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Pensioni scuola dal 1° settembre 2026: col nuovo CCNL assegno più alto

30 giugno 2026 di Vincenzo Schirripa

Chi lascia la scuola il 31 agosto 2026 e va in pensione dal 1° settembre potrebbe vedersi calcolare l'assegno su una base retributiva più alta, quella aggiornata dal rinnovo del contratto. Sul fronte del ricalcolo legato al CCNL non è in genere richiesta una nuova domanda da parte del pensionato: la posizione viene aggiornata dagli enti competenti, anche se non subito.

È questa la buona notizia per chi si trova nell'ultima estate di servizio. La parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 porta aumenti tabellari e arretrati, e quegli aumenti vanno a rialzare la retribuzione su cui viene poi calcolata la pensione. Tradotto: a parità di anzianità e di profilo, l'assegno di chi cessa quest'anno dovrebbe partire da un livello più favorevole rispetto a quello che si sarebbe avuto senza rinnovo. Va precisato che, al momento, non risulta una conferma ufficiale specifica di INPS o MIM su questo effetto per i cessati scuola al 1° settembre 2026 legato al CCNL 2025-2027: si tratta di una conseguenza plausibile del meccanismo di calcolo, da verificare nel caso concreto.

A che punto è il contratto

L'ipotesi di accordo sulla parte economica è stata firmata all'ARAN il 1° aprile 2026 da tutte le sigle rappresentative del comparto. Da allora il testo ha seguito l'iter di controlli obbligatori. Nell'incontro del 24 giugno scorso l'ARAN ha comunicato ai sindacati che la sottoscrizione definitiva dovrebbe arrivare entro una decina di giorni, una volta concluse le verifiche degli organi di controllo. Attenzione, però: alla data odierna la firma definitiva non c'è ancora. Finché non viene apposta, gli aumenti non sono esigibili e sul cedolino non compaiono.

La FLC CGIL indica come termine atteso per la firma l'inizio di luglio. Solo dopo, il MEF potrà aggiornare le tabelle su NoiPA e avviare il calcolo di aumenti e arretrati. Secondo le indicazioni sindacali e dell'ARAN, le somme potrebbero comparire sulle buste paga nelle settimane successive alla firma: si tratta però di previsioni sindacali e giornalistiche, non confermate da un comunicato ufficiale NoiPA. I tempi reali dipendono dai passaggi amministrativi.

Perché il rinnovo conta per chi va in pensione

La pensione del personale scolastico si calcola sulla retribuzione di riferimento e sui contributi versati. Se il contratto rialza i tabellari, sale anche la base su cui viene determinato l'assegno. Per questo motivo i sindacati hanno spinto perché aumenti e arretrati venissero erogati in tempi rapidi: oltre a chi resta in servizio, c'è da tutelare anche chi esce, evitando che si trovi penalizzato da un contratto firmato ma non ancora operativo al momento della cessazione.

Gli aumenti previsti vanno a regime con la cifra piena dal 1° gennaio 2027, ma le tranche con decorrenza 2025 e 2026 valgono già per chi cessa il prossimo agosto. È su quella base aggiornata che dovrà essere costruito il trattamento.

Cosa succede in concreto, e quando

Il punto pratico è il seguente: per il ricalcolo legato al contratto, in genere il pensionato non deve presentare una nuova domanda specifica. L'INPS prevede infatti che la ricostituzione del trattamento possa avvenire sia d'ufficio sia, in alcuni casi, a domanda dell'interessato. Una volta definito il CCNL e completati gli adempimenti da parte di scuole, INPS e MEF, la posizione viene aggiornata secondo queste modalità. I tempi, realisticamente, non sono immediati: tra firma del contratto, aggiornamento delle tabelle e sistemazione delle singole posizioni passa qualche mese.

Un discorso a parte riguarda la liquidazione di fine servizio. La distinzione tra TFS e TFR non dipende dal profilo, ma dal regime giuridico e temporale del rapporto di lavoro. Per il TFR del pubblico impiego l'INPS indica un accantonamento pari al 6,91% della retribuzione utile annua; per l'indennità di buonuscita/TFS il riferimento è invece l'80% della retribuzione contributiva annua utile alla cessazione. Se la base retributiva cambia per effetto del rinnovo, è possibile una riliquidazione successiva della somma. In caso di variazioni, per il TFS l'INPS richiama gli adempimenti a carico dell'amministrazione o dell'ente pubblico, che deve trasmettere e validare i dati di fine rapporto. È bene mettere in conto, come sempre per questi importi, l'incidenza della tassazione, che riduce la cifra netta rispetto al lordo.

Cosa fare adesso

Per chi sta per cessare dal 31 agosto, le scadenze procedurali della pensione sono già alle spalle: le domande di cessazione si sono chiuse lo scorso autunno. In questa fase non c'è, di norma, una domanda da inviare per il ricalcolo contrattuale. Restano due cose utili da fare:

In sintesi: il rinnovo migliora la base di partenza dell'assegno per chi va in pensione da settembre, ma gli effetti concreti si vedranno dopo la firma definitiva e dopo i passaggi tecnici di INPS e MEF. Nessuna corsa, nessun modulo aggiuntivo nella generalità dei casi: il sistema dovrà aggiornarsi attraverso gli enti competenti. La cosa più sensata, ora, è seguire l'evoluzione del contratto e controllare il cedolino non appena le somme verranno applicate.

Tags: stipendio pensioni CCNL scuola
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