresenta uno dei pilastri della scuola italiana. Proprio per questo, secondo il Coordinamento, le istituzioni devono saper coniugare la certezza del diritto con l'effettività della protezione sociale, evitando che i cavilli burocratici si trasformino in barriere insormontabili per le famiglie più fragili.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito vocedellascuola.it.