L'integrazione dell'intelligenza artificiale nel sistema scolastico italiano deve avvenire nel pieno rispetto dei diritti dei docenti e della libertà di insegnamento. È questo il cuore della posizione espressa dalla Gilda degli Insegnanti nel corso di una recente audizione presso le Commissioni riunite del Senato, dedicata all'adeguamento della normativa nazionale al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, noto come AI Act.

Il sindacato ha posto l'accento su alcuni punti fermi, ritenuti imprescindibili per una transizione digitale che non penalizzi il personale scolastico. Tra le richieste principali spicca la necessità che ogni attività di formazione sull'utilizzo delle nuove tecnologie sia inserita all'interno dell'orario di servizio, evitando di gravare ulteriormente sul carico di lavoro extra-curricolare dei docenti.

Formazione e orario di servizio

La Gilda ha ribadito che la digitalizzazione della didattica non può tradursi in un incremento gratuito delle prestazioni lavorative. Qualsiasi attività di aggiornamento professionale finalizzata all'apprendimento di strumenti basati sull'intelligenza artificiale deve essere strutturata all'interno dell'orario di lavoro contrattualmente previsto. Inoltre, il sindacato ha sottolineato che eventuali attività aggiuntive, qualora venissero richieste, dovranno essere adeguatamente retribuite, in linea con le tutele previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del comparto Istruzione e Ricerca.

Libertà di insegnamento e privacy

Oltre alla questione oraria, il sindacato ha sollevato dubbi sostanziali in merito alla tutela della libertà di insegnamento. L'intelligenza artificiale deve essere considerata uno strumento a supporto del docente e non un meccanismo di controllo o di condizionamento dei processi educativi. La preoccupazione è che l'automazione possa, in qualche misura, limitare l'autonomia didattica, che resta un pilastro fondamentale della scuola italiana.

Un altro aspetto critico sollevato riguarda la protezione dei dati personali. L'uso di piattaforme basate sull'IA nelle classi comporta la raccolta e il trattamento di una mole significativa di dati, sia dei docenti che degli studenti. La Gilda ha chiesto garanzie ferree affinché la privacy sia tutelata in ogni fase di implementazione tecnologica, evitando il rischio di cessione di dati sensibili a soggetti terzi o l'utilizzo improprio delle informazioni raccolte in ambito scolastico.

Il contesto dell'AI Act

L'audizione si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sull'applicazione dell'AI Act, il regolamento europeo che mira a stabilire regole armonizzate per lo sviluppo e l'impiego dei sistemi di intelligenza artificiale. Per il mondo della scuola, la sfida è quella di coniugare l'innovazione tecnologica con la salvaguardia della dimensione umana e relazionale, che caratterizza l'attività educativa. Il sindacato chiede quindi un confronto costante con il Ministero dell'Istruzione e del Merito affinché le linee guida nazionali tengano conto delle specificità del contesto scolastico e delle tutele sindacali necessarie per i lavoratori.

Nelle prossime settimane, il dibattito parlamentare proseguirà per definire il quadro normativo definitivo. La posizione della Gilda si aggiunge a quella di altre sigle sindacali che, in diverse sedi, hanno già espresso la necessità di una regolamentazione chiara che metta al centro la figura del docente, evitando che l'innovazione tecnologica si trasformi in uno strumento di de-professionalizzazione.