Il progressivo ritiro dei ghiacciai alpini, uno dei segni più evidenti del cambiamento climatico in atto, rischia di alterare profondamente i delicati equilibri ecologici d'alta quota, aumentando la diffusione di virus e malattie tra gli impollinatori. È quanto emerge da un nuovo studio internazionale coordinato dall'Università Statale di Milano e pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Oikos, che ha analizzato come le trasformazioni del paesaggio montano influenzino le interazioni tra le api domestiche e quelle selvatiche.

La ricerca accende i riflettori sulla necessità di monitorare la salute degli impollinatori, sia selvatici sia allevati, la cui attività è fondamentale per la conservazione della biodiversità e per la produttività agricola globale. Il declino di queste popolazioni, minacciate da pesticidi, perdita di habitat e patogeni, rappresenta infatti una sfida ecologica di primo piano che coinvolge direttamente il mondo della ricerca scientifica e della formazione accademica.

Il contesto della ricerca: l'area proglaciale del Mont Miné

Lo studio è stato condotto nell’area proglaciale del Mont Miné, nella Val d’Hérens, situata nel Canton Vallese in Svizzera. Questa zona è stata utilizzata dai ricercatori come un vero e proprio laboratorio naturale per osservare le diverse fasi di evoluzione del paesaggio successive al ritiro del ghiacciaio. Gli scienziati hanno potuto confrontare aree "giovani", caratterizzate da vegetazione rada e pioniera appena liberata dal ghiaccio, con aree ecologicamente più mature, dove il ghiaccio si è ritirato da molto più tempo e si sono sviluppati boschi e ambienti complessi.

Il team di ricerca è stato coordinato da Carlo Polidori del dipartimento di Scienze e Politiche ambientali e da Gianalberto Losapio del dipartimento di Bioscienze dell'Università Statale di Milano. Lo studio ha visto inoltre la partecipazione di Andrea Ferrari della Libera Università di Bolzano, di Giovanni Cilia del CREA-AA di Bologna (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia agraria) e la collaborazione della University of Lausanne.

Come cambia la trasmissione dei patogeni tra le api

I ricercatori hanno monitorato la presenza di cinque agenti patogeni (nello specifico tre virus, un microsporidio e un protozoo) sia nelle api da miele (Apis mellifera) sia nelle popolazioni di api selvatiche. Dall'analisi dei dati sono emersi risultati significativi:

  • Tutti e cinque gli agenti patogeni analizzati erano presenti nelle api da miele domestiche.
  • Solo due dei patogeni sono stati rilevati anche nelle api selvatiche.
  • Per uno dei virus in questione, i ricercatori hanno identificato ceppi nettamente differenti tra i due gruppi di insetti.

Attualmente, questa parziale separazione immunitaria sembra essere favorita dalle diverse abitudini di foraggiamento. Le api domestiche tendono infatti a concentrarsi su un numero limitato di specie vegetali poco frequentate dalle api selvatiche, riducendo così le occasioni di contatto indiretto sui fiori e limitando lo scambio di patogeni.

Tuttavia, lo studio ha evidenziato che nelle zone ecologicamente più mature dell'area proglaciale l’abbondanza di uno dei virus aumenta in modo generalizzato per tutte le api. Questo significa che la progressiva colonizzazione vegetale delle aree liberate dai ghiacci, pur rappresentando una naturale evoluzione del territorio, potrebbe in futuro modificare le reti di interazione biologica, aumentando i contatti tra specie diverse e favorendo la diffusione di nuove epidemie tra gli impollinatori.

L'importanza della formazione e dell'educazione ambientale

I risultati di questa ricerca evidenziano quanto sia urgente formare professionisti ed educatori capaci di comprendere e divulgare le complesse dinamiche dei cambiamenti climatici. Temi come la tutela della biodiversità e la transizione ecologica sono ormai parte integrante dei programmi scolastici di educazione civica e delle scienze naturali.

Per i docenti, gli aspiranti ricercatori o i professionisti che desiderano acquisire competenze qualificate in ambito scientifico e ambientale, un percorso di studi strutturato rappresenta la base di partenza ideale. A questo proposito, per chi intende conseguire un titolo accademico flessibile e compatibile con gli impegni lavorativi, è possibile valutare i corsi di laurea online riconosciuti proposti da Formacenter. Si tratta di un servizio di orientamento e supporto a pagamento che, attraverso l'affiancamento di un consulente dedicato, aiuta a individuare il percorso universitario più adatto alle proprie esigenze professionali e di punteggio nelle graduatorie scolastiche.

Le prospettive future per la tutela degli ecosistemi alpini

La scomparsa dei ghiacciai è un fenomeno in rapida accelerazione: secondo le stime attuali, quasi la metà dei ghiacciai del pianeta potrebbe sparire entro il 2100. A questo si aggiunge la tendenza sempre più diffusa da parte degli apicoltori di spostare gli alveari domestici proprio nelle aree proglaciali durante la stagione estiva.

"Questo risultato suggerisce che le trasformazioni del paesaggio indotte dal ritiro glaciale possano modificare in futuro le reti ecologiche, aumentando le occasioni di contatto tra api da miele e api selvatiche e favorendo la diffusione delle malattie", spiega il coordinatore dello studio Carlo Polidori.

Gli fa eco il collega Gianalberto Losapio: "Comprendere questi processi è fondamentale per sviluppare strategie efficaci di conservazione degli impollinatori e dei servizi ecosistemici che essi garantiscono. Studi condotti in diversi contesti di ritiro glaciale e con differenti densità di api potranno chiarire ulteriormente il legame tra la struttura delle reti pianta-impollinatore e la trasmissione dei patogeni".

I dettagli completi della ricerca e le relative analisi sono consultabili sul portale ufficiale dell'ateneo milanese La Statale News, a conferma dell'impegno delle università italiane nella comprensione dei fenomeni legati all'emergenza climatica globale.