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Scuola

Compiti delle vacanze assegnati sul registro a scuole chiuse

24 luglio 2026 di Vincenzo Schirripa

Solo quattro studenti su dieci hanno ricevuto tutti i compiti delle vacanze entro l'ultimo giorno di lezione. Per gli altri, una parte — a volte la parte più consistente — è arrivata dopo, quando la scuola era già chiusa, attraverso il registro elettronico. È il quadro che emerge da un sondaggio diffuso da Skuola.net (indagine condotta su un campione privato di circa mille alunni di scuole medie e superiori) e rilanciato dall'ANSA.

Il dato riguarda da vicino tre categorie di lettori: gli studenti, che si ritrovano una lista di lavoro che si allunga a luglio; le famiglie, costrette a controllare il registro anche in vacanza; e i docenti, ai quali il Ministero ha già chiesto per iscritto di comportarsi diversamente.

Quanti compiti e quando arrivano

Secondo l'indagine privata, quest'anno circa 3 studenti su 4 delle scuole secondarie hanno ricevuto esercizi da svolgere durante l'estate: un dato sostanzialmente stabile rispetto alla rilevazione dell'anno precedente. Il problema, più che la quantità in sé, è il momento della consegna.

Tradotto: per un quarto degli intervistati dal sondaggio il grosso del lavoro estivo è stato caricato online a istituto chiuso. Sul carico complessivo, il 49% degli alunni lo definisce «molto impegnativo ma fattibile», mentre un quarto lo giudica eccessivo o del tutto impossibile da completare.

Cosa aveva chiesto il Ministero

Non si tratta di una polemica nuova. Attraverso varie raccomandazioni ed indicazioni ufficiali, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha invitato i docenti a pianificare con cura verifiche e compiti a casa, a coordinarsi con i colleghi del team o del consiglio di classe e — punto oggi tornato al centro del dibattito — a evitare di consegnare i compiti sul registro elettronico in serata, privilegiando l'annotazione durante la lezione, anche sul diario personale, per favorire l'autonomia degli alunni.

Va detto con chiarezza, perché è la domanda che si fanno molti genitori: si tratta di raccomandazioni, non di divieti sanzionabili. La programmazione didattica resta materia dell'autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, e il singolo docente non commette alcun illecito se inserisce un'integrazione sul registro a luglio. Proprio per questo lo strumento più efficace, quando il problema si ripete, non è la protesta individuale ma una linea condivisa in collegio dei docenti o in consiglio di classe.

Sul punto è intervenuto Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, secondo cui limitare l'uso del registro elettronico fuori dall'orario scolastico sta diventando ormai «un imperativo categorico», perché studenti e famiglie non dovrebbero vivere le pause didattiche costantemente connessi in attesa di nuove consegne.

A che punto sono i ragazzi

La fotografia di fine luglio non è confortante nemmeno sul fronte dell'organizzazione. Solo un intervistato su dieci ha concluso — o quasi — il lavoro estivo, mentre un ulteriore 20% ha superato la metà del programma. Il 42% non è ancora arrivato a metà dell'opera e oltre uno su quattro (28%) ammette di aver fatto pochissimo o di non aver ancora aperto libri e quaderni.

Cambia anche il modo in cui i compiti vengono svolti: soltanto il 22% dichiara di volerli affrontare esclusivamente in maniera "analogica", segno di un ricorso ormai diffuso a strumenti e supporti digitali. Un elemento che, sul piano didattico, rende ancora più delicata la scelta del tipo di esercizio assegnato, più che della sua quantità.

Resta infine il giudizio di fondo degli studenti sulla pratica in sé: due su tre la considerano un'usanza da ridimensionare. Nel dettaglio, il 24% vorrebbe abolire del tutto i compiti estivi e il 43% li accetterebbe solo se molto contenuti nel numero; i favorevoli si fermano al 33%.

Cosa fare adesso

Per le famiglie e gli studenti: se il carico appare oggettivamente insostenibile o le assegnazioni continuano ad arrivare a scuole chiuse, la strada è segnalarlo al coordinatore di classe o al dirigente scolastico a settembre, chiedendo che il tema venga portato in consiglio di classe. Nel frattempo, distribuire il lavoro su più settimane resta la scelta che riduce di più lo stress da rientro.

Per i docenti: le indicazioni ministeriali generali restano il riferimento più concreto. Assegnare i compiti in classe, annotarli anche sul diario, coordinarsi con i colleghi ed evitare integrazioni tardive sul registro sono accorgimenti che non tolgono nulla alla libertà di insegnamento, ma cambiano molto la percezione del carico da parte di chi lo deve sostenere.

Il rientro a scuola è previsto per i primi giorni di settembre, con calendari fissati dalle singole Regioni: c'è ancora tempo per riequilibrare il lavoro, ma è il momento di farlo.

Tags: studenti compiti registro elettronico
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