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NASpI supplenti 2026: requisiti, importi e come fare domanda

04 luglio 2026 di Vincenzo Schirripa

Se il tuo contratto da supplente è scaduto il 30 giugno e non hai un nuovo incarico in vista, hai diritto a chiedere la NASpI, l'indennità di disoccupazione dell'INPS. Il termine per presentare la domanda è di 68 giorni dalla fine del contratto, ma conviene non aspettare: chi invia la richiesta entro 8 giorni dalla cessazione non perde nemmeno una giornata di indennità. Per un contratto chiuso il 30 giugno, questo significa muoversi entro l'8 luglio.

È il classico sostegno che accompagna decine di migliaia di docenti e personale ATA precario nei mesi estivi, quando lo stipendio si ferma e il prossimo incarico è ancora lontano. Vediamo chi ne ha diritto, quanto spetta e come muoversi senza commettere errori che possono costare settimane di pagamento.

Chi può chiederla

La NASpI spetta a chi perde il lavoro involontariamente. La scadenza naturale di un contratto a termine — la situazione tipica del supplente — rientra a pieno titolo in questa condizione. Servono due requisiti:

Per chi ha lavorato un intero anno scolastico, le 13 settimane sono quasi sempre soddisfatte. Attenzione invece a chi ha fatto solo supplenze brevi e frammentate: in quei casi conviene verificare la propria posizione, magari con l'aiuto di un patronato, prima di dare per scontato il diritto.

La regola degli 8 giorni, quella che fa davvero la differenza

Qui si gioca la partita più importante. La domanda si può presentare fino a 68 giorni dopo la fine del contratto, ma il momento dell'invio incide direttamente su quando parte il pagamento:

In pratica ogni giorno di ritardo oltre l'ottavo è un giorno di indennità perso. Per un contratto scaduto il 30 giugno, presentare la domanda entro l'8 luglio permette di non lasciare sul tavolo nemmeno un euro. Superati i 68 giorni, invece, il diritto decade del tutto.

Quanto spetta

L'importo si calcola sulla retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni. La regola di base è semplice: la NASpI vale il 75% dello stipendio medio se questo resta entro una soglia aggiornata ogni anno; sopra quella soglia si aggiunge una quota ridotta sulla parte eccedente. Per il 2026 la soglia di riferimento è di 1.456,72 euro e l'importo mensile non può in ogni caso superare il tetto massimo di 1.584,70 euro lordi, valori fissati dalla circolare INPS di inizio anno con la rivalutazione ISTAT.

Due avvertenze concrete. La prima: si tratta di importi lordi, soggetti a tassazione IRPEF, quindi il netto che arriva sul conto è più basso. La seconda: l'indennità non resta costante. Dopo alcuni mesi di fruizione scatta il cosiddetto décalage, una riduzione progressiva mensile pensata per incentivare la ricerca di un nuovo lavoro.

Quanto dura? In linea di massima la NASpI copre un numero di settimane pari alla metà di quelle contribuite negli ultimi quattro anni, entro un limite massimo. Per un supplente annuale significa in genere diversi mesi di copertura, sufficienti ad arrivare al nuovo anno scolastico.

Come si presenta la domanda

La domanda si invia solo per via telematica, in tre modi: dal portale INPS con SPID, CIE o CNS (percorso Prestazioni e servizi → NASpI → Nuova domanda), oppure rivolgendosi a un patronato o a un CAF abilitato, che offrono assistenza gratuita. Presentare la domanda equivale automaticamente a rendere la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID).

Prima di iniziare, tieni a portata di mano documento d'identità, codice fiscale, IBAN intestato a te, le ultime buste paga e il contratto scaduto. Un passaggio da non dimenticare: entro 15 giorni dalla domanda va attivato il percorso con il Centro per l'Impiego. Ignorare le convocazioni può portare fino alla perdita dell'indennità.

Se arriva una nuova supplenza

Capita spesso: si percepisce la NASpI e nel frattempo arriva una convocazione. In quel caso occorre comunicarlo all'INPS. Un nuovo incarico subordinato con reddito annuo entro una certa soglia non fa perdere del tutto l'indennità, ma la riduce; oltre quella soglia, invece, la NASpI cessa. Le regole cambiano a seconda di durata e reddito del nuovo contratto, perciò in questi casi è davvero utile un controllo con il patronato per non rischiare di dover restituire somme già incassate.

Cosa fare adesso

Se il tuo contratto si è chiuso il 30 giugno, la mossa pratica è una sola: preparare i documenti e inviare la domanda entro l'8 luglio, così da non perdere giorni di indennità. Chi ha un contratto fino al 31 agosto avrà i propri termini a partire da quella data e potrà muoversi più avanti. In ogni caso, prima si presenta la domanda, prima arriva il primo accredito.

Tags: stipendio precariato supplenze
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