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Scuola

Maestro di montagna in pensione dopo 40 anni di pluriclasse

26 luglio 2026 di Francesco Perrone

In questa domenica di fine luglio, con il sole che scalda le cime e il silenzio che avvolge i corridoi ormai vuoti, si chiude ufficialmente un’epoca per una piccola comunità delle nostre aree interne. Dopo quarant'anni esatti di servizio, trascorsi quasi interamente tra i banchi di una minuscola scuola di montagna, un maestro elementare ha riposto per l’ultima volta il registro elettronico, salutando quella che per lui non è stata solo una cattedra, ma una missione di vita.

La storia di questo docente, che preferisce la discrezione del suo borgo ai riflettori, è lo specchio di un’Italia che resiste. Insegnare in una pluriclasse, dove bambini di età diverse condividono la stessa aula e lo stesso maestro, richiede una dote che non si impara nei corsi di aggiornamento: la capacità di tessere relazioni umane profonde, trasformando l'isolamento geografico in un’opportunità pedagogica unica.

Quattro decenni tra neve e alfabetizzazione

Quando il maestro iniziò la sua carriera, a metà degli anni Ottanta, la scuola era un mondo profondamente diverso. Non c’erano le LIM, non esistevano i tablet e il registro era un volume cartaceo dalle pagine spesse. Eppure, la sfida era la stessa di oggi: garantire ai figli dei pastori, degli artigiani e dei pochi residenti rimasti in quota lo stesso diritto all'istruzione dei coetanei che frequentano i grandi istituti di città.

"Insegnare in montagna significa essere un po' tutto", raccontava ai colleghi durante l'ultimo collegio docenti di giugno. "Sei il maestro, certo, ma sei anche quello che rassicura i genitori quando la neve blocca la strada, quello che organizza la mensa e quello che tiene viva la memoria del paese". Per quarant'anni, questo docente è stato il punto di riferimento per generazioni di famiglie, vedendo i suoi primi alunni diventare genitori e, a loro volta, affidargli i propri figli.

Il valore insostituibile delle "Piccole Scuole"

La vicenda umana di questo maestro si inserisce in un contesto normativo e sociale complesso. Le scuole di montagna sono spesso considerate "marginali" dai freddi numeri della burocrazia, ma rappresentano il vero cuore pulsante del territorio. Senza la scuola, un borgo montano è destinato a morire. È per questo che il movimento delle Piccole Scuole, coordinato da INDIRE, lavora da anni per valorizzare queste realtà, promuovendo metodologie didattiche innovative nate proprio dall'esigenza di gestire gruppi classe eterogenei.

In Italia, le norme attuali (come il DPR 81/2009) prevedono deroghe specifiche per il mantenimento dei punti erogazione del servizio scolastico nei comuni montani e nelle piccole isole, proprio per evitare lo spopolamento. Tuttavia, al di là dei decreti, è l'impegno individuale di docenti come il protagonista di questa storia a fare la differenza. La sua pensione, che decorrerà ufficialmente dal prossimo 1° settembre 2026, lascia un vuoto che non è solo professionale, ma identitario.

Cosa cambia per il futuro della scuola di montagna

L'addio alla cattedra di un maestro storico solleva interrogativi cruciali sul turnover nelle aree disagiate. Chi prenderà il suo posto? Spesso queste sedi, pur essendo affascinanti, risultano scomode per i giovani docenti precari, costretti a lunghi spostamenti o a difficili trasferte quotidiane. Il rischio è quello di una continua rotazione di supplenti, che mal si concilia con la necessità di continuità didattica di cui hanno bisogno le piccole comunità.

Tuttavia, il messaggio lasciato da quarant'anni di carriera è di segno opposto: la montagna non è un luogo di "passaggio", ma una scelta professionale che restituisce moltissimo in termini di gratificazione umana. Il maestro che oggi saluta la sua scuola ha dimostrato che si può fare innovazione anche a mille metri di altitudine, portando il mondo dentro un’aula frequentata da soli sette alunni.

Un’eredità che resta al territorio

Mentre le pratiche per la pensione giungono al termine presso gli uffici competenti, nel borgo si prepara una piccola festa, sobria come lo è stato il suo lavoro. Gli ex alunni, molti dei quali tornati per l'occasione, testimoniano come quella piccola scuola sia stata il trampolino di lancio per carriere universitarie e professionali di successo.

La storia del maestro di montagna ci ricorda che la qualità dell'istruzione non si misura dal numero di iscritti o dalla modernità dell'edificio, ma dalla passione di chi, ogni mattina per quarant'anni, ha salito i tornanti per andare a spiegare che la cultura è l'unica vera strada per la libertà, ovunque ci si trovi.

Cosa fare se si ottiene una sede in montagna

Per i docenti che dal prossimo anno scolastico prenderanno servizio in sedi montane o piccole isole, è consigliabile:

  • Contattare tempestivamente l'Ufficio Scolastico Regionale (USR) di riferimento per verificare eventuali agevolazioni o trasporti.
  • Consultare le risorse didattiche di INDIRE specifiche per le pluriclassi.
  • Entrare in contatto con le amministrazioni locali, spesso disponibili a supportare i docenti nel reperimento di alloggi o nel facilitare l'integrazione nella comunità.

Con il pensionamento di questo veterano della scuola, si chiude un capitolo, ma la sfida per la sopravvivenza delle scuole di montagna resta aperta. È un impegno che riguarda il Ministero, i sindacati e ogni singolo cittadino che crede nel valore della scuola come presidio di democrazia.

Tags: cronaca docenti piccole scuole
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