In Veneto la carenza di docenti di sostegno sta assumendo i contorni di un’emergenza strutturale che rischia di compromettere la qualità dell’inclusione scolastica. Con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026/2027, diverse segnalazioni sindacali evidenziano una prassi definita "anomala": l’impiego di operatori socio-sanitari (OSS) per coprire vuoti di organico che dovrebbero essere colmati da insegnanti specializzati.

Il nodo della questione riguarda la sovrapposizione tra le funzioni di assistenza e quelle pedagogiche. Mentre l’insegnante di sostegno è un docente incaricato della progettazione didattica, l’OSS ha il compito esclusivo di fornire assistenza igienico-sanitaria e supporto all'autonomia. In molte scuole del territorio veneziano e veneto, tuttavia, la mancanza di supplenti starebbe portando a una "calibrazione" degli incarichi che trasforma, di fatto, gli operatori in supplenti impropri.

I numeri della crisi: i dati UIL Scuola Veneto

La situazione è fotografata con precisione dai dati diffusi dalle organizzazioni sindacali. Secondo le rilevazioni della UIL Scuola Veneto, le disponibilità per il prossimo anno scolastico evidenziano un vuoto preoccupante, specialmente nella scuola primaria. In questo grado di istruzione si registrano ben 1.388 posti curricolari vacanti, a cui si aggiungono 1.091 posti sul sostegno.

Il fenomeno non riguarda solo il numero di cattedre scoperte, ma anche la composizione della popolazione scolastica. Negli ultimi dieci anni, la percentuale di studenti con disabilità in Veneto è quasi raddoppiata, passando dal 2,6% al 4,8% del totale degli iscritti. In alcuni contesti specifici, come le scuole secondarie di primo grado, la quota ha superato la soglia del 5,2%, rendendo ancora più evidente la sproporzione tra la domanda di istruzione specializzata e l’offerta di personale qualificato.

Perché mancano i docenti di sostegno al Nord?

Le ragioni di questa "fuga" dal Veneto sono molteplici e di natura economica e burocratica. Il costo della vita nel Nordest rappresenta l'ostacolo principale: per un docente fuori sede, l'affitto può arrivare a incidere fino al 50% dello stipendio mensile. Questo spinge molti insegnanti, spesso originari del Sud Italia, a richiedere il trasferimento non appena possibile o a rinunciare agli incarichi nelle province venete.

A ciò si aggiunge la critica rivolta alla gestione dei percorsi di specializzazione (TFA Sostegno). La Regione Veneto ha più volte segnalato come il numero di posti autorizzati dal Ministero per i corsi di specializzazione non sia sufficiente a coprire il fabbisogno reale delle scuole del territorio, creando un corto circuito tra la formazione accademica e le necessità delle classi.

Il rischio per gli studenti e le responsabilità degli OSS

L'impiego degli operatori socio-sanitari in ambiti didattici non è solo una questione di etichette professionali, ma un problema di tutela del diritto allo studio. Un OSS non possiede le competenze pedagogiche necessarie per gestire strumenti compensativi o per attuare il Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Le conseguenze di questa gestione emergenziale ricadono direttamente sulle famiglie. In assenza di un docente di sostegno, il rischio è che l'alunno riceva esclusivamente assistenza fisica, restando escluso dalle attività di apprendimento. In casi limite, la mancanza di personale adeguato può costringere i genitori a tenere i figli a casa, con gravi ripercussioni sul benessere psicofisico e comportamentale dei minori.

"Confondere le funzioni di assistenza con quelle didattiche è un errore che danneggia gli studenti e mette il personale in una condizione di grave responsabilità professionale non prevista dal contratto", spiegano le rappresentanze sindacali.

Le scadenze di agosto 2026: la "mini call"

Per cercare di arginare la carenza di personale prima del suono della prima campanella, il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) ha previsto una finestra temporale specifica per le assunzioni. Gli uffici scolastici stanno procedendo con le operazioni di immissione in ruolo e, a breve, si aprirà la fase dedicata ai precari.

  • Dal 14 al 19 agosto 2026: è prevista l'apertura della cosiddetta "mini call veloce" per il sostegno. Questa procedura permette ai docenti inseriti nelle graduatorie di altre province o regioni di candidarsi per i posti rimasti vacanti in Veneto.
  • Entro fine agosto 2026: si concluderanno le assegnazioni dei posti in ruolo. Successivamente, gli uffici scolastici territoriali inizieranno il reclutamento del personale supplente dalle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) per coprire le lacune residue.

Per i docenti interessati a partecipare alla procedura nazionale, è consigliabile monitorare costantemente il portale ufficiale mim.gov.it e le sezioni dedicate agli avvisi degli Uffici Scolastici Regionali (USR) del Veneto.

Cosa fare adesso

Le famiglie degli alunni con disabilità che riscontrano irregolarità nella copertura delle ore di sostegno possono rivolgersi alle associazioni di categoria o ai referenti per l'inclusione delle scuole di riferimento. È fondamentale che ogni intervento sia tracciato all'interno del PEI, distinguendo chiaramente tra le ore di supporto didattico e quelle di assistenza specialistica fornite dagli enti locali tramite gli OSS.

La battaglia dei sindacati prosegue per ottenere un piano di assunzioni straordinario e un aumento dei posti per i corsi di specializzazione sul territorio, con l'obiettivo di porre fine a una gestione che, ad oggi, appare come un precario equilibrio tra emergenza e diritto negato.