Quasi la metà degli insegnanti della scuola secondaria soffre di stress da lavoro e un docente su quattro dichiara conseguenze negative sulla propria salute mentale. A confermarlo è un recente studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), che riporta al centro del dibattito il fenomeno del burnout nel mondo dell'istruzione, una realtà con cui i docenti italiani fanno i conti quotidianamente tra burocrazia, precarietà e retribuzioni non adeguate.

L'analisi europea evidenzia come la professione docente sia esposta a rischi psicosociali specifici e complessi, ben diversi da quelli riscontrabili nei settori d'ufficio o industriali. L'attività quotidiana in classe richiede infatti una costante combinazione di sforzi quantitativi, cognitivi ed emotivi.

I numeri del disagio: cosa dice lo studio europeo

I dati emersi dall'indagine dell'Agenzia europea delineano un quadro chiaro sulle condizioni di lavoro negli istituti scolastici:

  • 47% circa dei docenti delle scuole secondarie di primo grado sperimenta alti livelli di stress professionale;
  • 24% degli insegnanti riferisce che il proprio lavoro incide negativamente sulla salute mentale;
  • 22% rileva impatti negativi sulla propria salute fisica;
  • 71,5% del tempo di lavoro è dedicato alla didattica frontale, mentre il restante viene assorbito da compiti di disciplina (13%) e adempimenti burocratico-amministrativi (8%).

Secondo il report, questi fattori di rischio non danneggiano soltanto il benessere dei singoli lavoratori, ma finiscono per compromettere la qualità complessiva dell'insegnamento, la permanenza dei docenti nella professione e la stessa continuità didattica per gli studenti.

La situazione italiana: carico burocratico, precarietà e retribuzioni

In Italia, l'allarme sulla salute psicofisica del personale docente non costituisce un tema nuovo. Da oltre vent'anni il medico milanese Vittorio Lodolo D’Oria denuncia la sovraesposizione degli insegnanti al burnout e alle patologie psichiatriche correlate all'attività lavorativa, evidenziando la scarsità di tutele preventive finora attivate nel nostro Paese.

Nel contesto scolastico nazionale, l'accumularsi delle criticità ha aggravato la pressione sui docenti. Tra le principali fonti di stress figurano:

  • Burocratizzazione crescente: la compilazione di schede, verbali, monitoraggi e progetti richiede un impegno formale costante che travalica ampiamente l'orario d'insegnamento;
  • Gestione delle relazioni: i rapporti con le famiglie sono divenuti più complessi, con un aumento di episodi di tensione e conflittualità;
  • Precarietà strutturale: la presenza di oltre 250mila supplenti ogni anno comporta continui cambi di sede, trasferimenti onerosi e l'esigenza di riadattarsi annualmente a contesti differenti;
  • Retribuzioni contenute: gli stipendi dei docenti italiani continuano a collocarsi sui livelli più bassi d'Europa, riducendo la percezione di riconoscimento sociale della professione.

Le buone pratiche in Europa e il diritto alla disconnessione

Per contrastare i rischi psicosociali nell'insegnamento, diversi Paesi europei hanno avviato interventi mirati. Lo studio richiama varie esperienze virtuose:

  • Finlandia: introduzione di docenti mentori per il tutoraggio tra pari e il supporto continuo;
  • Danimarca e Olanda: riprogettazione degli spazi scolastici e interventi di job crafting per rendere le mansioni più motivanti;
  • Austria e Spagna: campagne nazionali sulla salute mentale e servizi dedicati di supporto psicologico per il personale;
  • Piattaforme OiRA: adozione di strumenti interattivi online per la valutazione dei rischi in Paesi come Spagna, Croazia e Grecia.

Per quanto riguarda l'Italia, il report cita come elemento positivo l'introduzione del diritto alla disconnessione nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), clausola stabilita per porre confini chiari tra lavoro e vita privata ed evitare l'obbligo di consultare comunicazioni e circolari al di fuori dell'orario di servizio.

Cosa fare adesso: prevenzione e tutela della salute

Il tema della salute mentale nella scuola richiede risposte concrete da parte delle istituzioni per passare dalla gestione dell'emergenza alla prevenzione strutturale. Tra le priorità individuate dagli addetti ai lavori figurano:

  1. Semplificazione amministrativa: ridurre il carico di adempimenti burocratici per restituire centralità alla didattica;
  2. Presidio medico e monitoraggio: attivare canali strutturati per la sorveglianza sanitaria preventiva nei luoghi di lavoro;
  3. Supporto psicologico: garantire sportelli di ascolto e percorsi formativi per la gestione dello stress e dei conflitti;
  4. Valorizzazione economica: riallineare le retribuzioni alla media europea per restituire adeguato riconoscimento al ruolo educativo.

Per approfondire le disposizioni generali in materia di organizzazione e salute nel comparto scolastico è possibile consultare i portali ufficiali del Ministero dell'Istruzione e del Merito e di Normattiva.

Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito repubblica.it.