Se hai un figlio sotto i tre anni al nido, il bonus asilo nido 2026 ti rimborsa le rette fino a un massimo di 3.600 euro l'anno, e da quest'anno la domanda all'INPS, una volta accolta, non va più ripresentata ogni anno: resta valida fino ad agosto dell'anno in cui il bambino compie tre anni. La richiesta si presenta online sul portale INPS, attivo dal 31 marzo scorso.

Il contributo serve a coprire le rette di asili nido pubblici o privati autorizzati per i bambini da zero a tre anni. È previsto anche un contributo alternativo per il supporto a casa, destinato ai bambini che non possono frequentare il nido perché affetti da gravi patologie croniche. Le due principali novità del 2026 riguardano il calcolo dell'ISEE e la durata della domanda.

Quanto spetta: gli importi per fascia ISEE

L'importo dipende da due elementi: la data di nascita del bambino e il valore dell'ISEE preso in considerazione. Ecco le cifre indicate dall'INPS.

Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024:

  • 3.600 euro annui con ISEE (neutralizzato, vedi sotto) pari o inferiore a 40.000 euro;
  • 1.500 euro annui con ISEE superiore a 40.000 euro, oppure in assenza di ISEE valido.

Per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024:

  • 3.000 euro annui con ISEE fino a 25.000,99 euro;
  • 2.500 euro annui con ISEE da 25.001 a 40.000 euro;
  • 1.500 euro annui con ISEE superiore a 40.000 euro o in assenza di ISEE.

Il contributo viene erogato in undici rate e comunque non può superare la spesa effettivamente sostenuta per la retta. Attenzione: chi non presenta un ISEE valido riceve solo l'importo minimo di 1.500 euro. Per accedere alle fasce più alte occorre quindi avere una DSU (la dichiarazione da cui si ricava l'ISEE) in corso di validità.

Cos'è l'"ISEE neutralizzato" e perché conviene

La novità più rilevante di quest'anno è il modo in cui si calcola l'ISEE. Dal 2026 il bonus è parametrato a un valore "neutralizzato" dall'Assegno unico e universale: in pratica, dall'ISEE per le prestazioni familiari viene sottratto quanto la famiglia ha già percepito come Assegno unico, rapportato alla scala di equivalenza.

Il risultato pratico è che l'indicatore utile per il bonus può risultare più basso di quello "pieno", facendo rientrare in fasce di contributo più favorevoli anche famiglie che, con il vecchio calcolo, sarebbero rimaste escluse o avrebbero preso l'importo minimo. Questo meccanismo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 e spiegato dall'INPS nella circolare n. 29 del 27 marzo 2026. Chi vuole capire in anticipo l'importo spettante può usare il simulatore disponibile nel servizio online.

Una domanda che dura fino ai tre anni del bambino

L'altra semplificazione importante riguarda la durata. Fino allo scorso anno la domanda andava rifatta ogni dodici mesi; dal 2026, invece, una volta accolta resta valida fino al mese di agosto dell'anno in cui il bambino compie tre anni. Non serve quindi ripartire da zero ogni gennaio.

Restano però due adempimenti annuali da non dimenticare:

  • ogni anno solare bisogna rientrare nella pratica e indicare le mensilità per cui si chiede il rimborso;
  • i documenti di spesa (fattura o ricevuta di pagamento tracciabile) vanno caricati entro il 30 aprile dell'anno successivo a quello delle mensilità richieste. Per le rette del 2026, quindi, il termine è il 30 aprile 2027.

Chi ha più figli sotto i tre anni deve presentare una domanda separata per ciascuno. Va inoltre ricordato che il bonus non è cumulabile con la detrazione fiscale del 19% prevista per le spese di frequenza del nido: si sceglie l'una o l'altro.

Come e dove presentare la domanda

La domanda si presenta solo online, dal portale INPS con SPID di livello 2, CIE 3.0 o CNS, oppure tramite l'app INPS Mobile. In alternativa ci si può rivolgere a un patronato. Sul sito il percorso è "Sostegni, Sussidi e Indennità" → "Per genitori" → "Bonus asilo nido e forme di supporto presso la propria abitazione".

Un passaggio da curare con attenzione è quello relativo alla struttura: l'INPS riconosce il contributo solo per nidi e servizi educativi realmente abilitati secondo la normativa regionale (nidi, micronidi, sezioni primavera, spazi gioco e servizi educativi domiciliari). Prima di compilare la domanda conviene chiedere alla struttura i riferimenti esatti della sua abilitazione, da inserire nel modulo: se il servizio non risulta abilitato, la richiesta viene respinta.

Cosa fare adesso

Se paghi la retta del nido e non hai ancora presentato la domanda, puoi farlo sul portale INPS. Prima di iniziare, tieni a portata di mano un ISEE in corso di validità (fondamentale per ottenere più dell'importo minimo), il codice fiscale del bambino e i dati di abilitazione della struttura. Conserva con cura tutte le ricevute di pagamento tracciabile: senza documentazione caricata nei termini, le mensilità non vengono rimborsate.