Chiuso il rinnovo del contratto, per i dirigenti scolastici si apre subito un altro fronte: quello del riconoscimento economico e professionale del loro ruolo. Con la firma del nuovo CCNL le sigle di categoria non considerano archiviata la partita e tornano a chiedere che la retribuzione dei presidi venga allineata a quella degli altri dirigenti pubblici, a partire da chi lavora negli stessi uffici del Ministero.
Il tema non riguarda solo una categoria ristretta. La dirigenza scolastica coinvolge circa 8.000 persone che, ogni giorno, tengono in piedi le scuole autonome: dalla sicurezza degli edifici alla gestione del personale, dai bilanci ai rapporti con famiglie ed enti locali. È su questo carico di responsabilità che si concentra il confronto delle ultime settimane.
Cosa è cambiato con il nuovo contratto
L'11 maggio scorso, presso l'ARAN, è stata sottoscritta l'ipotesi del CCNL 2022-2024 dell'Area Istruzione e Ricerca, che comprende i dirigenti scolastici insieme ai dirigenti di università, enti di ricerca e AFAM. Secondo i dati diffusi dall'agenzia negoziale, per i presidi il contratto riconosce incrementi medi intorno ai 500 euro lordi al mese su tredici mensilità, oltre agli arretrati maturati dal 1° gennaio 2024, quantificati in media in circa 5.800 euro. Chi vuole leggere i contenuti nel dettaglio può consultare la scheda ufficiale sul sito dell'ARAN.
Sul piano normativo l'accordo interviene su alcuni istituti (ferie, permessi per lutto, periodo di prova, disciplina) e aumenta la quota di posti destinati alla mobilità interregionale. Diverse organizzazioni, però, hanno messo a verbale l'insoddisfazione per il mancato passaggio al 100% dei posti disponibili e, soprattutto, per la questione rimasta irrisolta: quella retributiva.
La richiesta: parità con la dirigenza amministrativa
Il punto sollevato dai sindacati è semplice da spiegare. A parità di collocazione, sostengono, un dirigente scolastico guadagna meno di un dirigente amministrativo dello stesso Ministero, pur assommando su una sola figura funzioni che negli altri settori della pubblica amministrazione sono distribuite tra più uffici e più professionalità.
La UIL Scuola, all'indomani della firma, ha ribadito la necessità di un «reale allineamento retributivo» dei presidi con gli altri profili dirigenziali dell'area, richiamando le crescenti responsabilità gestionali e organizzative affidate alle scuole. Sulla stessa linea la FLC CGIL, che nei mesi della trattativa aveva più volte segnalato l'assenza delle risorse necessarie a colmare il divario con le altre dirigenze del comparto.
La lettera aperta all'ARAN
A rilanciare il confronto è stata, in queste ore, un'iniziativa dell'associazione professionale-sindacale DIRIGENTISCUOLA, che ha indirizzato una lettera aperta al presidente dell'ARAN, Antonio Naddeo. Nel testo, a firma del presidente nazionale Attilio Fratta, l'associazione contesta l'idea che tra dirigenza scolastica e dirigenza amministrativa non vi sia differenza di funzioni, e cita come esempio il divario nella retribuzione di risultato media, che secondo l'associazione supererebbe i 23 mila euro annui a favore dei dirigenti amministrativi.
L'argomento di fondo è che, se davvero le due figure fossero equivalenti, non si spiegherebbe una simile distanza economica. Da qui la richiesta di riportare il dibattito, come scrive l'associazione, «sul terreno dell'evidenza e dell'equità», partendo dal principio costituzionale della retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro svolto.
Va precisato che le cifre e le valutazioni riportate nella lettera sono quelle proposte da DIRIGENTISCUOLA a sostegno della propria posizione: si tratta di una presa di posizione sindacale, non di un dato certificato in via ufficiale. Il valore della notizia sta nel confronto che si è riacceso, non in un nuovo provvedimento.
Cosa aspettarsi ora
Sul piano pratico, per i dirigenti scolastici la firma del CCNL 2022-2024 significa che gli aumenti e gli arretrati previsti troveranno applicazione secondo le procedure ordinarie, una volta completato l'iter dell'ipotesi. La questione dell'equiparazione retributiva, invece, non trova risposta in questo contratto: è un tema che i sindacati intendono portare al tavolo del rinnovo successivo, quello relativo al triennio 2025-2027, il cui confronto è già stato avviato.
Per chi lavora nelle scuole, il messaggio è duplice. Da un lato c'è un contratto chiuso dopo anni di attesa, con effetti economici concreti in busta paga. Dall'altro resta aperto un nodo di prospettiva — quanto lo Stato valorizza la guida delle istituzioni scolastiche — che accompagnerà la prossima stagione contrattuale e che, prevedibilmente, tornerà al centro del dibattito nei mesi a venire.