L'uso dell'intelligenza artificiale (IA) e l'accesso incontrollato ai social network da parte dei minori sono al centro di un profondo dibattito che potrebbe presto cambiare il volto della scuola italiana. Il Governo, spinto dalle preoccupazioni espresse dalla premier Giorgia Meloni sul declino del pensiero critico dei giovani, sta sostenendo un percorso legislativo per limitare l'uso delle piattaforme e introdurre l'educazione digitale obbligatoria nelle aule.
Secondo la presidente del Consiglio, il rischio principale risiede in un potenziale impoverimento delle capacità cognitive dei ragazzi, che potrebbero delegare le risposte alle macchine perdendo la capacità di distinguere il vero dal falso. Per questo motivo, l'esecutivo punta a una maggiore trasparenza e tracciabilità dei contenuti digitali, sostenendo norme più severe per l'accesso dei minori alla rete.
I disegni di legge sul tavolo: limiti d'età e divieti
Il dibattito in Parlamento si sta concretizzando in diverse proposte di legge che mirano a regolamentare l'autonomia digitale dei più giovani. Al momento, il Governo ha deciso di non presentare un provvedimento autonomo, ma di sostenere il Ddl 1136 (Mennuni-Madia), già incardinato presso l'VIII Commissione del Senato.
Questo disegno di legge, che gode di un sostegno bipartisan, prevede:
- La soglia minima di 15 anni per l'accesso autonomo ai social network;
- L'innalzamento a 16 anni dell'età per il consenso al trattamento dei dati personali, allineandosi alle linee guida del GDPR europeo.
Accanto a questo provvedimento, restano sul tavolo altre proposte parlamentari presentate nei mesi scorsi. Tra queste, il Ddl 2861 (Carfagna) del marzo 2026, che propone il divieto absolut sotto i 13 anni e un regime protetto fino ai 16, e il Ddl 2777 (Latini) del gennaio 2026, che punta al divieto sotto i 15 anni e all'introduzione dell'educazione digitale obbligatoria a scuola.
Age verification: come cambierà l'accesso a internet
La vera rivoluzione riguarderà il superamento della semplice autocertificazione dell'età, un sistema finora facilmente aggirabile dai minori. Il percorso poggia su basi normative già esistenti, come il Decreto Caivano (Decreto-Legge 15 settembre 2023, n. 123), che ha introdotto l'obbligo di verifica dell'età per i siti con contenuti sensibili. Per consentire al lettore la verifica diretta degli atti, è possibile consultare direttamente il testo del Ddl 1136 sul sito del Senato e la Delibera Agcom 95/25/Cons.
In attuazione di queste norme, l'Agcom ha approvato la Delibera 95/25/Cons che delinea i requisiti tecnici per i sistemi di age verification. L'obiettivo è imporre alle piattaforme l'adozione di sistemi di identificazione sicuri, che non profilino gli utenti ma garantiscano la certezza dell'età anagrafica, in conformità con il Digital Services Act (DSA) europeo.
Cosa cambia concretamente per studenti, docenti e famiglie
Se l'iter legislativo del Ddl 1136 dovesse concludersi positivamente, l'intero ecosistema scolastico e familiare subirà modifiche profonde:
- Per gli studenti: oltre alle restrizioni anagrafiche per l'iscrizione ai social, i ragazzi dovranno affrontare percorsi scolastici specifici di alfabetizzazione digitale per imparare a riconoscere l'IA e a difendersi dalla dipendenza da algoritmi.
- Per i docenti e il personale scolastico: la sfida sarà didattica ed educativa. Sarà necessario integrare nelle lezioni quotidiane moduli dedicati alla verifica delle fonti, al riconoscimento dei contenuti sintetici (i cosiddetti deepfake) e alla tutela della privacy.
- Per i genitori: la responsabilità del controllo diventerà anche tecnica. Per consentire l'accesso dei figli minorenni alle piattaforme autorizzate, i genitori dovranno utilizzare strumenti di identità digitale certificati come SPID, CIE o l'IT-Wallet.
I nodi da sciogliere e i prossimi passi
Nonostante la direzione sia ormai tracciata, rimangono aperti alcuni punti di discussione. Le associazioni dei genitori, come il Moige, hanno espresso forti perplessità sulla possibilità di introdurre sanzioni pecuniarie dirette a carico delle famiglie che non vigilano sull'attività online dei figli, sollevando dubbi sulla reale applicabilità di tali misure.
Le tempistiche per l'approvazione definitiva del Ddl 1136 non sono ancora fissate, poiché l'iter in Commissione al Senato deve coordinarsi con i tempi di implementazione delle direttive tecniche europee. Nei prossimi mesi, il monitoraggio dei testi parlamentari e delle prossime delibere Agcom sarà decisivo per capire quando queste regole diventeranno pienamente operative nelle case e nelle scuole italiane.
Foto di copertina: Christophe Licoppe / European Union — CC BY 4.0, via Wikimedia Commons