Da oggi, martedì 7 luglio 2026, per organizzare a scuola un progetto su affettività e sessualità che esca dal normale programma serve il consenso scritto e preventivo dei genitori (o degli studenti maggiorenni). La regola vale per le scuole secondarie di primo e secondo grado — medie e superiori — ed è la novità principale della legge che entra in vigore proprio in questa data.

Si tratta della Legge 9 giugno 2026, n. 104, "Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico", pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 22 giugno scorso. Da oggi le istituzioni scolastiche sono chiamate ad adeguare procedure interne, modulistica e — dove serve — il Patto educativo di corresponsabilità.

Cosa cambia in concreto

La legge non tocca le lezioni curricolari. L'anatomia e la riproduzione continuano a spiegarsi nelle ore di scienze, senza bisogno di alcun permesso. Il consenso informato scatta invece per le attività extracurricolari e di ampliamento dell'offerta formativa previste dal PTOF che affrontano temi legati alla sfera sessuale e affettiva: incontri con esperti, laboratori, progetti dedicati.

Prima di avviare una di queste attività, la scuola deve fornire alle famiglie un'informativa dettagliata almeno sette giorni prima dell'inizio. Nell'informativa vanno indicati finalità, obiettivi educativi, contenuti, argomenti trattati, modalità di svolgimento ed eventuale presenza di esperti esterni. I genitori e gli studenti maggiorenni hanno inoltre il diritto di visionare in anticipo i materiali didattici, così da decidere con cognizione di causa.

Se una famiglia non dà il consenso

Chi non aderisce non resta semplicemente escluso. La legge impone alla scuola di garantire attività formative alternative, da organizzare con gli strumenti di flessibilità e autonomia didattica già in mano agli istituti e da inserire nel Piano triennale dell'offerta formativa. In pratica, l'alunno che non partecipa al progetto deve poter seguire un percorso sostitutivo, che va comunicato alle famiglie insieme alla richiesta di consenso.

Infanzia e primaria: la regola è più netta

Per la scuola dell'infanzia e la primaria non si parla di consenso, ma di esclusione: la legge vieta lo svolgimento di attività e progetti specificamente dedicati a sessualità e affettività affidati a soggetti esterni. Su questo punto si è concentrata gran parte del dibattito parlamentare degli ultimi mesi.

Esperti esterni: doppio passaggio negli organi collegiali

Cambia anche il modo di far entrare in classe associazioni ed esperti. L'intervento di un soggetto esterno su questi temi va prima deliberato dal collegio dei docenti e poi approvato dal consiglio di istituto. Spetta al collegio definire i criteri di selezione, valutando titoli, esperienza professionale, scientifica o accademica e la coerenza dell'intervento con l'età e la maturità degli studenti. Durante le attività che coinvolgono minori è prevista la presenza di almeno un docente.

Cosa devono fare le scuole adesso

Gli adempimenti organizzativi non sono banali, e ricadono sugli istituti a risorse invariate: la legge, infatti, stabilisce che tutto avvenga senza nuovi oneri per la finanza pubblica. In concreto, dirigenti e docenti sono chiamati nelle prossime settimane a:

  • predisporre la modulistica per l'informativa e la raccolta del consenso;
  • rivedere, dove necessario, il Patto educativo di corresponsabilità;
  • pianificare le attività alternative per chi non aderisce;
  • fissare i criteri di selezione degli esperti esterni in collegio docenti.

Trattandosi di adempimenti che entrano nel vivo con l'avvio del prossimo anno scolastico, è probabile che il Ministero fornisca ulteriori indicazioni operative. Al momento il riferimento resta il testo di legge pubblicato in Gazzetta; per aggiornamenti e note conviene monitorare il portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Un provvedimento discusso

La legge — approvata in via definitiva dal Senato il 4 giugno con 78 voti favorevoli e 38 contrari — arriva dopo mesi di confronto acceso. Il ministro Giuseppe Valditara l'ha difesa sostenendo che non cancella l'educazione affettiva, ma restituisce voce ai genitori e rende stabile in tutti i gradi l'educazione al rispetto e alle relazioni. Dal fronte sindacale non sono mancate le perplessità: la segretaria generale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, ha osservato che per molti aspetti sarebbe bastato affidarsi ai patti di corresponsabilità già esistenti. Anche una parte del mondo scolastico ha segnalato il rischio di appesantire il lavoro degli istituti senza risorse aggiuntive.

Al di là delle posizioni, per chi lavora nella scuola il messaggio pratico è chiaro: dai progetti del prossimo anno scolastico, prima di partire con qualsiasi iniziativa sui temi dell'affettività e della sessualità nelle secondarie, va raccolto il consenso informato delle famiglie, con informativa anticipata e materiali consultabili.