L’avanzata rapida dell’intelligenza artificiale e della robotica industriale rischia di trasformarsi in una nuova e profonda barriera d'ingresso nel mondo del lavoro per le persone con disabilità, in particolare per chi presenta fragilità cognitive o possiede un titolo di studio basso. Con oltre il 70% degli iscritti al Collocamento Disabili caratterizzato da un percorso scolastico limitato o da disabilità cognitive, l'automazione delle mansioni basilari rende indifferibile una revisione profonda dei percorsi formativi, dell'orientamento scolastico e dei servizi di avviamento al lavoro.

A sollevare il tema con forza è Marino Bottà, presidente dell’Associazione Nazionale Disabilità e Lavoro (ANDEL) ed esperto da oltre mezzo secolo di inserimento lavorativo delle persone con disabilità. La riflessione evidenzia come le trasformazioni tecnologiche stiano già riducendo quantitativamente le mansioni tradizionalmente destinate alle categorie protette, imponendo alla scuola e alle istituzioni un cambio di marcia immediato.

Automazione e mansioni a rischio: lo scenario descritto dall'ANDEL

Le attività operative di base che per decenni hanno rappresentato la porta d'ingresso nel mercato del lavoro per molti giovani con disabilità — come il confezionamento, la cernita di materiali o l'assemblaggio manuale — risultano oggi tra le più esposte al rimpiazzo da parte di macchine automatiche e robot. L'Italia, ricorda il presidente di ANDEL, si colloca attualmente al 14° posto mondiale per numero di robot umanoidi e macchinari avanzati inseriti nei sistemi produttivi (circa 100 mila unità operative) e al 7° posto per entità degli investimenti nel settore.

In questo contesto, la combinazione tra Intelligenza Artificiale e automazione rischia di generare una "disoccupazione selettiva". Se da un lato l'IA crea nuove opportunità lavorative ad alta specializzazione, dall'altro queste mansioni rimangono inaccessibili per chi non ha potuto completare percorsi di istruzione secondaria o universitaria o per chi incontra limitazioni nell'apprendimento complesso.

I numeri del collocamento mirato in Italia

La situazione di partenza del collocamento mirato nel nostro Paese mostra già criticità strutturali importanti. L'analisi dei dati tratti dalle Relazioni al Parlamento relative al decennio 2013-2023 evidenzia una marcata discontinuità nella tenuta dei posti di lavoro:

Indicatore (Decennio 2013-2023) Dato Assoluto Percentuale / Media
Totale persone avviate al lavoro 401.847 Media di 40.184 l'anno (4,01% degli iscritti)
Lavoratori che perdono il posto entro 12 mesi 336.448 83,72% del totale collocato
Lavoratori che mantengono l'occupazione oltre l'anno 65.399 16,28% del totale (circa 6.500 l'anno)

Questi dati mostrano come meno di un lavoratore su cinque riesca a stabilizzare la propria posizione oltre i primi dodici mesi, a conferma di un sistema pubblico d'inserimento che fatica a garantire continuità e sostenibilità nel tempo.

Il ruolo fondamentale della scuola e della formazione professionale

Di fronte alle trasformazioni in atto nel tessuto produttivo, il mondo della scuola e della formazione professionale si trova investito di una responsabilità centrale. Per evitare che l'uscita dal percorso scolastico si traduca in un immediato isolamento sociale, occorre ripensare gli strumenti di transizione scuola-lavoro:

  • Riorientamento delle competenze: superare la preparazione a mansioni puramente esecutive, puntando sullo sviluppo di autonomie relazionali, competenze digitali di base e capacità adattive.
  • Continuita educativo-formativa: rafforzare il raccordo tra scuole secondarie di secondo grado, enti di formazione professionale e servizi territoriali per l'impiego.
  • Aggiornamento delle figure di supporto: sviluppare percorsi formativi specifici per i docenti specializzati sul sostegno, per i tutor aziendali e per gli operatori del collocamento, affinché conoscano l'impatto delle nuove tecnologie sui processi lavorativi.
  • Welfare di prossimità: promuovere sinergie con le economie locali per individuare ambiti lavorativi sociali e di servizio non automatizzabili.

Riforma della normativa e prospettive per le famiglie

L'appello lanciato dagli esperti punta alla necessita di una revisione complessiva della Legge 12 marzo 1999, n. 68 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), affiancata da politiche attive reali e da un deciso sblocco burocratico dei servizi pubblici di collocamento.

Per le famiglie e per i giovani alunni con disabilità, la sfida dei prossimi anni non consisterà unicamente nell'acquisizione di un titolo di studio, ma nella costruzione di un "progetto di vita" integrato in cui la tecnologia diventi uno strumento compensativo e di facilitazione, anziché un fattore d'esclusione sociale.

Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito ilfattoquotidiano.it.