Chi in queste settimane inizia a pensare alle uscite del prossimo anno scolastico farebbe bene a partire dal progetto didattico, non dalla meta. Secondo l'indagine Didatour 2026, le scuole italiane scelgono ormai le proposte in base al valore formativo, all'inclusività, alla sostenibilità, alla chiarezza dei costi e all'affidabilità dell'organizzazione: la destinazione, da sola, non è più l'elemento decisivo.
Didatour è il progetto de La Fabbrica dedicato al turismo scolastico e alla didattica, noto ai docenti soprattutto per l'annuario che ogni anno arriva nelle scuole all'avvio delle lezioni. Da alcuni anni realizza anche un'indagine periodica sui comportamenti degli istituti: l'edizione 2026 della ricerca "Turismo scolastico, strumenti e prodotti di supporto alla didattica: dati e tendenze degli istituti scolastici italiani" è stata presentata martedì scorso, 21 luglio, in un webinar rivolto agli operatori che lavorano con il mercato scolastico.
Che cosa pesa davvero nella scelta
Il messaggio che esce dalla rilevazione è abbastanza netto: la gita non viene più valutata come un'esperienza a sé, ma come un pezzo della programmazione. Contano il collegamento con quello che si sta studiando in classe, la possibilità che tutta la classe possa davvero partecipare — comprese le alunne e gli alunni con disabilità o con difficoltà economiche in famiglia — e l'attenzione all'impatto ambientale della proposta.
Sul piano pratico pesano poi due elementi molto concreti: costi trasparenti, cioè preventivi in cui si capisce che cosa è compreso e che cosa no, e un'organizzazione percepita come sicura e affidabile, dal trasporto alla sistemazione. Sono esattamente i punti su cui, negli ultimi anni, si sono concentrate le contestazioni delle famiglie e le preoccupazioni di dirigenti e segreterie.
Le due novità della rilevazione 2026
Rispetto alle edizioni precedenti, la ricerca 2026 allarga lo sguardo su due fronti. Il primo è il coinvolgimento, per la prima volta, delle scuole dell'infanzia, che stanno diventando un interlocutore anche per musei, parchi e destinazioni. Il secondo è un focus dedicato alle nuove regole che stanno cambiando il modo in cui le uscite vengono organizzate sul piano amministrativo: un tema che fino a poco tempo fa restava confinato negli uffici di segreteria e che oggi ricade anche sui docenti accompagnatori e sui consigli di classe.
Il quadro di partenza
Le edizioni precedenti dell'indagine avevano già fotografato una partecipazione altissima: nell'anno scolastico 2022/23, il primo pienamente libero dopo la pandemia, quasi la totalità dei docenti interpellati aveva svolto almeno un'uscita o un viaggio d'istruzione. Nella rilevazione riferita al 2023/24 emergevano poi due tendenze consolidate: la netta preferenza per l'Italia rispetto all'estero per i viaggi di più giorni e la concentrazione delle partenze nei mesi primaverili, con la destagionalizzazione ancora al palo. Lo stesso lavoro segnalava una scarsa richiesta del contributo per i viaggi d'istruzione destinato alle famiglie con ISEE basso della secondaria di secondo grado: uno strumento che, sulla carta, avrebbe dovuto ridurre proprio il divario economico tra studenti.
Quello che è cambiato per i trasporti
Il richiamo alla sicurezza e alla qualità non è solo una sensibilità delle scuole: è diventato un obbligo. L'articolo 5 del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127, convertito con la legge 30 ottobre 2025, n. 164, ha inserito nel Codice dei contratti pubblici una previsione specifica: i contratti per i servizi di trasporto collegati a uscite didattiche e viaggi d'istruzione delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado devono essere aggiudicati esclusivamente con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, cioè sul miglior rapporto qualità/prezzo. La norma prevede inoltre un tetto al peso del punteggio economico e indica gli elementi da valorizzare: dispositivi e sistemi per la sicurezza del trasporto, accessibilità e trasporto di persone con disabilità, competenze professionali dei conducenti. Il testo coordinato è consultabile su Normattiva.
In concreto: il solo prezzo più basso non è più un criterio difendibile, e la scelta del fornitore va motivata. Restano invece punti su cui gli operatori scolastici chiedono da mesi indicazioni più operative, a partire dalla gestione degli affidamenti di importo più contenuto.
Cosa fare adesso
- Mettere per iscritto l'obiettivo didattico della singola uscita e il suo collegamento con il PTOF: è la base sia della delibera degli organi collegiali sia della motivazione della scelta del fornitore.
- Chiedere preventivi leggibili, con le voci di costo separate e l'indicazione chiara di ciò che non è compreso: è il primo fattore di conflitto con le famiglie.
- Verificare l'accessibilità della proposta prima di presentarla alla classe: mezzi, strutture, percorsi, esigenze alimentari.
- Muoversi per tempo. Con l'obbligo di valutare la qualità dell'offerta, i tempi delle procedure si allungano: iniziare la programmazione all'avvio dell'anno scolastico, e non a ridosso della primavera, evita corse contro il calendario.
Per chi organizza le gite, insomma, il messaggio dell'indagine e quello della normativa vanno nella stessa direzione: contano il progetto formativo, la partecipazione di tutti e la sicurezza, più della meta scritta sulla circolare.