Questa mattina, alle 11.45, l'aula magna Virginia Woolf di piazza Rosselli si riempirà di ragazzi e adulti arrivati a Siena per una cosa sola: imparare l'italiano. È la 109ª inaugurazione dei Corsi di Lingua e Cultura Italiana per Stranieri dell'Università per Stranieri di Siena, l'appuntamento che il Centro Linguistico CLUSS ripete ogni estate da oltre un secolo.
Ad aprire la mattinata sarà il saluto del rettore Tomaso Montanari. Poi prenderà la parola Carla Bagna, direttrice del CLUSS e pro-rettrice alle Relazioni Internazionali, che traccerà un quadro dell'insegnamento dell'italiano; è previsto anche l'intervento di Andrea Erri, direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia.
Le aule che d'estate non chiudono
Per capire cosa significhi quella cerimonia basta guardare i numeri che l'ateneo mette in fila. Nel primo semestre del 2026 gli iscritti ai corsi di lingua italiana, in presenza e a distanza, sono stati circa 1.200, provenienti da 86 Paesi. Ogni mese, in media, a Siena sono attive dieci classi in presenza con circa duecento studenti e altre dieci classi seguite a distanza.
Non è un'attività concentrata nei mesi caldi: le aule dei corsi di lingua restano aperte dodici mesi all'anno, e l'inaugurazione di fine luglio serve soprattutto a dare il benvenuto a chi è in città in questo periodo. Una parte, appunto, di un flusso che non si interrompe mai davvero.
Da Rosario a Smirne, passando per Tokyo
Accanto ai corsi universitari veri e propri, l'ateneo senese porta avanti da anni percorsi in presenza pensati per gli adolescenti. Lo scorso dicembre sono arrivati a Siena 120 ragazzi argentini di Rosario; ad agosto sono attesi 120 studenti turchi, da Istanbul e da Smirne. Nel frattempo proseguono gli accordi con diverse università internazionali, dal Giappone a Singapore fino all'Australia, mentre nell'anno accademico 2025/26 sono stati settanta gli iscritti al Foundation Year, il percorso pensato per chi arriva dall'estero e deve prepararsi all'ingresso all'università italiana.
C'è poi la parte meno visibile, e forse la più significativa. L'Università per Stranieri ha attivato un programma di studio con gli Istituti Italiani di Cultura di Istanbul, Tel Aviv e Abu Dhabi. Tra i corsi a distanza figurano quelli rivolti a studenti palestinesi, nell'ambito dei programmi IUPALS e UNICORE, e quelli per studenti segnalati dall'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. A questi si aggiungono i corsi per i discendenti degli italiani emigrati all'estero: nipoti e bisnipoti che tornano alla lingua dei nonni da migliaia di chilometri di distanza.
Storie diverse, una sola lingua
Chi si iscrive lo fa per ragioni che non si somigliano quasi mai. C'è chi studia per lavoro, chi per un esame, chi perché ha sposato un italiano, chi perché a settant'anni ha deciso di riprendere in mano un libro di grammatica. In classe si ritrovano fianco a fianco studenti uzbeki, kazaki, cinesi, giapponesi e sudcoreani insieme a europei, messicani, brasiliani, statunitensi, turchi.
È il punto su cui insiste anche Carla Bagna, che descrive quella mobilità come un momento di passaggio nella vita di chi arriva: giovani, ma non solo. Il denominatore comune, spiega la pro-rettrice, è la lingua italiana e il contatto umano quotidiano, la sensazione di migliorare un po' ogni giorno. Gli incontri più interessanti, aggiunge, sono quelli che si ripetono ogni mattina nelle classi e nei corridoi, e che rendono l'avvicinamento all'italiano «un avvicinamento per celebrare la pace, in tempi in cui siamo circondati da conflitti».
Non è una frase di circostanza, se si guarda l'elenco dei Paesi da cui arrivano gli iscritti e la mappa dei programmi attivati negli ultimi anni. Le aule di piazza Rosselli mettono nello stesso banco persone che, fuori da lì, difficilmente si incontrerebbero.
Una tradizione lunga 109 anni
La cerimonia di oggi si chiuderà, come da tradizione, con la musica: sono attesi i giovani violinisti dell'Accademia Musicale Chigiana, allievi del corso del maestro Ilya Gringolts. Un dettaglio che dice qualcosa anche della città, dove due istituzioni internazionali — una che insegna l'italiano, l'altra la musica — condividono ogni estate lo stesso pubblico di studenti stranieri.
Centonove edizioni fa, quando la Scuola di Lingua Italiana per Stranieri mosse i primi passi, l'Italia era un altro Paese e gli studenti arrivavano in treno dopo giorni di viaggio. Oggi molti si collegano da casa, in videoconferenza, e chi parte lo fa spesso per poche settimane. Ma l'appuntamento di fine luglio resta lì, uguale nella sostanza: un'aula piena di gente che prova a dire le prime frasi in una lingua che non è la propria.