Sulla facciata del liceo classico e linguistico "Mariano Buratti" di Viterbo — la scuola intitolata a un professore partigiano fucilato dai nazifascisti — è ricomparsa, al termine dei lavori sull'edificio, una scritta che richiama l'organizzazione giovanile del regime. Ieri mattina centinaia di persone hanno manifestato davanti all'ingresso per chiederne la cancellazione, mentre Provincia e Soprintendenza hanno già fatto sapere che l'iscrizione non verrà rimossa: sarà soltanto attenuata nel colore.
La vicenda, nata come polemica cittadina, è arrivata in pochi giorni al Parlamento ed è destinata a pesare sul rientro a scuola di settembre, quando gli studenti torneranno in un edificio la cui facciata è ancora al centro del contendere.
Che cosa è comparso sulla facciata
Il palazzo di via Tommaso Carletti che oggi ospita il liceo nacque negli anni Trenta come sede dell'Opera Nazionale Balilla e successivamente della Gioventù Italiana del Littorio. Durante l'intervento di manutenzione straordinaria commissionato dalla Provincia di Viterbo e finanziato con risorse del Pnrr, seguito dalla Soprintendenza, sulla fascia marcapiano in peperino dell'ala destra è tornata leggibile — ridipinta — la dicitura legata a quel passato.
Su quale sia esattamente la scritta il dibattito è aperto, ed è parte del problema. L'ANSA riferisce di "Opera Balilla"; le associazioni locali, le organizzazioni studentesche e le interrogazioni parlamentari parlano invece di "Casa del Balilla" e contestano proprio questo punto: secondo l'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Viterbo e della Tuscia (Istoreco), ripreso in una nota dal comitato provinciale dell'Arci, le fotografie d'epoca mostrerebbero una dicitura diversa, e quella riprodotta non avrebbe dunque riscontro storico.
La protesta: il nipote di Buratti incatenato al cancello
Il sit-in si è tenuto sabato 25 luglio, dalle 9, davanti alla scuola. Secondo l'ANSA erano presenti centinaia di viterbesi, il presidente dell'Anpi di Viterbo Enrico Mezzetti, il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Enrico Panunzi (Pd) e numerosi esponenti della sinistra locale, oltre ad adesioni arrivate da altre scuole della città, da sindacati e da associazioni.
Al centro della protesta Paolo Bianchini, nipote di Mariano Buratti, che si è incatenato al cancello dell'istituto. Ha definito la scritta "una dichiarazione di guerra" e ha annunciato all'agenzia che sarebbe rimasto lì finché non fosse stata cancellata. Nei giorni precedenti anche la Rete degli studenti medi aveva chiesto la rimozione, sostenendo che non si tratti di un recupero di un elemento esistente ma di una riscrittura, e domandando chi abbia autorizzato l'operazione.
Chi era Mariano Buratti
Capire perché la reazione sia stata così forte richiede un passo indietro. Mariano Buratti nasce a Bassano Romano, nel Viterbese, nel 1902. È insegnante e militare della Guardia di Finanza; dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 passa alla clandestinità e organizza sui monti Cimini una formazione partigiana composta in larga parte da ex militari e da suoi stessi allievi. Catturato, viene imprigionato a Roma e fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944. Gli è stata conferita la medaglia d'oro al valor militare.
Il liceo, che nel dopoguerra abbandonò l'intitolazione a Umberto I, porta il suo nome dal 1964: è a un docente ucciso dai fascisti che la scuola è dedicata, ed è questo cortocircuito — un simbolo del regime sopra il nome di una sua vittima — ad aver acceso la città.
La decisione di Provincia e Soprintendenza
Prima della manifestazione, a palazzo Gentili si erano incontrati i tecnici delle due amministrazioni. Secondo la nota congiunta diffusa al termine dell'incontro, alla riunione hanno partecipato il presidente della Provincia Alessandro Romoli con il dirigente Umbro Pasquini e la responsabile del progetto Anna Rita Santini, e per la Soprintendenza la soprintendente Margherita Eichberg con i funzionari Federica Cerroni e Yuri Strozzieri. L'esito: la scritta non viene cancellata, ma sottoposta a una "ricalibratura cromatica", cioè attenuata nel colore. Il cantiere, si legge nella stessa nota, non è concluso e la relazione del restauratore è ancora in corso di elaborazione.
Romoli ha spiegato che, secondo la documentazione tecnica, la dicitura riproposta era preesistente, e ha ricordato le celebrazioni annuali dedicate al partigiano cui l'istituto è intitolato. È esattamente la ricostruzione che le associazioni contestano.
Il caso in Parlamento
Sul tavolo del Governo sono arrivate due iniziative parlamentari. La senatrice Cecilia D'Elia (Pd), capogruppo in commissione Istruzione, ha annunciato di aver presentato un'interrogazione ai ministri dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara e della Cultura Alessandro Giuli, per sapere se la Soprintendenza abbia autorizzato l'apposizione della scritta e sulla base di quale documentazione storica. Un'altra interrogazione è stata annunciata dal capogruppo di Sinistra Italiana-Avs al Senato, Peppe De Cristofaro.
Al momento non risultano risposte dei ministeri: si tratta di atti appena depositati, e i tempi di riscontro sono quelli ordinari dell'attività parlamentare. Il cantiere resta aperto, il che significa che la soluzione annunciata dalla Provincia — mantenere la scritta attenuandone il colore — potrebbe ancora essere discussa prima della chiusura dei lavori. Gli studenti del classico torneranno in aula a settembre: da qui ad allora si capirà se sulla facciata resterà quella dicitura e in quale forma.