Il reclutamento del personale docente e ricercatore nelle università italiane cambia: il disegno di legge che rivede le modalità di accesso, valutazione e trasferimento di professori e ricercatori è stato approvato in via definitiva dalla Camera il 7 luglio 2026, dopo il primo via libera del Senato nel dicembre 2025. Il provvedimento è passato con 122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti ed è ora legge, in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dei decreti attuativi che ne definiranno l'operatività.
Per i candidati non scattano procedure immediate: la riforma entrerà in vigore in modo graduale, senza interrompere i concorsi già avviati, e diversi passaggi restano affidati a successivi provvedimenti del Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR). L'obiettivo dichiarato è snellire e rendere più trasparenti le selezioni, superando il sistema di reclutamento in vigore da quindici anni.
Cosa prevede la riforma
Il cuore del provvedimento è il superamento dell'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), finora la "porta d'ingresso" ai concorsi da docente. Al suo posto arriva un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica", proposti dall'ANVUR e fissati con decreto ministeriale, che i candidati dovranno dichiarare tramite autocertificazione su una piattaforma del Ministero. Chi ha già ottenuto l'ASN prima dell'entrata in vigore della legge la manterrà valida fino alla naturale scadenza.
Tra le principali novità figurano:
- Commissioni per sorteggio: i commissari saranno in larga parte estratti da liste nazionali aggiornate dal MUR ogni due anni. Per i concorsi da ordinario e associato sono previsti cinque membri (tre nei settori più piccoli), uno nominato dall'ateneo e gli altri sorteggiati; per i ricercatori, tre membri, di cui uno dell'ateneo e due sorteggiati.
- Prova didattica obbligatoria: viene introdotta in tutti i concorsi una prova didattica, per verificare le capacità di insegnamento oltre al profilo scientifico.
- Valutazione ex post e finanziamenti: dopo tre anni dall'ingresso in ruolo, i neoassunti saranno valutati dall'ANVUR sull'attività scientifica e didattica, con effetti sulle quote premiali del Fondo di finanziamento ordinario degli atenei.
- Mobilità: professori e ricercatori a tempo indeterminato con almeno cinque anni di servizio potranno trasferirsi in un altro ateneo, con l'accordo delle università coinvolte e nel rispetto degli equilibri finanziari.
L'iter parlamentare: cosa è successo
Il testo, elaborato a partire dal gruppo di lavoro istituito dal MUR con rappresentanti dell'università e della ricerca, ha ottenuto il primo via libera del Senato a dicembre 2025 ed è stato approvato in via definitiva dalla Camera il 7 luglio 2026. Con il voto di Montecitorio l'iter legislativo si è concluso: restano ora la promulgazione, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l'emanazione dei provvedimenti attuativi, a partire dal decreto ministeriale che dovrà fissare i nuovi requisiti entro 90 giorni dall'entrata in vigore.
Gli aggiornamenti sull'iter dei provvedimenti e i relativi documenti restano consultabili sul sito ufficiale del Senato della Repubblica, dove viene pubblicata la documentazione dei disegni di legge esaminati dal Parlamento.
Il contesto della riforma
La revisione del reclutamento universitario era attesa da tempo e ha diviso il mondo accademico. La Conferenza dei rettori (CRUI) ha accolto con favore il superamento dell'ASN e la maggiore autonomia riconosciuta agli atenei, mentre diverse organizzazioni sindacali e rappresentanze accademiche hanno espresso forti critiche: la FLC CGIL ha definito il provvedimento "regressivo", e alcuni movimenti di ricercatori temono che i bandi possano essere ritagliati su profili troppo specifici. Il dibattito resta quindi aperto, anche in vista dei decreti che dovranno tradurre la legge in regole operative.
Cosa fare adesso? Per docenti e ricercatori non è richiesta un'azione immediata: le nuove regole si applicheranno con gradualità e diventeranno operative solo con i decreti attuativi. Si consiglia di seguire i canali istituzionali del Ministero dell'Università e della Ricerca, che pubblicherà le indicazioni operative una volta definiti i requisiti e le procedure.




