Chi punta all'APE sociale e non ha già presentato la richiesta a marzo ha ancora due settimane per farlo: il 15 luglio 2026 si chiude la seconda finestra per chiedere all'INPS la verifica delle condizioni di accesso all'anticipo pensionistico. È un passaggio che riguarda anche una parte del personale scolastico, ma attenzione: la domanda da presentare ora è quella all'INPS, non la domanda di pensione o di cessazione dal servizio, che segue regole e tempi diversi.
La misura è stata prorogata dalla Legge di Bilancio 2026 per tutto l'anno in corso, cioè per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026. L'INPS, con un messaggio dello scorso gennaio, ha riaperto la procedura e confermato le tre scadenze annuali per la domanda di riconoscimento: il 31 marzo (già passata), il 15 luglio e, come termine ultimo, il 30 novembre.
Cos'è l'APE sociale e perché la domanda va fatta in due passi
L'APE sociale non è una pensione vera e propria, ma un'indennità a carico dello Stato che accompagna alcune categorie di lavoratori in condizioni tutelate fino all'età della pensione di vecchiaia. Si può accedervi a partire da 63 anni e 5 mesi di età.
Il punto che genera più confusione è la procedura, che si articola in due momenti distinti. Prima si chiede all'INPS il riconoscimento delle condizioni (la cosiddetta verifica dei requisiti): è questa la domanda che scade il 15 luglio. Solo dopo aver ottenuto la certificazione dell'Istituto si presenta la domanda di accesso al beneficio. Chi ha già cessato l'attività e possiede tutti i requisiti può inviare le due istanze insieme, per non perdere mensilità: l'indennità infatti decorre dal mese successivo e non è retroattiva.
Chi può accedere nella scuola
Qui serve chiarezza, perché non tutto il personale scolastico rientra allo stesso modo. L'APE sociale è riservata a quattro categorie: disoccupati che hanno esaurito la NASpI, caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare convivente con disabilità grave, invalidi civili con percentuale pari o superiore al 74% e chi svolge da anni un lavoro gravoso.
Sul fronte dei lavori gravosi, nel comparto istruzione sono inseriti soltanto i docenti della scuola dell'infanzia e primaria (codice Istat 2.6.4): per loro l'uscita è possibile con 36 anni di contributi. Restano invece esclusi da questa via i docenti della scuola secondaria e il personale ATA.
Ciò non significa che secondaria e ATA siano tagliati fuori del tutto: possono comunque accedere all'APE sociale se rientrano in una delle altre tre condizioni (disoccupazione, invalidità, ruolo di caregiver), per le quali il requisito contributivo è di 30 anni. In pratica, la porta d'ingresso cambia a seconda della situazione personale, e questo è proprio il motivo per cui conviene far verificare la propria posizione.
La domanda all'INPS e quella alla scuola sono due cose diverse
È l'aspetto più delicato per chi lavora nella scuola. Le finestre ordinarie per la cessazione dal servizio con decorrenza 1° settembre 2026, gestite dal Ministero tramite POLIS-Istanze Online, si sono chiuse lo scorso autunno. Ma per chi passa dall'APE sociale è previsto un canale a parte: una volta ottenuto il riconoscimento del diritto dall'INPS, la domanda di cessazione dal servizio può essere presentata entro il 31 agosto 2026.
La sequenza corretta è quindi: prima la domanda di riconoscimento all'INPS (scadenza 15 luglio se non si è provveduto a marzo), poi — a certificazione ottenuta — la cessazione dal servizio verso la scuola entro fine agosto. Muoversi solo sul secondo passaggio, senza aver avviato il primo, rischia di far saltare l'uscita.
Un dettaglio da non sottovalutare
L'APE sociale è incompatibile con il lavoro dipendente ed è ammesso solo il lavoro autonomo occasionale entro un tetto di reddito annuo. Durante il periodo in cui si percepisce l'indennità non si maturano ulteriori contributi figurativi, un elemento che pesa nel calcolo della futura pensione di vecchiaia. Va inoltre ricordato che le domande di riconoscimento inviate nell'ultima finestra, quella di novembre, vengono accolte solo se restano risorse disponibili: presentare la richiesta a luglio, quindi, offre più garanzie rispetto all'attesa.
Cosa fare adesso
Se pensi di avere i requisiti, il primo passo è verificare la posizione contributiva: puoi farlo sul portale INPS, nel servizio dedicato all'APE sociale, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure rivolgendoti a un patronato, che assiste gratuitamente nella scelta della categoria corretta e nella compilazione dell'istanza. Chi non sa se rientra tra i lavori gravosi o tra le altre categorie tutelate, o ha contributi versati in più gestioni, ha tutto l'interesse a farsi seguire prima della scadenza.
Le indicazioni operative e il servizio online sono disponibili sul sito dell'Istituto, alla pagina dedicata all'APE sociale confermata per il 2026. Il calendario resta quello fissato dall'INPS: dopo il 15 luglio, la sola finestra ancora aperta sarà quella del 30 novembre, con le riserve legate alla disponibilità dei fondi.