Docenti

Bonus mamme 2026 a 60 euro: a chi spetta e come fare domanda

29 giugno 2026 di Francesco Perrone

Le docenti e le lavoratrici ATA con almeno due figli e un reddito da lavoro entro i 40.000 euro l'anno possono contare nel 2026 su un bonus mamme più ricco: 60 euro al mese invece dei 40 del 2025, fino a un massimo di 720 euro l'anno. È una somma esentasse che l'INPS versa in un'unica soluzione e non in busta paga. C'è però un punto importante da tenere a mente: il bonus non arriva da solo, va richiesto con una domanda all'INPS, e per il 2026 la procedura telematica non è ancora stata aperta.

Vediamo allora chi ha diritto al contributo, quanto vale concretamente e cosa conviene fare adesso in attesa che l'Istituto pubblichi le istruzioni operative.

Chi può riceverlo

Il bonus spetta alle lavoratrici dipendenti (pubbliche o private) e alle lavoratrici autonome con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro all'anno. Per chi lavora nella scuola questo significa che la gran parte delle docenti e del personale ATA con stipendio ordinario rientra nella soglia.

La durata cambia in base al numero di figli: con due figli il contributo spetta fino al mese del decimo compleanno del figlio più piccolo; con tre o più figli ci si arriva fino ai diciotto anni del più piccolo. Restano escluse le lavoratrici domestiche.

Attenzione a non confondere questa misura con l'altra agevolazione per le madri, l'esonero totale dei contributi IVS riservato alle mamme con tre o più figli assunte a tempo indeterminato: si tratta di due benefici distinti e non cumulabili. Chi gode dell'esonero contributivo non può quindi sommare anche il bonus da 60 euro.

Quanto vale davvero

L'importo è di 60 euro per ogni mese (o frazione di mese) in cui è in corso il rapporto di lavoro o l'attività autonoma. Lavorando tutti e dodici i mesi si arriva al tetto massimo di 720 euro. La somma non è imponibile: non incide quindi sul reddito né sull'IRPEF, e arriva netta. A differenza di un aumento in busta paga, viene pagata tutta in una volta a fine anno: secondo le indicazioni INPS l'erogazione è prevista con la mensilità di dicembre.

Rispetto al 2025, quando il bonus era di 40 euro al mese (480 euro l'anno), l'incremento deciso dalla legge di Bilancio 2026 porta quindi fino a 240 euro in più sull'anno.

Come si fa domanda

Il punto da non sottovalutare è che il bonus non è automatico: senza domanda non viene riconosciuto. La richiesta si presenta in modalità telematica all'INPS, e secondo la prassi degli anni scorsi i canali sono tre: il portale INPS con le proprie credenziali digitali (SPID, CIE o CNS), il Contact Center, oppure un patronato che assiste nella compilazione. Sul portale il percorso passa dalla sezione dedicata "Nuovo Bonus mamme".

Per il 2026, però, la finestra per inviare la domanda non risulta ancora aperta. È ragionevole attendersi che la procedura si attivi nella seconda parte dell'anno, in linea con quanto avvenuto in passato, ma le modalità e le scadenze precise saranno definite dall'INPS con apposite istruzioni: conviene perciò non dare per scontate date che a oggi non sono confermate. La regola generale che vale per le nuove nascite resta questa: la domanda va presentata dopo la nascita del figlio, una volta ottenuto il suo codice fiscale.

Cosa fare adesso

In attesa che l'INPS apra la procedura 2026, ci sono alcune cose utili da sistemare fin da subito. Verificare di rientrare nella soglia di reddito (40.000 euro da lavoro) e nei requisiti relativi al numero e all'età dei figli. Controllare di avere credenziali digitali attive (SPID, CIE o CNS), che servono per accedere all'area riservata. E tenere d'occhio l'area personale del portale, dove comparirà il servizio una volta disponibile.

Per chi preferisce farsi assistere, i patronati offrono supporto gratuito nella presentazione della pratica e nella verifica dei requisiti reddituali, riducendo il rischio di errori che potrebbero bloccare il pagamento. Le informazioni ufficiali e l'accesso al servizio si trovano sulla pagina dedicata dell'INPS, raggiungibile dal portale inps.it nella sezione Sostegni, Sussidi e Indennità.

Una raccomandazione finale, valida soprattutto in questa fase: diffidare di messaggi, SMS o e-mail che promettono accrediti automatici o chiedono dati personali per "sbloccare" il bonus. La domanda passa solo dai canali ufficiali INPS, e nessun ente serio chiede credenziali via messaggio.

Tags: stipendio Ata docenti
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