In vista della ripresa delle lezioni prevista per il prossimo settembre, il dibattito sull'integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana torna al centro dell'agenda politica e sindacale. Gianna Fracassi, Segretaria generale della FLC CGIL, ha espresso dure critiche nei confronti delle recenti linee guida e delle proposte avanzate dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, definendole orientate a un modello di "assimilazione" piuttosto che di reale inclusione scolastica.
Secondo la leader sindacale, l'approccio del Ministero rischia di minare le basi della scuola interculturale italiana, costruita in decenni di sperimentazione e buone pratiche. Al centro della polemica ci sono le misure introdotte per gestire la presenza di studenti stranieri nelle classi, con particolare riferimento ai tetti percentuali e ai percorsi di potenziamento linguistico che, secondo la FLC CGIL, potrebbero trasformarsi in forme di separazione didattica.
Il nodo dell'integrazione: le critiche della FLC CGIL
La posizione espressa da Gianna Fracassi è netta: le proposte ministeriali sembrano ignorare la realtà complessa delle scuole italiane, specialmente nelle aree a forte flusso migratorio. "Parlare di integrazione attraverso tetti rigidi o classi di supporto separate significa scambiare l'inclusione con l'assimilazione", ha dichiarato la Segretaria in una nota ufficiale. Il timore principale riguarda la possibile creazione di "classi ghetto" o percorsi di serie B che, invece di accelerare l'apprendimento della lingua italiana, finirebbero per isolare gli studenti neoiscritti dal resto del gruppo classe.
Il sindacato sottolinea come l'integrazione non sia un processo meccanico che si risolve con una distribuzione numerica, ma un percorso pedagogico che richiede investimenti strutturali. La critica si sposta quindi dalle intenzioni politiche alla concretezza delle risorse: mancano docenti specializzati nell'insegnamento dell'italiano come lingua seconda (L2) e mancano ore di contemporaneità che permettano di lavorare in piccoli gruppi senza allontanare l'alunno dal contesto sociale della classe.
Cosa prevedono le norme attuali
Ricordiamo che il quadro normativo di riferimento si è consolidato con le disposizioni introdotte dal Decreto Legge 71/2024 (convertito nella Legge 106/2024), che ha previsto la possibilità di introdurre docenti dedicati al supporto linguistico per le classi con una presenza di alunni stranieri neoiscritti (NAI) pari o superiore al 20%.
Le principali misure che dovrebbero diventare operative a partire dall'anno scolastico 2025/2026 includono:
- Tetto del 30% di alunni stranieri per classe: un limite che il Ministero punta a rendere sempre più stringente, salvo deroghe concesse dagli Uffici Scolastici Regionali in base a specifiche situazioni territoriali.
- Attività di potenziamento linguistico: l'assegnazione di organico aggiuntivo per svolgere lezioni mirate di italiano durante l'orario scolastico o in orario extracurricolare.
- Formazione specifica per i docenti: piani di aggiornamento obbligatori sulle metodologie didattiche per l'intercultura.
In merito alle modalità operative, l'applicazione concreta dei tetti percentuali e l'attivazione dei percorsi di potenziamento dipendono dalla verifica delle risorse effettivamente assegnate. Le istituzioni scolastiche sono chiamate a modulare l'offerta formativa coordinandosi con gli Uffici Scolastici Regionali, definendo l'impiego del personale aggiuntivo in base alle specifiche esigenze di alfabetizzazione rilevate e alla sostenibilità del piano dell'offerta formativa, nel rispetto dell'autonomia scolastica.
Assimilazione vs Inclusione: la sfida di settembre
Per la FLC CGIL, la differenza tra i due concetti non è solo semantica. L'assimilazione presuppone che lo studente debba semplicemente "adeguarsi" al sistema esistente, annullando le proprie specificità, mentre l'inclusione mira a trasformare il sistema scuola affinché possa accogliere e valorizzare ogni diversità. "La scuola italiana ha una tradizione di accoglienza che tutto il mondo ci invidia", ricorda Fracassi, "ma questo modello regge solo se ci sono gli organici e se non si impongono visioni ideologiche che dividono gli studenti in base alla loro origine".
Le preoccupazioni del sindacato riguardano anche l'impatto organizzativo sulle segreterie e sui dirigenti scolastici, chiamati a gestire iscrizioni e formazioni delle classi in un clima di incertezza normativa e con strumenti spesso insufficienti a garantire la distribuzione equa auspicata dal Ministero.
Cosa cambia per le scuole e le famiglie
Con l'avvicinarsi della data del 1° settembre, le istituzioni scolastiche stanno ultimando la formazione delle classi. Per le famiglie e il personale scolastico, i punti fermi rimangono le circolari ministeriali che invitano a una distribuzione equilibrata degli studenti stranieri tra i diversi plessi dello stesso istituto e tra scuole vicine, per evitare concentrazioni eccessive.
Tuttavia, resta aperta la questione delle risorse finanziarie. Molti progetti di integrazione dipendono ancora dai fondi del PNRR o dai bandi FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione), che però non garantiscono quella stabilità organica richiesta a gran voce dalle parti sociali. La sfida per il Ministro Valditara sarà dimostrare che il piano di "potenziamento" non si tradurrà in un depotenziamento della socializzazione, elemento cardine del successo formativo per ogni studente, indipendentemente dalla cittadinanza.
La FLC CGIL ha già annunciato che monitorerà con attenzione l'avvio dell'anno scolastico, pronta a intervenire laddowe le nuove disposizioni dovessero tradursi in una lesione del diritto allo studio o in una discriminazione di fatto per gli alunni più fragili.
Foto di copertina: Ministero dell’Istruzione — CC BY 3.0 it, via Wikimedia Commons