AMP
Scuola

Dislessia e sport, il progetto che unisce banchi e pista

30 luglio 2026 di Francesco Perrone

Imparare una lingua straniera non è sempre una questione di libri di testo e ripetizioni a memoria. In una scuola media in provincia, un gruppo di docenti ha scelto di cambiare prospettiva, portando i propri studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) lontano dai banchi, direttamente sulla pista di atletica e in palestra.

Il progetto, che ha preso forma durante l'anno scolastico appena concluso, nasce da una semplice quanto coraggiosa intuizione: utilizzare la coordinazione motoria e la psicomotricità come "ponte" per superare le barriere cognitive che spesso frenano l'apprendimento delle lingue straniere in presenza di dislessia.

Il metodo: quando il corpo aiuta la mente

L'approccio sperimentato dai docenti si basa sull'integrazione tra il movimento e la fonetica. Invece di limitarsi alla lettura e alla scrittura, i ragazzi hanno lavorato sull'associazione tra suoni, ritmi e gesti. La logica è quella di coinvolgere il corpo nel processo di memorizzazione: un movimento specifico associato a un vocabolo o a una struttura grammaticale aiuta a creare un "ancoraggio" mnemonico che facilita il recupero dell'informazione in un secondo momento.

I risultati preliminari, raccolti dai docenti al termine del percorso, parlano chiaro. Non si tratta solo di un miglioramento nei voti, ma di un cambiamento più profondo nel clima di classe. Gli studenti coinvolti hanno mostrato una maggiore fiducia nelle proprie capacità, riducendo drasticamente quel senso di frustrazione che spesso accompagna lo studio delle lingue per chi ha una diagnosi di DSA.

Oltre il libro di testo

Il progetto non è nato per sostituire la didattica tradizionale, ma per affiancarla, offrendo agli studenti strumenti compensativi diversi dai consueti software o mappe concettuali. La "pista" è diventata, in questo caso, un'aula a cielo aperto dove l'errore non viene vissuto come una sconfitta, ma come parte integrante del movimento.

“Abbiamo visto ragazzi che solitamente si chiudono in se stessi durante le lezioni frontali aprirsi completamente quando il linguaggio è diventato fisico”, raccontano i docenti coinvolti. L'attività motoria, infatti, agisce positivamente sulla concentrazione e sull'attenzione, elementi spesso messi a dura prova da un carico cognitivo eccessivo.

Questa esperienza testimonia quanto la scuola italiana sia un laboratorio costante di ricerca pedagogica. In un contesto in cui l'inclusione non è più solo un obbligo normativo, ma una pratica quotidiana, iniziative come questa dimostrano che, a volte, la chiave per sbloccare le potenzialità di uno studente si trova dove meno te lo aspetti: nel piacere di muoversi e nel ritrovato equilibrio tra corpo e mente.

Con la chiusura dell'anno scolastico, l'istituto sta ora valutando come strutturare il progetto per il prossimo settembre, cercando di rendere questa metodologia un elemento stabile dell'offerta formativa per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali.

Tags: cronaca inclusione dsa
Condividi:

Segui News Istruzione su Google News

Resta aggiornato sulle ultime notizie dal mondo della scuola

Segui

Visualizza versione completa