C’è un’immagine che molti colleghi e studenti dell’Università "Parthenope" conservano nel cuore: quella di un uomo che, dalle finestre della sede di via Acton, osservava il porto di Napoli non solo come un panorama, ma come un orizzonte di possibilità. Quell'uomo era Gennaro Ferrara, il rettore che più di ogni altro ha legato il proprio nome alla trasformazione e alla crescita di quello che un tempo era conosciuto semplicemente come "il Navale".
La notizia della sua scomparsa, avvenuta a Napoli a pochi giorni dal compimento del suo ottantanovesimo anno, ha scosso profondamente il mondo della scuola, dell’università e della ricerca scientifica italiana. Con Ferrara se ne va un protagonista assoluto della politica accademica del Mezzogiorno, un visionario capace di coniugare la tradizione marittima della sua città con le sfide della modernità globale.
Dall'Istituto Navale all'Università Parthenope
Il percorso di Gennaro Ferrara è indissolubilmente legato alla storia dell'ateneo napoletano. Sotto la sua guida, durata vent'anni (dal 1989 al 2010), l’allora "Istituto Universitario Navale" ha vissuto una metamorfosi senza precedenti. Non è stato solo un cambio di denominazione in Università degli Studi di Napoli "Parthenope", ma una vera e propria rivoluzione strutturale e didattica.
Ferrara comprese prima di altri che una specializzazione settoriale, per quanto gloriosa, non sarebbe bastata a rispondere alle esigenze delle nuove generazioni. Sotto il suo rettorato sono nate nuove facoltà, si sono moltiplicati i corsi di laurea e l'ateneo ha iniziato a occupare spazi fisici e simbolici sempre più rilevanti nel tessuto urbano di Napoli. Sapeva che l'istruzione superiore doveva essere un volano di sviluppo per tutto il Sud Italia, e ha lavorato instancabilmente per rendere la sua università un polo d'eccellenza attrattivo e dinamico.
L'impegno nel CNR e la passione per la ricerca
Ma l'influenza di Ferrara non si è esaurita tra le mura accademiche. La sua competenza e la sua autorevolezza lo hanno portato a ricoprire ruoli di primo piano nel Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Come ricordato anche dai vertici dell'ente, Ferrara è stato un componente fondamentale del Consiglio di Amministrazione, portando la sua visione strategica e la sua profonda conoscenza del sistema scientifico nazionale.
Il suo contributo è stato decisivo per orientare le politiche della ricerca verso una maggiore integrazione tra università e territorio. Credeva fermamente che la scienza non dovesse restare chiusa nei laboratori, ma dovesse diventare uno strumento pratico per migliorare la vita dei cittadini e la competitività delle imprese.
“La ricerca è il respiro di un Paese che vuole crescere. Senza di essa, le università diventano semplici distributori di titoli, mentre devono essere fucine di pensiero critico.”
Un'eredità che guarda al futuro
Oggi, mentre l'ateneo si prepara ad affrontare il prossimo anno accademico 2026/2027, l'eredità di Gennaro Ferrara appare più viva che mai. La sua "creatura", la Parthenope, continua a espandersi, mantenendo fede a quell'imprinting di apertura e innovazione che lui le aveva impresso.
Chi lo ha conosciuto ne ricorda non solo la statura intellettuale, ma anche il tratto umano: una signorilità d'altri tempi unita a una straordinaria capacità di ascolto. Era un uomo delle istituzioni che non aveva mai perso il contatto con la realtà degli studenti, dei ricercatori precari e di tutto quel personale amministrativo che permette a una grande macchina universitaria di funzionare ogni giorno.
La sua scomparsa lascia un vuoto colmato solo dalla consapevolezza di quanto ha seminato. Le istituzioni, dal Ministero dell'Istruzione e del Merito ai vertici del CNR, si stringono attorno alla famiglia e alla comunità accademica napoletana per onorare un uomo che ha dedicato la vita a costruire il futuro degli altri.
Gennaro Ferrara non è stato solo un rettore; è stato un architetto della conoscenza che ha insegnato a Napoli e all'Italia che la cultura è l'unica bussola capace di guidare la navigazione, anche nei mari più agitati.




