Con la sottoscrizione definitiva del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) relativo al Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (FMOF) per l’anno scolastico 2025/2026, che mette a disposizione delle scuole 847,36 milioni di euro, si apre un dibattito cruciale sul futuro degli stipendi del personale scolastico. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha infatti lanciato una proposta netta: ripensare l'intera architettura economica del lavoro nella scuola per separare le mansioni ormai stabili dal salario accessorio e colmare i divari territoriali.
La firma sull'accordo FMOF rappresenta un passaggio fondamentale per garantire il funzionamento delle istituzioni scolastiche, ma secondo il CNDDU deve diventare l'occasione per affrontare in modo strutturale il tema della valorizzazione economica del personale. La questione non riguarda soltanto la quantità delle risorse stanziate, ma la loro natura, i criteri di distribuzione, i tempi di liquidazione e la capacità del sistema di distinguere tra attività realmente aggiuntive e funzioni che sono ormai divenute stabili e indispensabili per l'ordinaria amministrazione.
Primo nodo: distinguere il lavoro strutturale da quello aggiuntivo
Il primo grande problema evidenziato dal Coordinamento riguarda la sovrapposizione tra lavoro ordinario e lavoro straordinario. Molte funzioni necessarie al funzionamento quotidiano delle scuole vengono oggi remunerate tramite il salario accessorio (il FMOF), pur non avendo nulla di eccezionale o temporaneo. Quando una mansione viene svolta ogni anno, è diffusa nella quasi totalità degli istituti ed è indispensabile per la continuità del servizio, non può più essere considerata "accessoria".
Il CNDDU propone quindi di avviare una ricognizione nazionale pluriennale per mappare le destinazioni d'uso del FMOF. L'obiettivo è individuare quali attività abbiano un carattere realmente occasionale e quali, invece, mostrino una continuità tale da richiedere una stabilizzazione economica e contrattuale. Le funzioni strutturali dovrebbero essere inserite direttamente nella retribuzione ordinaria con adeguata copertura finanziaria, lasciando il Fondo esclusivamente a sostegno di ciò che è realmente aggiuntivo, progettuale e innovativo.
Secondo nodo: una quota perequativa contro i divari territoriali
Un altro punto centrale della proposta riguarda la distribuzione delle risorse tra le diverse scuole. Attualmente, il calcolo si basa in larga misura sulla consistenza numerica del personale docente e ATA. Tuttavia, scuole con lo stesso numero di dipendenti possono trovarsi a operare in contesti sociali e geografici profondamente differenti.
Il CNDDU suggerisce di affiancare alla quota base basata sulle dimensioni dell'istituto una quota perequativa legata alla complessità educativa, organizzativa e territoriale. Questa quota dovrebbe essere calcolata su dati pubblici e verificabili, tenendo conto di fattori specifici come:
- Presenza di plessi distaccati o collocazione in piccole isole e aree interne;
- Tasso di dispersione scolastica del territorio;
- Elevata mobilità del personale;
- Particolari fragilità socioeconomiche del contesto di riferimento.
In questo modo si applicherebbe il principio di uguaglianza sostanziale previsto dall'articolo 3 della Costituzione, evitando di trattare allo stesso modo situazioni oggettivamente diverse. Allo stesso tempo, il Coordinamento si dice fermamente contrario a qualsiasi automatismo che colleghi la retribuzione dei docenti ai risultati di apprendimento degli studenti, un meccanismo che finirebbe per penalizzare proprio chi lavora nelle aree più svantaggiate.
Terzo nodo: tempi certi e il "fascicolo economico digitale"
L'efficienza della macchina amministrativa passa anche per la puntualità dei pagamenti. Attualmente, tra lo svolgimento di una prestazione aggiuntiva, la sua certificazione e l'effettiva liquidazione del compenso possono trascorrere molti mesi, costringendo i lavoratori ad attendere a lungo per ricevere quanto dovuto.
Per risolvere questo problema, il CNDDU propone di introdurre un fascicolo economico professionale digitale, integrato nei sistemi già esistenti dell'amministrazione (come la piattaforma NoiPA). Attraverso questo strumento, ogni dipendente potrebbe visualizzare in tempo reale:
- Gli incarichi aggiuntivi conferiti;
- Il compenso previsto o il relativo criterio di calcolo;
- La fonte contrattuale di riferimento;
- Lo stato di avanzamento della pratica e la prevista finestra temporale di pagamento.
Questo sistema non aggiungerebbe ulteriore burocrazia, poiché si limiterebbe a rendere trasparenti e accessibili informazioni che l'amministrazione già possiede e gestisce internamente, garantendo il rispetto dei principi di buon andamento e trasparenza della pubblica amministrazione.
La richiesta di una valutazione d'impatto annuale
Infine, il CNDDU ritiene che una spesa pubblica che supera gli 847 milioni di euro all'anno non debba essere soltanto contabilizzata, ma anche valutata nel suo impatto reale. La proposta prevede la pubblicazione annuale di dati aggregati sui tempi di assegnazione delle risorse, sui tempi medi di pagamento alle scuole e ai singoli lavoratori, sulla distribuzione territoriale dei fondi e sul peso economico delle attività ricorrenti.
Solo attraverso questa trasparenza sarà possibile comprendere quanto del FMOF sia effettivamente destinato al reale miglioramento dell'offerta formativa e quanto, invece, venga assorbito per coprire carenze strutturali dell'organico e funzioni ordinariamente necessarie alla scuola italiana.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito vocedellascuola.it.