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Scuola

Giornata contro l'inattività giovanile: cosa prevede la proposta

27 luglio 2026 di Vincenzo Schirripa

Per le scuole, al momento, non cambia nulla: la Giornata nazionale per il contrasto dell'inattività giovanile non esiste ancora, perché la proposta di legge che vorrebbe fissarla al 9 luglio di ogni anno è ancora in commissione alla Camera. Se l'iter arriverà in fondo, però, istituti scolastici e università saranno tra i soggetti chiamati ogni anno a organizzare iniziative dedicate ai giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione: i cosiddetti NEET.

Il testo è la proposta di legge C. 2508, primo firmatario Walter Rizzetto (Fratelli d'Italia), presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio, presentata il 10 luglio 2025. L'esame si svolge in sede referente davanti alle Commissioni riunite VII Cultura e XI Lavoro, con Gerolamo Cangiano relatore per la Cultura e Marta Schifone relatrice per il Lavoro. La fase degli emendamenti si è chiusa: l'ultima seduta congiunta dedicata al provvedimento era in calendario mercoledì 22 luglio, secondo l'agenda dei lavori pubblicata dalla Camera.

Che cosa prevede

L'idea di fondo è semplice: dare al fenomeno dei NEET un appuntamento fisso nel calendario civile, il 9 luglio, e usarlo per mettere in fila campagne di comunicazione e iniziative di orientamento. Non si tratta di una festività: le giornate nazionali di questo tipo non comportano la chiusura delle scuole, non incidono sul calendario scolastico e non modificano l'orario di lavoro del personale.

Il perimetro dei soggetti coinvolti è ampio e comprende scuole, università, servizi per l'impiego, imprese, terzo settore, Regioni ed enti locali. È lo stesso Rizzetto a insistere sul carattere operativo del provvedimento: in una dichiarazione diffusa il 9 luglio scorso, a margine di un convegno organizzato a Montecitorio proprio sui NEET, ha spiegato che «non è una semplice ricorrenza celebrativa», ma uno strumento per rafforzare orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro.

Un punto va detto con onestà: una giornata nazionale, di per sé, non crea nuovi servizi e non porta finanziamenti aggiuntivi. Definisce un obbligo di attenzione e un contenitore annuale, poi l'effetto dipende da quello che ciascuna amministrazione ci mette dentro.

Perché riguarda la scuola

Perché l'inattività giovanile comincia quasi sempre prima dei vent'anni, e spesso comincia in classe. La correlazione tra abbandono scolastico precoce e condizione di NEET è documentata: chi lascia gli studi senza un diploma o una qualifica ha molte più difficoltà a entrare nel mercato del lavoro, e il rischio di restare fermo per anni cresce in modo netto.

C'è però un dettaglio pratico che salta all'occhio e che varrà la pena seguire: il 9 luglio cade in piena pausa estiva, quando le scuole sono chiuse e gli studenti a casa. Come le attività scolastiche verranno concretamente collocate — nella settimana della ricorrenza, in avvicinamento, o distribuite durante l'anno — dipenderà dal testo definitivo e dalle eventuali indicazioni attuative del Ministero. Oggi, su questo, non ci sono indicazioni operative: sarebbe prematuro annunciarne.

I numeri del fenomeno

Il quadro è in miglioramento, ma resta pesante. Secondo l'Istat, nel 2025 i giovani tra i 15 e i 29 anni in condizione di NEET erano il 13,3%, in calo consistente rispetto ai valori di dieci anni prima. Il dato nazionale nasconde però due Italie: al Mezzogiorno l'incidenza sale intorno al 20%, al Nord scende sotto il 9%. Nel confronto europeo, i dati Eurostat collocano la media dell'Unione attorno all'11%, con l'Italia stabilmente nella parte alta della classifica.

Non è nemmeno un blocco omogeneo. Un'indagine dell'INAPP presentata la scorsa primavera ha rilevato che circa sei NEET su dieci sono attivamente alla ricerca di un lavoro: la quota di chi è davvero "fuori dai radar", cioè lontano da qualsiasi canale istituzionale, è nettamente minore. È una distinzione che conta, perché richiede risposte diverse: chi cerca lavoro ha bisogno di incrocio tra domanda e offerta, chi si è ritirato ha bisogno prima di tutto di essere intercettato.

Che cosa succede adesso

Il percorso non è finito. Dopo la commissione servono il voto dell'Assemblea di Montecitorio e poi l'esame del Senato: fino a quel momento la Giornata resta una proposta, non una data del calendario civile, e nessuna scuola è tenuta a organizzare alcunché. Nel corso dell'istruttoria le Commissioni hanno ascoltato, tra gli altri, l'INAPP, il Consiglio Nazionale dei Giovani, fondazioni che si occupano di dati e di lavoro e le principali associazioni di categoria del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura.

Per dirigenti scolastici e docenti, in concreto, oggi non c'è nessun adempimento. Chi si occupa di orientamento può però tenere il fascicolo sotto osservazione: se il testo diventerà legge, il 9 luglio entrerà nell'elenco delle ricorrenze da presidiare, insieme alle altre giornate nazionali già previste, e i progetti di orientamento e di raccordo con i centri per l'impiego avranno una cornice in più a cui agganciarsi.

Da tenere d'occhio: la calendarizzazione in Aula alla ripresa dei lavori parlamentari e, in caso di approvazione definitiva, le eventuali indicazioni del Ministero dell'Istruzione e del Merito su come tradurre la ricorrenza in attività per le scuole.

Tags: scuola orientamento normativa
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