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Imputabilità Minori, UNICEF Italia: "Giustizia Educativa, Non Solo Punitiva"

UNICEF Italia esprime forte preoccupazione per le proposte di riforma della giustizia minorile, con il presidente Nicola Graziano che sottolinea l'importanza di mantenere una finalità educativa per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, chiedendo interventi strutturali contro il disagio giovanile.

Vincenzo Schirripa 25 luglio 2026 · 14:05 3 min di lettura

L'Italia si trova di fronte a un dibattito cruciale sul futuro della giustizia minorile, con proposte di riforma che stanno sollevando importanti interrogativi. A esprimere una forte preoccupazione è UNICEF Italia, che, attraverso le parole del suo Presidente Nicola Graziano, ha ribadito la necessità di un approccio che privilegi la finalità educativa rispetto a quella meramente punitiva per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

La posizione di UNICEF Italia: educazione al centro

Il cuore della critica di UNICEF Italia si concentra sulla presunzione di imputabilità per la fascia d'età 14-18 anni. Attualmente, il sistema italiano prevede che i minori in questa fascia d'età siano considerati imputabili, ma solo dopo un'attenta valutazione della loro capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Le proposte di riforma in discussione, secondo l'organizzazione, rischiano di alterare questo equilibrio, introducendo un approccio più rigido che potrebbe compromettere il percorso di recupero e reinserimento sociale dei giovani coinvolti in fatti criminosi.

“La giustizia minorile deve mantenere una finalità educativa e non esclusivamente punitiva”, ha dichiarato il Presidente Nicola Graziano. Questa affermazione sottolinea un principio cardine del diritto minorile italiano e internazionale, che vede il minore come soggetto in via di sviluppo, per il quale la sanzione penale dovrebbe essere l'ultima ratio e sempre orientata al suo superiore interesse.

Oltre la pena: interventi strutturali contro il disagio

La preoccupazione di UNICEF Italia va oltre la mera revisione delle norme sull'imputabilità. L'organizzazione ha infatti richiesto interventi strutturali e sistemici per affrontare le radici del disagio giovanile. È fondamentale, secondo UNICEF, agire preventivamente contro la povertà educativa e il malessere sociale che spesso spingono i giovani verso la devianza.

Questi interventi dovrebbero includere il potenziamento dei servizi di supporto psicologico e sociale nelle scuole, l'incremento delle opportunità educative e formative extrascolastiche, e la creazione di percorsi di inclusione lavorativa per i giovani più vulnerabili. L'obiettivo è costruire una rete di protezione che possa intercettare il disagio prima che si trasformi in condotte problematiche, offrendo alternative concrete e prospettive di futuro.

Il contesto normativo e le sfide attuali

Il dibattito sulla giustizia minorile si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sulle risposte dello Stato ai fenomeni di devianza giovanile. Negli ultimi anni, l'attenzione mediatica e politica si è spesso concentrata sull'inasprimento delle pene e sulla necessità di risposte più severe, spesso a seguito di episodi di cronaca che hanno coinvolto minorenni. Tuttavia, esperti di diritto minorile, pedagogisti e organizzazioni come UNICEF Italia, continuano a sottolineare che la risposta più efficace non risiede solo nella repressione, ma in un investimento a lungo termine sul benessere e sull'educazione dei giovani.

Le disposizioni attuali in materia di giustizia minorile, come delineate dal Decreto del Presidente della Repubblica 448/88 (DPR 448/88 su Normattiva), sono state concepite per garantire un percorso differenziato e mirato al recupero del minore, con particolare attenzione alla sua personalità e al suo contesto di vita. Qualsiasi modifica a questo impianto dovrebbe, secondo UNICEF, essere attentamente ponderata per non vanificare anni di esperienza e buone pratiche nel campo della giustizia minorile.

Le prossime tappe del dibattito

Mentre il disegno di legge continua il suo iter, è fondamentale che tutte le voci coinvolte, dalle istituzioni alle organizzazioni della società civile, partecipino attivamente al confronto. L'auspicio è che le decisioni finali tengano conto non solo delle esigenze di sicurezza, ma anche e soprattutto del diritto dei minori a un percorso di crescita e sviluppo che li allontani dalla criminalità, offrendo loro una vera opportunità di riscatto e integrazione. La scuola, in questo contesto, emerge come attore primario nella prevenzione del disagio e nella promozione di una cultura della legalità e del rispetto.

Tags: giustizia minorile unicef italia povertà educativa
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