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Università

Rifugiato si laurea a Milano: la storia di Charles al Politecnico

25 luglio 2026 di Francesco Perrone

La corona d'alloro non se l'aspettava. Gliel'hanno messa in testa i suoi amici, alla fine della proclamazione dei nuovi dottori in Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, mercoledì scorso. Charles Emmanuel Waru, trentun anni, si è presentato in completo blu e cravatta celeste, comprato da solo in un centro commerciale alla periferia di Milano dopo aver preso la metropolitana. Tre anni prima era in un campo per rifugiati in Uganda.

La sua è la prima laurea magistrale conseguita al Politecnico di Milano da uno studente arrivato in Italia con Unicore, il programma di corridoi universitari coordinato dall'Unhcr, l'Agenzia Onu per i rifugiati. Un dettaglio che la commissione d'esame ha voluto ricordare a voce alta: il professor Luca Mainardi, docente di Bioingegneria e presidente della commissione, ha raccontato la storia di Charles davanti alla platea e non è riuscito a nasconderne la commozione.

Dal Sud Sudan all'Uganda, poi il campo profughi

Charles è nato in Sud Sudan. Nel 2007, prima che il Paese precipitasse nella guerra civile, la famiglia lo ha mandato in Uganda a studiare, appoggiandosi all'aiuto di alcuni amici. Lì è riuscito a completare la laurea di primo livello, sempre in ingegneria biomedica. Nel frattempo, però, la situazione alle spalle peggiorava: il ritorno a casa è diventato impossibile e Charles ha trovato riparo in un campo per rifugiati.

È da quel campo che ha risposto al bando per le borse di studio messe a disposizione dagli atenei italiani. Ed è da lì che ha sostenuto il colloquio di selezione, in collegamento online, con lo stesso professore che tre anni dopo lo avrebbe proclamato dottore magistrale. Mainardi lo ha definito un cerchio che si chiude, ricordando che l'obiettivo di programmi come questo è dare a chi ha talento la possibilità di continuare a studiare ad alto livello, ovunque si trovi.

A Milano Charles è arrivato nell'ottobre del 2023.

«Volevo fare il medico»

Racconta, in inglese, che il suo primo desiderio era diventare medico: un percorso però troppo costoso e troppo competitivo, con una selezione che nel suo Paese comincia già dalle elementari. Oggi dice di non avere rimpianti: vuole contribuire alla medicina da ingegnere, progettando e collaudando dispositivi e apparecchiature che possono ridurre la mortalità. Durante il percorso ha svolto un tirocinio – che gli è servito anche per la tesi – seguendo i processi logistici e di assistenza legati alle apparecchiature medicali, nel ruolo di intermediario fra chi le costruisce e chi le utilizza.

Sul futuro immediato è netto: «Adesso vorrei restare a Milano per iniziare a lavorare», ha spiegato al quotidiano Il Giorno, senza preferenze fra ospedali e aziende. Più avanti, non esclude di tornare in Africa, quando avrà accumulato esperienza; e osserva che con la tecnologia si può dare una mano anche a distanza.

Nove studenti rifugiati al Politecnico

Alla proclamazione c'erano i suoi amici, molti dei quali giovani rifugiati che studiano al Politecnico o in altri atenei milanesi. Al Politecnico, in questo momento, gli studenti arrivati con Unicore sono nove, e altri tre sono attesi. I genitori, rimasti in Africa, si sono sentiti con lui online poco prima della discussione della tesi.

Per l'ateneo è intervenuta la prorettrice Isabella Nova, che ha portato i saluti della rettrice Donatella Sciuto: l'università, ha detto, non è solo un luogo di conoscenza ma una comunità, e mettere a disposizione borse di studio per studenti rifugiati significa investire non sui singoli ma sul futuro della società. A seguire Charles come relatrice è stata la professoressa Maria Gabriella Signorini, anche lei docente di Bioingegneria.

Che cos'è Unicore

Il progetto University Corridors for Refugees è nato nel 2019 come esperimento con due università e sei studenti. Funziona così: le università italiane offrono borse di studio per corsi di laurea magistrale biennali; i candidati, rifugiati già titolari di protezione internazionale e residenti in Paesi di primo asilo, vengono selezionati dagli atenei stessi sulla base del merito accademico e della motivazione; chi vince arriva in Italia con un visto per studio, in aereo, senza affidarsi ai trafficanti.

Secondo l'Unhcr, in sette edizioni il programma ha permesso a oltre 300 studenti rifugiati di proseguire gli studi in Italia. L'edizione più recente, presentata dall'Agenzia Onu nella primavera scorsa, mette a disposizione 78 borse di studio offerte da 41 atenei, con arrivo degli studenti previsto a partire dal prossimo settembre. Il Politecnico di Milano è fra le università che partecipano.

Numeri che, letti accanto alla fotografia di mercoledì, dicono una cosa semplice: la corona d'alloro sulla testa di Charles è la prima al Politecnico, ma non sarà l'ultima.

Tags: studenti cronaca universita
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