L'inclusione scolastica sta vivendo una transizione importante. Il baricentro si sposta progressivamente da uno strumento centrato sulla scuola — il Piano Educativo Individualizzato (PEI) — a una cornice più ampia, il Progetto di Vita della persona con disabilità, che guarda all'intero arco dell'esistenza e non solo al percorso scolastico. È una novità che riguarda da vicino docenti, famiglie e istituzioni del territorio, e che vale la pena ricostruire per orientarsi tra strumenti e responsabilità.
Il PEI e il quadro attuale
Il PEI è il documento che, nella scuola, definisce obiettivi, strategie, interventi e risorse per l'alunno con disabilità. La sua disciplina si inquadra nella legge quadro legge 104/1992 e, soprattutto, nel D.Lgs. 66/2017 sull'inclusione scolastica. È elaborato dal Gruppo di Lavoro Operativo per l'inclusione (GLO), che riunisce docenti, famiglia e figure specialistiche, e si fonda sul profilo di funzionamento dell'alunno. Resta lo strumento operativo quotidiano della scuola, ma si inserisce ora in una prospettiva più ampia.
Cosa introduce il Progetto di Vita
La svolta arriva con il D.Lgs. 62/2024, attuativo della legge delega sulla disabilità. Il decreto ridefinisce il modo in cui si accerta la condizione di disabilità — distinguendo una valutazione di base e una valutazione multidimensionale — e introduce il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato. L'obiettivo è mettere al centro la persona e i suoi diversi ambiti di esistenza (istruzione, salute, socialità, autonomia, lavoro futuro), superando una logica frammentata per costruire un percorso coerente e condiviso. La parola chiave è "partecipato": il progetto si costruisce con la persona e con la sua famiglia, non semplicemente "su" di loro.
Come si raccordano scuola e territorio
Nel nuovo impianto il PEI non scompare: diventa una componente del più ampio Progetto di Vita, con cui deve dialogare. La scuola continua a redigere il piano educativo attraverso il GLO, ma in una cornice che chiama in causa anche i servizi sociosanitari e gli enti territoriali. È il passaggio da una visione settoriale a una integrata, in cui i diversi attori — istituzioni scolastiche, sanità, enti locali, famiglia — concorrono a definire e attuare un progetto unitario. Per i docenti significa lavorare con maggiore attenzione alla continuità tra i diversi contesti di vita dell'alunno.
I tempi della riforma
L'applicazione del nuovo quadro è progressiva: la riforma prevede una fase di avvio graduale prima della messa a regime su tutto il territorio nazionale, per consentire l'adeguamento delle procedure di valutazione e l'organizzazione dei soggetti coinvolti. Per questo è importante seguire gli atti attuativi e le indicazioni operative che accompagnano l'entrata in vigore delle diverse parti del decreto, evitando di dare per scontata un'applicazione uniforme e immediata ovunque.
Cosa devono sapere docenti e famiglie
Per i docenti, soprattutto quelli di sostegno e i coordinatori dei GLO, il messaggio è duplice: gli strumenti consueti restano (PEI, profilo di funzionamento, lavoro collegiale), ma vanno collocati in una logica orientata al progetto di vita della persona, con un'attenzione rafforzata al raccordo con la famiglia e con i servizi. Per le famiglie, la novità più rilevante è il ruolo attivo nella costruzione del percorso: il Progetto di Vita nasce dalla partecipazione, dalla definizione degli obiettivi alla verifica dei risultati.
In sintesi, la direzione è chiara: dall'inclusione "a scuola" all'inclusione "nella vita". Una prospettiva che, se accompagnata da risorse adeguate e da una reale integrazione tra i servizi, può rafforzare la continuità del percorso e ridurre la distanza tra il tempo della scuola e gli altri ambiti dell'esistenza. Nei prossimi mesi saranno gli atti attuativi e la prassi delle scuole a dire quanto, e quanto rapidamente, questo cambiamento entrerà nella quotidianità delle aule.