Da questa estate la busta paga dei docenti cambia in modo permanente: con la firma definitiva della parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, avvenuta il 1° luglio all'ARAN, entra a regime il nuovo stipendio tabellare, diverso per ordine di scuola e fascia di anzianità. È la voce che resta in busta paga mese dopo mese, a differenza degli arretrati una tantum: per questo conviene capire subito in quale fascia si rientra e verificare il cedolino quando gli importi verranno applicati.
La firma, arrivata all'unanimità con tutte le sigle rappresentative del comparto, chiude la sola parte economica del contratto: la trattativa sulla parte normativa prosegue in un tavolo separato. Ma dal punto di vista dello stipendio è il passaggio che sblocca gli aumenti già decisi lo scorso 1° aprile con l'ipotesi di accordo.
Cosa cambia in busta paga
L'aumento non è uguale per tutti: cresce con l'anzianità di servizio ed è diverso a seconda che si insegni all'infanzia e primaria, alla secondaria di primo grado o alla secondaria di secondo grado. A regime, cioè dal 1° gennaio 2027, l'incremento medio per il personale docente della scuola si attesta intorno ai 143 euro lordi mensili su tredici mensilità, secondo i dati diffusi da ARAN e dai sindacati.
La forchetta tra le fasce è ampia. Sempre secondo le tabelle ufficiali, per il solo stipendio tabellare si va da circa 110 euro lordi per un docente di infanzia e primaria a inizio carriera fino a oltre 185 euro lordi per un docente laureato della secondaria di secondo grado con la massima anzianità. A questi importi si aggiunge, dal 2027, l'incremento della Retribuzione professionale docenti (RPD). Attenzione però a un punto: l'aumento è distribuito in tre scaglioni annuali (decorrenze 1° gennaio 2025, 2026 e 2027), quindi la cifra piena si raggiunge solo con l'ultima tranche del 2027. Il cedolino estivo riflette il livello maturato fino al 2026, non ancora quello finale.
Una novità pratica riguarda l'Indennità di vacanza contrattuale (IVC), l'anticipo che da mesi compariva come voce a sé: secondo il CCNL i nuovi incrementi sono comprensivi dell'anticipazione IPCA/IVC già erogata. Come questo si tradurrà in concreto sulle singole voci del cedolino non risulta però ancora confermato da NoiPA: sarà utile verificare i prossimi cedolini.
Perché il tabellare conta più degli arretrati
Il rinnovo porta con sé anche gli arretrati per il periodo che va da gennaio 2025 a giugno 2026. Secondo le stime ARAN gli importi oscillano indicativamente tra circa 815 e 1.250 euro lordi a seconda del profilo, dell'anzianità e delle anticipazioni già percepite. Sono però somme una tantum: arrivano una volta sola e non incidono sulla base stipendiale.
Il nuovo tabellare, al contrario, è la parte che resta e che fa da base per il futuro: incide sugli istituti economici e sui trattamenti collegati allo stipendio tabellare, sulla previdenza e sul calcolo di TFS/TFR e, in prospettiva, sulla pensione. È questo il motivo per cui vale la pena controllare di essere collocati nella fascia di anzianità corretta.
Quando arrivano gli importi
Sui tempi conviene mantenere prudenza. Secondo indicazioni di fonti sindacali e giornalistiche, aumenti e arretrati per il personale della scuola pagato tramite NoiPA potrebbero comparire sui cedolini tra luglio e agosto, con gli arretrati eventualmente liquidabili anche tramite emissione speciale; si tratta però di una previsione non ancora confermata da comunicazioni ufficiali di NoiPA. È un'ipotesi legata ai tempi tecnici delle lavorazioni: la data esatta va confermata dai prossimi cedolini.
Cosa fare adesso
Il consiglio pratico è semplice: appena gli importi vengono applicati, controllare il proprio cedolino su NoiPA verificando che la fascia di anzianità sia quella giusta, così da individuare subito eventuali errori. Per i valori puntuali profilo per profilo il riferimento più affidabile resta quello delle tabelle ufficiali pubblicate dall'ARAN e dalle organizzazioni sindacali, che dettagliano gli importi per ciascun ordine di scuola e ogni gradone.
Tutte le cifre indicate sono al lordo: l'importo che si vedrà effettivamente in busta paga sarà inferiore, perché su di esso incidono tassazione e contributi. Per il calcolo netto, che varia in base alla situazione fiscale individuale e alla regione di residenza, il dato certo resta quello del proprio cedolino.