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Scuola

AI Act: l’USR chiarisce gli obblighi di formazione per le scuole

03 agosto 2026 di Vincenzo Schirripa

AI Act, verso i nuovi obblighi di alfabetizzazione per le scuole

Nessuna corsa dell'ultimo minuto a corsi certificati standardizzati: l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale prevista dall’AI Act dovrà essere mirata e commisurata al ruolo svolto a scuola. Il quadro normativo europeo delinea un percorso che vede nella data del 2 agosto 2026 un passaggio cruciale per l'attuazione del Regolamento europeo 2024/1689 nelle istituzioni scolastiche.

In vista della piena applicazione del regolamento, si sta facendo ordine tra i dubbi di dirigenti scolastici e personale, precisando che non dovrebbe scattare automaticamente un nuovo obbligo di frequentare percorsi formativi predefiniti o preconfezionati. L'obiettivo della normativa europea è invece garantire una consapevolezza diffusa e critica sull'uso dei sistemi di IA, calibrata sui rischi e sulle mansioni effettive di docenti e personale ATA. In termini pratici, ciò significa che un insegnante non deve necessariamente diventare un esperto di programmazione, ma acquisire la capacità di discernere se un software didattico stia rispettando la privacy degli alunni o se stia riproducendo pregiudizi algoritmici (bias) che potrebbero influenzare ingiustamente la valutazione.

Cosa prevede l'AI Act per la scuola dal 2 agosto 2026

L’AI Act, il primo regolamento organico al mondo sull'intelligenza artificiale, è entrato in vigore nel 2024, ma ha previsto una tabella di marcia progressiva per la sua applicazione. La data del 2 agosto 2026 rappresenta il termine entro il quale la maggior parte delle disposizioni del regolamento, incluso l'Articolo 4 relativo all'alfabetizzazione, dovrebbe diventare pienamente operativa per gli Stati membri, in attesa delle specifiche circolari applicative nazionali che definiranno i dettagli tecnici per il comparto istruzione.

In linea con i principi del regolamento, l'alfabetizzazione sull'IA non va intesa come un adempimento burocratico "una tantum", ma come un processo continuo che impatta direttamente sulla qualità della didattica e sulla sicurezza dei dati. Le scuole, in quanto "utilizzatori" (deployer) di sistemi di intelligenza artificiale, dovranno assicurarsi che il proprio personale possieda un livello di competenza sufficiente per comprendere il funzionamento, i limiti e i rischi degli strumenti adottati. Questo ruolo di responsabilità implica che l'istituzione scolastica non è un semplice fruitore passivo, ma il garante dell'uso etico della tecnologia verso gli studenti e le famiglie.

Alfabetizzazione IA: un percorso progressivo

È importante sottolineare un punto fondamentale: l'esigenza di formare il personale è già in fase di definizione. Già dal febbraio 2025, infatti, sono entrati in vigore i divieti relativi ai sistemi di IA a "rischio inaccettabile" (come il social scoring o alcuni sistemi di riconoscimento delle emozioni in ambito educativo). Di conseguenza, le scuole sono chiamate ad avviare percorsi di sensibilizzazione per evitare l'uso di tecnologie vietate e per proteggere i minori da possibili manipolazioni comportamentali.

L'orientamento prevalente suggerisce di evitare interpretazioni rigide che ipotizzino la necessità di certificazioni standard per tutti i dipendenti entro una data fissa. Al contrario, l'approccio richiesto è quello della proporzionalità. I criteri per definire il livello di alfabetizzazione necessario includono:

Le responsabilità dei Dirigenti Scolastici

Sebbene non esista ancora un format unico di corso obbligatorio a livello nazionale, i Dirigenti Scolastici hanno il compito di promuovere e documentare le iniziative di formazione intraprese. Non si tratta solo di "saper usare" ChatGPT o strumenti simili, ma di comprendere le implicazioni etiche, la protezione dei dati personali e il rischio di bias (pregiudizi) negli algoritmi. È essenziale che la scuola adotti il principio del "Human-in-the-loop", ovvero la garanzia che qualsiasi decisione rilevante per la carriera di uno studente veda sempre l'intervento e la supervisione finale di un essere umano.

Si richiama l'attenzione sul fatto che la formazione deve mirare a una "comprensione critica". Questo significa che il personale deve essere in grado di interpretare l'output prodotto da un'intelligenza artificiale senza subirlo passivamente, garantendo sempre la supervisione umana, specialmente nei processi decisionali che riguardano la carriera scolastica degli alunni e il trattamento dei loro dati biometrici o sensibili.

Cosa devono fare le scuole adesso

Per conformarsi correttamente alle indicazioni dell'AI Act e alle future disposizioni ministeriali, le istituzioni scolastiche dovrebbero seguire alcuni passi operativi concreti che trasformano la norma in buona pratica quotidiana:

In conclusione, la scadenza del 2 agosto 2026 rappresenta l'occasione per consolidare una cultura digitale consapevole che metta al centro la persona e non la tecnologia. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito continuerà a fornire supporto e linee guida per accompagnare le scuole in questa transizione, puntando sulla qualità della formazione effettiva.

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare periodicamente il portale del MIM - USR Lombardia e i canali ufficiali del Ministero.

Tags: docenti intelligenza artificiale scuola normativa
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