Con la maturità in corso in queste settimane, c'è un punto che ogni candidato deve avere chiaro prima di entrare in aula: l'orale non è più un passaggio facoltativo. Chi sceglie di tacere volontariamente, restando in silenzio per protesta o perché conta sui punti già accumulati, rischia di non essere promosso. Chi invece si blocca per l'emozione è una situazione diversa, che secondo le indicazioni ministeriali viene valutata in modo distinto rispetto al rifiuto volontario.
È la novità più discussa di questa sessione. Già negli anni passati si era posto il problema di studenti che, ormai sicuri di avere il punteggio minimo grazie a scritti e crediti, non sostenevano realmente il colloquio: la cosiddetta "scena muta", usata come scorciatoia o come forma di protesta. Da quest'anno quella strada è chiusa.
Cosa cambia in concreto
La regola di fondo è semplice: l'esame si considera superato solo se il candidato ha effettivamente svolto tutte le prove, orale compreso. Il "tesoretto" di voti messo insieme con le prove scritte e il credito scolastico non basta più a evitare il colloquio. Presentarsi e rifiutare di parlare, senza una reale giustificazione, comporta la mancata promozione, a prescindere dai punti già ottenuti.
Il messaggio che arriva dal Ministero dell'Istruzione e del Merito è netto: l'orale torna al centro dell'esame e non può essere svuotato di significato.
Blocco emotivo e rifiuto volontario non sono la stessa cosa
Qui sta il punto più importante per studenti e famiglie, perché è facile fare confusione. La distinzione riguarda due situazioni molto diverse:
- Il blocco emotivo o il vuoto di memoria. Lo studente che si presenta, prova a rispondere ma va in difficoltà per l'ansia o non sa rispondere a una domanda non viene equiparato a chi rifiuta l'esame. La commissione valuta comunque la prova: chi è in difficoltà reale è tutelato.
- Il rifiuto volontario di partecipare. Chi sceglie deliberatamente di non collaborare, di tacere per protesta o di trasformare il colloquio in un passaggio puramente formale, è in tutt'altra posizione. È questo il comportamento che porta alla bocciatura.
In altre parole, la stretta non punisce lo studente timido o quello che ha un momento di vuoto: punisce chi sceglie consapevolmente di non sostenere la prova. La differenza la fa la volontà, non la performance.
Quanto pesa l'orale sul voto finale
Vale la pena ricordare come si compone il punteggio, perché aiuta a capire perché il colloquio conta. Il totale resta su 100 punti, così ripartiti: fino a 40 punti per il credito scolastico maturato nel triennio, 20 per la prima prova scritta, 20 per la seconda e 20 per l'orale.
L'orale, quindi, può valere fino a un quinto del voto. Non è un dettaglio: è una parte sostanziale dell'esame, e ora è anche un passaggio che non si può aggirare.
Come si svolge il colloquio
Un'altra novità riguarda l'impostazione della prova. Secondo l'O.M. n. 54/2026, il colloquio prende avvio da una breve riflessione dello studente sul proprio percorso scolastico e personale, a partire dal Curriculum dello studente, il documento che raccoglie il percorso del candidato. Non si tratta di una semplice abolizione del materiale-stimolo, ma di una diversa impostazione del punto di partenza della prova.
Da lì il dialogo si sviluppa su un nucleo di quattro discipline, individuate ai sensi del D.M. n. 13/2026, con uno spazio dedicato all'educazione civica. L'obiettivo dichiarato è un colloquio più strutturato e meno dispersivo rispetto al modello degli ultimi anni. Per chi prepara l'esame, la conseguenza pratica è che conta saper collegare le materie partendo dal proprio percorso, più che ripetere contenuti a memoria.
Cosa fare adesso
Per chi deve ancora affrontare l'orale, il consiglio è il più semplice possibile: presentarsi e partecipare attivamente, anche se si pensa di avere già un buon punteggio. Saltare o "fare scena muta" non è una scorciatoia, ma il modo più rapido per mettere a rischio l'intero esame.
Chi teme l'ansia può prepararsi una scaletta per parole chiave invece di imparare un copione a memoria: un blocco momentaneo non equivale a un rifiuto, e la commissione ne tiene conto. L'importante è esserci e provarci.
Per chi non ha potuto sostenere le prove nelle date ordinarie è prevista una sessione suppletiva, con la prima prova fissata al 1° luglio 2026, alla quale si accede però solo nei casi e alle condizioni previsti dall'ordinanza. Le regole di questa sessione d'esame sono fissate nell'ordinanza ministeriale dedicata, consultabile sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito.