A pochi giorni dall'avvio della Maturità 2026, fissata per giovedì 18 giugno, il tema del caldo nelle aule torna al centro del dibattito scolastico. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha reso pubblica il 13 giugno una richiesta formale al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per l'istituzione di un Piano nazionale per la sicurezza climatica durante gli Esami di Stato. La sollecitazione arriva mentre gli scrutini di fine anno sono ancora in corso e a due giorni dalla riunione plenaria di insediamento delle commissioni, in programma martedì 16 giugno.
La richiesta del Coordinamento
Secondo il CNDDU, il problema non è un disagio passeggero ma una criticità strutturale che si ripresenta ogni anno con maggiore intensità. Il Coordinamento segnala che in numerose scuole le temperature interne superano regolarmente i 30 gradi, con punte ancora più elevate in alcuni istituti, e richiama episodi di malori già registrati durante prove e scrutini. La denuncia è che migliaia di studenti e lavoratori della scuola si trovino ad affrontare un appuntamento decisivo in condizioni che, nella lettura del Coordinamento, mettono a rischio sia la salute fisica sia la concentrazione necessaria alle prove.
Da qui la proposta di misure organizzative straordinarie per le sedi d'esame: dalla rimodulazione degli orari all'utilizzo, dove possibile, di ambienti climatizzati, fino a un monitoraggio sistematico delle temperature nelle aule impegnate negli scritti e nei colloqui.
Il precedente allarme della FLC CGIL
La questione non è nuova. Già a fine maggio la FLC CGIL aveva diffuso un comunicato per denunciare condizioni di lavoro definite insostenibili nelle aule surriscaldate, ricordando come molti edifici scolastici siano privi di impianti di climatizzazione mentre la quasi totalità degli altri luoghi di lavoro pubblici e privati ne è dotata. Il sindacato aveva chiesto un piano straordinario di adeguamento climatico degli edifici, l'estensione esplicita alle aule delle norme sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro e il monitoraggio delle temperature nei mesi di maggio e giugno, con interventi obbligatori al superamento delle soglie di stress termico.
Sul piano normativo, il riferimento è la disciplina generale in materia di salute e sicurezza sul lavoro contenuta nel D.Lgs. 81/2008, che fissa gli obblighi sul microclima e sul benessere negli ambienti di lavoro. Proprio l'applicazione concreta di questi principi agli spazi scolastici è uno dei nodi sollevati dalle organizzazioni sindacali.
Un problema di edilizia, non solo di stagione
Il punto messo in evidenza da più parti è che il caldo eccessivo riguarda anche edifici di recente costruzione o ristrutturati, segno che il tema della resilienza climatica non è stato sempre considerato nella progettazione. Con il calendario scolastico che porta lezioni, scrutini ed esami fino a metà giugno, e con temperature elevate che arrivano ormai già a fine maggio, le aule pensate per un clima diverso si rivelano inadeguate.
Il CNDDU, nella sua richiesta, richiama anche l'esistenza di risorse destinate all'edilizia scolastica e invita a indirizzarne una quota verso interventi di raffrescamento e riqualificazione degli ambienti. La prospettiva indicata è quella di un intervento coordinato tra Ministero ed enti locali, titolari della gestione degli immobili, per evitare che il problema si ripresenti puntualmente a ogni sessione d'esame.
Cosa attendersi ora
La palla passa al Ministero, che non ha al momento formalizzato una risposta alla sollecitazione. Le ipotesi sul tavolo, per la sessione in corso, vanno dalla possibilità di misure organizzative immediate nelle sedi più esposte fino all'apertura di un confronto più ampio sul tema della sicurezza climatica negli edifici scolastici, da inserire nella programmazione dei prossimi interventi di bilancio.
Per i maturandi e per il personale impegnato nelle commissioni, intanto, l'appuntamento del 18 giugno resta confermato. La richiesta del CNDDU si inserisce in un fronte di attenzione crescente, condiviso da sindacati e parte del mondo della scuola, che chiede di trattare il comfort termico delle aule non come un'emergenza stagionale ma come una questione strutturale di salute, di condizioni di lavoro e di diritto allo studio.