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Laureate STEM ferme al 40,5%: i dati del Rapporto AlmaLaurea

Laureate STEM ferme al 40,5%: i dati del Rapporto AlmaLaurea

Le donne sono ormai la maggioranza tra chi si laurea in Italia, ma quando si guarda alle discipline scientifiche e tecnologiche il quadro si ribalta. Lo conferma il Rapporto di Genere 2026 di AlmaLaurea, secondo cui la componente femminile nelle aree STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) si ferma al 40,5%, una quota rimasta sostanzialmente stabile da circa un decennio. Un dato che, a ridosso della stagione degli esami e dell'orientamento, riporta l'attenzione su un divario che affonda le radici proprio nella scuola.

I numeri del rapporto

Secondo l'indagine di AlmaLaurea, che analizza profilo formativo e condizione occupazionale di laureate e laureati, le donne rappresentano quasi il 60% di chi consegue il titolo (intorno al 59,6%). Eppure questa maggioranza non si distribuisce in modo uniforme tra gli ambiti di studio: nelle materie scientifico-tecnologiche la presenza femminile resta minoritaria e ferma da anni, segno che il riequilibrio fatica a innescarsi nonostante l'aumento complessivo delle laureate.

Dove le donne sono maggioranza e dove no

Il rapporto fotografa una netta polarizzazione delle scelte. Le donne sono ampiamente maggioritarie nei gruppi disciplinari dell'educazione e formazione, linguistico e psicologico; restano invece minoranza marcata negli ambiti dell'informatica, delle tecnologie ICT e dell'ingegneria industriale. È la cosiddetta segregazione formativa di genere: non una questione di capacità, ma di orientamenti e aspettative che indirizzano ragazze e ragazzi verso percorsi diversi.

Un divario che nasce a scuola

Il punto più rilevante, per chi lavora nella scuola, è che secondo gli analisti questa distanza non si forma all'università, ma molto prima. La segregazione di genere nei percorsi STEM è già evidente nel tragitto pre-universitario e viene poi confermata nelle scelte accademiche: in altre parole, la decisione di iscriversi o meno a un liceo scientifico, a un istituto tecnico o a un percorso a forte contenuto scientifico matura negli anni della scuola secondaria, condizionata da fattori culturali e sociali più che da differenze di rendimento.

È qui che si gioca buona parte della partita: l'orientamento, le attività di avvicinamento alle materie scientifiche e il superamento di stereotipi radicati possono incidere sulle scelte delle studentesse. Non a caso, negli ultimi anni si sono moltiplicate iniziative dedicate alle ragazze e alle discipline STEM, con l'obiettivo di intervenire proprio nella fascia d'età in cui si formano le aspirazioni.

Studio, lavoro e retribuzione

Il rapporto evidenzia anche un'altra apparente contraddizione: le donne si laureano di più e spesso con risultati migliori, ma man mano che si avanza nella carriera il divario torna a pesare a loro sfavore. Le laureate, in generale, incontrano maggiori difficoltà nell'inserimento lavorativo, impiegano più tempo a raggiungere una stabilità economica e registrano retribuzioni mediamente inferiori, con un effetto che si fa sentire anche nelle stesse aree STEM. Il tema si inserisce nella più ampia questione della parità in ambito lavorativo, su cui è intervenuta, tra le altre, la legge 162/2021 in materia di pari opportunità tra donne e uomini sul lavoro.

Perché riguarda la scuola

I dati di AlmaLaurea riguardano i laureati, ma parlano direttamente al sistema scolastico. Se la sotto-rappresentazione femminile nelle STEM si determina prima dell'università, è nella scuola — dalle primarie alla secondaria — che si possono costruire le condizioni per un cambiamento: linguaggi e materiali che non veicolino stereotipi, esperienze laboratoriali, modelli di riferimento femminili nelle materie scientifiche, attività di orientamento consapevoli.

Per docenti e famiglie il messaggio è duplice. Da un lato, la conferma che le ragazze ottengono risultati pienamente in linea con quelli dei coetanei; dall'altro, la consapevolezza che la libertà di scelta passa anche dall'abbattimento di pregiudizi spesso interiorizzati molto presto. In una fase in cui migliaia di studenti si interrogano sul proprio futuro dopo il diploma, il Rapporto di Genere 2026 offre una bussola utile per leggere — e provare a correggere — un divario che il Paese si trascina da troppo tempo.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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