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Scuola

Scuole nei comuni montani: i dubbi sulle classi plurime

13 luglio 2026 di Francesco Perrone

L'organizzazione della didattica nei piccoli comuni montani torna al centro del dibattito scolastico. Le recenti indicazioni normative, che mirano a razionalizzare la presenza delle istituzioni scolastiche nelle aree interne e montane, stanno sollevando non poche perplessità tra le comunità locali, i sindacati e gli amministratori, preoccupati per il rischio di una gestione che potrebbe tradursi in un incremento delle classi plurime.

Il nodo centrale della questione riguarda il mantenimento della qualità dell'offerta formativa in contesti geograficamente isolati. La necessità di garantire il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, si scontra con le esigenze di revisione dei criteri di dimensionamento che, secondo le sigle sindacali, rischiano di penalizzare proprio i presidi educativi fondamentali per contrastare lo spopolamento delle aree interne.

Il rischio delle pluriclassi

La preoccupazione diffusa tra gli operatori del settore è che la flessibilità consentita per la formazione delle classi possa trasformarsi, nei fatti, in una moltiplicazione delle pluriclassi. Si tratta di gruppi classe composti da alunni di diverse età e livelli di apprendimento, che richiedono un impegno didattico peculiare e, spesso, un supporto aggiuntivo che le attuali dotazioni organiche faticano a garantire.

Le organizzazioni sindacali, come FLC CGIL e CISL Scuola, hanno più volte sottolineato come il modello delle pluriclassi, pur potendo rappresentare una risorsa pedagogica in contesti specifici, non debba diventare lo strumento principale per gestire la carenza di organico o il ridotto numero di iscritti, pena una contrazione della qualità dell'insegnamento e un appesantimento del carico di lavoro per i docenti.

Le istanze dei territori

Dalla parte dei comuni montani, la richiesta è univoca: evitare che la scuola diventi la prima istituzione a subire tagli drastici. Per molti piccoli centri, l'istituto scolastico non è solo un luogo di istruzione, ma l'unico presidio sociale attivo. La chiusura di una sede o l'accorpamento forzato in pluriclassi eterogenee viene percepito come un segnale di abbandono, capace di accelerare i processi di migrazione delle famiglie verso i centri urbani più vicini.

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, attraverso i canali ufficiali disponibili sul portale mim.gov.it, ha ribadito in diverse occasioni la volontà di tutelare le specificità delle aree montane, pur nel quadro di una necessaria revisione della rete scolastica nazionale. Tuttavia, la traduzione operativa di questi intenti in norme applicative continua a essere oggetto di analisi critica da parte di chi vive quotidianamente la realtà della scuola di montagna.

Cosa monitorare nei prossimi mesi

In vista dell'avvio del prossimo anno scolastico, le attenzioni sono rivolte alle circolari attuative e ai decreti sugli organici che definiranno nel concreto la struttura delle classi in molte regioni italiane. Per le famiglie e il personale scolastico, i punti di riferimento restano:

La situazione rimane in evoluzione. Sarà fondamentale osservare, già a partire dalle prossime settimane, come le singole amministrazioni scolastiche applicheranno i criteri di deroga, cercando di bilanciare le esigenze di bilancio con la necessità di mantenere un servizio educativo di qualità anche nei comuni più remoti del nostro Paese.

Tags: scuola docenti territori
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